Violenze e insulti sui bimbi di un asilo nido di Siena

Ancora un caso di violenza - fisica, verbale e psicologica - sui piccoli, inermi bambini, la maggior parte ancora non dotati della parola. Che, nella loro totale innocenza, si chiedono cosa stia succedendo, si chiedono cos'hanno fatto di male per venire trattati così, vivono nel terrore della presenza dell'adulto, usano il loro tempo chiedendosi cosa fare o non fare invece che svilupparsi in armonia grazie al gioco e alla comprensione... eppure, a fine giornata, grazie al loro stupendo modo di essere, in qualche modo dimenticano, seppur solo in parte, senza serbare rancore, senza denunciare, accettando passivamente quanto gli viene imposto, pur sapendo che si ripeterà.

La mente di un bambino è uno spazio meraviglioso, ricolmo di un'affetto incondizionato, e di un perdono innato. Fa male al cuore apprendere queste notizie. In questo caso, giusto per ricordare che la violenza non ha regione, la vicenda è accaduta a Siena, ad opera di una donna di 52 anni, Patrizia Madotto, originaria di Milano, con alle spalle noti problemi familiari. La donna, probabilmente senza competenze né autorizzazioni, aveva allestito una sorta di asilo nido privato nel suo grande appartamento, in cui le famiglie più agiate lasciavano i loro piccoli, di età compresa tra i 6 mesi e i 3 anni. pagando circa 600 euro al mese.

Le indagini riportano numerosi episodi consistenti in condotte violente, quali strattonamenti, percosse, anche con piccole lesioni procurate ai bimbi; alimentazione coattiva attraverso pressioni sullo sterno o occlusione del naso per imporre l'apertura della bocca, urla continue e insulti. Come quasi sempre in questi casi, il tutto è stato scoperto per caso, in ritardo, dopo che alcune madri avevano osservato il ripetersi di grande agitazione e problemi del sonno nei figli. Ma qualcosa avveniva anche alla luce del sole: è accaduto che un giorno la donna aveva messo per punizione in terrazza, al freddo pungente del mese di gennaio, una bimba in un passeggino, con i suoi pianti e le sue urla sentiti anche dalla strada.

La donna, inoltre, si premurava di cancellare - per quanto possibile - le tracce delle sue violenze, e di calmare i bambini, in tempo per l'arrivo dei genitori, che obbligava ad avvisarla tramite telefono e in anticipo del loro arrivo, e non permetteva loro di entrare millantando "ragioni igieniche" tutela dei piccoli. In uno degli articoli che ho riportato come fonte è presente un video che mostra alcuni dei maltrattamenti subiti dai piccoli e ripresi dalle telecamere installate dagli inquirenti.

Tutto questo non può e non deve accadere ad una fragile creatura che è al mondo da soli 6 mesi, e che da così poco ha imparato a riconoscere gli esseri umani e a fidarsi di loro. Invece succede, e probabilmente molto più spesso di quanto apprendiamo dai giornali. La mia speranza è che questo male - perché di male si tratta, per me - sparisca lentamente fino ad essere estirpato, grazie alle denunce, alla diffusione delle notizie, e all'acquisizione di un'empatia necessaria ad evitare tutto questo.

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