Maltrattamenti sui bambini in una scuola d'infanzia

Due maestre di 49 e 58 anni, che lavorano in una scuola dell'infanzia statale della provincia di Isernia, sono state sospese dall'esercizio dell'insegnamento per maltrattamenti sui bambini delle loro classi. L'ordinanza è stata eseguita dalla polizia di Isernia, a seguito di indagini svolte dalla Squadra Mobile con intercettazioni audio e video che hanno riscontrato i maltrattamenti denunciati da alcune madri. Sui piccoli violenze fisiche e verbali: "Ti ammazzo, sei un animale", "Ti spezzo le dita delle mani".

Sarà che ora sono padre, ma queste cose mi fanno prima intristire e poi infuriare. In realtà era così anche prima: mi identificavo immaginandomi da piccolo, ora invece immagino il mio bimbo in quelle situazioni, ed è ancora peggio. Senza scadere in discorsi volgari o violenti, mi chiedo solo: perché queste persone vengono "sospese", invece che essere incriminate? Non è ovvio che gli episodi si ripeteranno quando torneranno a riprendere la loro attività, nelle stesse scuole o in altre? O addirittura con i loro figli e nipoti?

Cos'è questa misteriosa cortina di indulgenza che avvolge costantemente le figure scolastiche, così come quelle clericali, dove si "risolve" (leggi: si da il contentino) con una sospensione e via? Mi metto anche nei panni dei genitori, che dopo le denunce devono comunque mandare i loro bimbi a scuola pur sapendo cosa accadrà, per periodi anche lunghi, in attesa che gli inquirenti superino la burocrazia, montino le telecamere, registrino, recuperino i filmati, li osservino, li sottopongano a chi di dovere, formulino le accuse, le vedano approvate, e solo infine intervengano per sospendere gli episodi.

E' solo mia la percezione che qualcosa non vada nella nostra giustizia? O anche questa è la solita generalizzazione populista da bar?

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