Il ballo di San Vito e la Còrea di Sydenham

Quante volte abbiamo sentito dire l'espressione "fare il ballo di San Vito", specialmente in relazione all'esuberanza, o all'insofferenza di molti bambini, quando proprio non riescono a star fermi? Io ho ben vivo questo ricordo. Si tratta di un modo di dire originario del Sud Italia, e lì prettamente diffuso: infatti, Vito fu un giovane cristiano, nato in Sicilia al termine del III secolo, che nel 303 subì il martirio per la fede. Le sue spoglie sono sepolte presso la chiesa di "San Vito di Lucania" situata a Marigliano, un comune facente parte della grande area metropolitana di Napoli, ed è venerato come santo la cui celebrazione ricorre il 15 giugno. Non si hanno dati storicamente accertati sulla sua vita, ma piuttosto una storia veicolata dalla tradizione e dal folklore, che lo associa ad un fenomeno ben conosciuto dalla scienza moderna.

Secondo una passio - una parte dei Vangeli in cui è narrata la Passione di Cristo - del VII secolo, il fanciullo Vito, dopo aver operato già molti miracoli nel periodo di persecuzione dei cristiani, fu fatto arrestare dal preside Valeriano su istigazione del proprio padre, che era pagano. Subì torture e fu gettato in carcere senza tuttavia rinnegare la propria fede; fu poi miracolosamente liberato da un angelo e si recò in Lucania, insieme al precettore Modesto e alla nutrice Crescenzia, per continuare il suo apostolato. Acquistata sempre maggior fama presso il popolo dei fedeli, fu condotto a Roma e perfino supplicato dall'imperatore Diocleziano di liberare il figlio dal demonio. Seppur ottenuto il miracolo, Diocleziano lo fece imprigionare, torturare - immergendolo in un calderone di pece bollente - e quindi uccidere.

Questa è la leggenda. La realtà, invece, fu che ciò che affliggeva il figlio dell'imperatore, malattia all'epoca scambiata per possessione demoniaca, è identificata in epoca moderna come Còrea di Sydenham, un tipo di encefalite caratterizzato da rapidi movimenti a scatto e scoordinati (definiti generalmente còrea e comuni ad altre patologie) che si verificano soprattutto nel viso, nelle mani e nei piedi. Sono più colpite le femmine rispetto ai maschi, e la maggior parte dei pazienti hanno meno di 18 anni. L'insorgenza nell'età adulta è relativamente rara e la maggior parte dei casi sono associati con una esacerbazione della condizione dopo averla già sperimentata durante l'infanzia. Non esiste alcuna cura, ma fortunatamente I soggetti colpiti recuperano spontaneamente dopo un periodo che va da 2 a 6 mesi in caso di forma acuta, e in alcuni casi fino ad oltre 2 anni in caso di forma lieve o moderata. La còrea di Sydenham è anche associata con sintomi psichiatrici, e il disturbo ossessivo compulsivo è la manifestazione più frequente. Seppur ci siano alcune similitudini, questa patologia non va confusa con l'epilessia né con la Sindrome di Tourette.

Ho individuato 3 brevi video su YouTube, registrati in assoluta tranquillità da genitori di bimbi aventi questo disturbo e con la loro collaborazione, che vale la pena vedere in quanto mostrano i sintomi manifestarsi in differenti situazioni: da stesi, camminando, e disegnando. Può sembrare penoso osservare le persone con particolari malattie, specie se sono bambini, ma quando questi documenti audiovisivi nascono con le intenzioni più pure e il chiaro obiettivo di informare, ritengo se ne possa ricavare solo del bene dall'imparare a riconoscere queste particolari situazioni grazie al materiale che viene gratuitamente condiviso dai diretti interessati.

Per secoli la figura di San Vito ha alimentato ed esaltato la fede popolare, facendo sì che fosse ritenuto il patrono dei danzatori ma soprattutto che venisse invocato in particolar modo proprio per ottenere la guarigione da patologie quali la Corea di Sydenham, ma anche l'idrofobia, la letargia e alcune malattie degli occhi. E' per questo che ancora tutt'oggi si usa appellare come "ballo di San Vito" anche, scherzosamente, quell'atteggiamento di irrequietezza e refrattarietà allo stare fermi di tanti bimbi. Senza mancare di rispetto a quei piccoli che, invece, affrontano questa particolare situazione; e che per secoli, anzi millenni, sono rimasti incompresi.

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