Noi siamo ciò che mangiamo

L'importanza di un'alimentazione attenta, non disordinata, non seguendo mode né affidandosi a credenze popolari. "Noi siamo ciò che mangiamo", disse il filosofo tedesco Ludwig Andreas Feuerbach (1804 - 1872). L'alimentazione veniva interpretata da lui come la base che rende possibile il costituirsi e il perfezionarsi della cultura umana: un popolo può migliorare migliorando il proprio sostentamento alimentare.

Critico del pensiero religioso, Feuerbach polemizzava contro il dualismo di anima e corpo, credendo nell'unità psicofisica dell’individuo. E si schierò contro ogni forma di filosofia che non teneva in conto la dimensione corporea, a partire dal neoplatonismo. Diceva: "Io sono un'essenza reale, sensibile: il corpo è costituivo della mia essenza; anzi, il corpo nella sua totalità è il mio Io, la mia essenza stessa".

Significativo è il titolo di un suo famoso libro, scritto nel 1862: "Il mistero del sacrificio o l'uomo è ciò che mangia". L'obiettivo di Feuerbach è quello di sostenere un materialismo radicale e anti-idealistico. A tal punto da portarlo a sostenere che noi coincidiamo precisamente con ciò che ingeriamo, e a definire il motto che al giorno d'oggi è così famoso.

Feuerbach insiste sulla necessità di risolvere gli urgenti problemi dell’epoca concernenti la sussistenza umana, invece di appagarsi di una cultura meramente speculativa: "La fame e la sete abbattono non solo il vigore fisico ma anche quello spirituale e morale dell’uomo, lo privano della sua umanità, della sua intelligenza e della conoscenza". L’idea che lo guida è chiara: se si vogliono migliorare le condizioni spirituali di un popolo, bisogna anzitutto migliorarne le condizioni materiali.

Dato che esiste, per il filosofo, un'unità inscindibile fra psiche e corpo, ne consegue che per pensare meglio dobbiamo alimentarci meglio: "La teoria degli alimenti è di grande importanza etica e politica. I cibi si trasformano in sangue, il sangue in cuore e cervello; in materia di pensieri e sentimenti. L’alimento umano è il fondamento della cultura e del sentimento. Se volete far migliorare il popolo, in luogo di declamazioni contro il peccato, dategli un’alimentazione migliore. L’uomo è ciò che mangia".

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