I cellulari stanno annientando le api?

Con questo intervento potrebbe sembrare che io stia rasentando il complottismo, ma mi sono documentato a lungo su questa situazione, e nel tempo ho seguito i vari studi. Per cui propongo una panoramica del fenomeno, almeno per come l’ho seguito.

Nel 2007 alcuni scienziati hanno avanzano la teoria che le radiazioni emesse dai telefoni cellulari e da altri prodotti high-tech fossero la possibile soluzione di uno dei più bizzarri misteri mai presentatisi in natura: l’improvvisa scomparsa delle api. A metà aprile dell’anno precedente, infatti, molti apicoltori britannici riferirono che il fenomeno - iniziato negli USA e quindi diffusosi in Europa continentale - stava interessando anche loro. La teoria in questione prevede che le radiazioni dei telefoni cellulari interferiscano con i “sistemi di navigazione” delle api, impedendo loro di ritrovare la via di ritorno verso gli alveari; per quanto inverosimile possa apparire, ora esistono prove a suo sostegno.

Il fenomeno, cui si fa riferimento con la definizione di Disordine di Collasso della Colonia (CCD), si verifica quando gli animali stanziali di un alveare scompaiono all’improvviso, lasciando soltanto l’ape regina, le uova ed alcune operaie non ancora mature; le api scomparse non vengono mai ritrovate. Non solo: parassiti, fauna ed altre api, che solitamente fanno incetta del miele e del polline rimasto dopo la morte di una colonia, in questi caso si rifutano invece di avvicinarsi agli alveari abbandonati.

L’allarme è scattato per la prima volta negli USA nell’autunno del 2006 e, al momento, il CCD ha colpito la metà degli stati dell’unione: si stima che la Costa Occidentale abbia perso il 60% della propria popolazione di api destinate alla produzione di miele. Quindi, il CCD si è poi propagato nel nostro continente, arrivando in Germania, Svizzera, Spagna, Portogallo, Italia e Grecia.

Le implicazioni del fenomeno sono allarmanti: la maggior parte dei raccolti a livello mondiale, infatti, dipendono dall’impollinazione delle api. Una volta Albert Einstein disse che se le api scomparissero, “all’umanità resterebbero soltanto quattro anni di vita”. Per fortuna nel 2012, a dispetto delle profezie - tra le antiche Maya e le moderne bufale della New Age che hanno invaso il web - non abbiamo iniziato ad estinguerci; ma questo non significa “scampato pericolo”.

Uno dei motivi di preoccupazione è che nessuno ha ancora scoperto per quale motivo tutto questo stia accadendo. Sono state avanzate teorie che prendono in considerazione acari, pesticidi, riscaldamento globale e coltivazioni OGM, ma tutte queste presentano delle incongruenze, e pertanto non sono mai state avvallate.

Fino a quando alcune famose ricerche effettuate in Germania hanno dimostrato che il comportamento delle api si modifica in prossimità delle linee elettriche. Successivamente, uno studio della Landau University ha rilevato che le api si rifiutano di far ritorno al proprio alveare quando si collocano telefoni cellulari nelle vicinanze: il Dr. Jochen Kuhn, ovvero colui che lo ha condotto, ha affermato che questo potrebbe fornire una “indicazione” sulla possibile causa.

La verità ancora non la conosciamo. Sicuramente, se così fosse, oltre ai telefoni cellulari stessi sarebbero implicati i ripetitori telefonici, e forse anche l’immensa rete di satelliti. Del resto, è difficile condurre dei test in questo senso, con la tecnologia che avanza così rapidamente da cambiare di tanto in tanto le ampiezze di banda utilizzate dalle reti mobili, e i grandi produttori di tale mercato che presumibilmente farebbero di tutto per proteggere la loro produzione. Siamo giunti al punto in cui il progresso tecnologico e le necessità di mercato sono giunti in conflitto con le attività di ricerche scientifiche, ambientali e mediche?

Lo scopriremo quando verrà pubblicato - forse - il prossimo studio. Rimango in attesa, fiducioso. Intanto, per concludere vi mostro questo video, pubblicato dal noto Sunset Magazine statunitense, in cui viene evidenziato come il telefono cellulare, apparentemente, disturbi il rientro delle api nel loro alveare, laddove altri oggetti non ottengono lo stesso risultato. Il video, preso singolarmente, non dimostra nulla; la parte interessante è piuttosto la quantità di esperimenti simili pubblicati su YouTube e sul web, e sopratutto la letteratura scientifica sul Disordine di Collasso della Colonia. E' qualcosa che vale la pena approfondire, perché è ormai tale la nostra interferenza tecnologica da non poterci più permettere l'ingenuità di pensare che l'ambiente naturale in cui viviamo continui a preservarsi intatto sempre e comunque.

Fonti: