Il suicidio di uno dei liquidatori di Černobyl'

Qualche giorno fa Nagashibay Zhusupov, uno dei liquidatori, gli eroi silenziosi che salvarono una vasta zona geografica da un disastro di proporzioni ben maggiori rispetto a quelle che si sono verificate, si è tolto la vita. Molti dei liquidatori sono deceduti a seguito dell'esposizione alle radiazioni, altri negli anni successivi per tumori sviluppatisi conseguentemente. Tra i rimasti vivi, molti sono quelli con problemi di salute.

Era il caso di Zhusupov a cui, nonostante furono assegnate varie onorificenze per il lavoro svolto, si vide negare aiuti più che dovuti, come una casa e una pensione dignitosa. Assieme alla famiglia ha continuato a vivere in una modesta dimora, con problemi economici aggiunti a quelli di salute, e la necessità di dover continuare a lavorare per anni proprio in diverse centrali nucleari. Come lui, tanti altri liquidatori erano, e sono ancora, in questa situazione.

Ho sempre provato un certo interesse per il disastro del 26 aprile 1986, quando il reattore n° 4 della centrale di Černobyl', situata a Pryp"jat', in Ucraina, segnò un evento storico senza precedenti, tragico e catastrofico. Qualche giorno fa, dopo aver visto la nota miniserie televisiva prodotta dall'emittente statunitense HBO, ha avuto un profondo crollo emotivo, e ha deciso di togliersi la vita, gettandosi dal 5° piano di una costruzione in Kazakistan, paese in cui risiedeva. E posso dire di capire il suo gesto, vista la sua storia, e la storia dei liquidatori in generale.

Io stesso, da alcuni giorni, sto guardando la miniserie in questione, e la trovo veramente ben fatta. Posso confermare come sia emotivamente pesante, pur essendo conscio che nemmeno la finzione dello schermo riesca a riprodurre l'atrocità e la sofferenza delle situazioni reali. Per quanto si provi - con l'ausilio delle ombre, dei colori, della musica, del trucco, degli effetti speciali - a rendere più intense le parti spiacevoli, come gli effetti delle radiazioni sul corpo umano, o le decisioni difficili, e lo smarrimento dato dalla paura, è impossibile riuscire a trasmettere la cruda realtà, i cui eventi sono più penetranti, e vuoti allo stesso tempo.

I liquidatori furono quei lavoratori che operarono al recupero della zona del disastro di Černobyl' nella seconda metà degli anni '80 tramite bonifica nucleare, decontaminando manualmente e in prima persona l'edificio e il sito del reattore, strade comprese, costruendo infine il "sarcofago" atto a contenere il reattore e le sue perdite. Nel dettaglio, il compito dei primi liquidatori fu quello di uscire armati di badile o delle proprie braccia sul tetto semi esploso del reattore, e di raccogliere le macerie e i pezzi di grafite altamente radioattiva dal peso di 40/60 kg, per gettarle dal bordo del tetto nella voragine sottostante. Le macerie sarebbero state poi sigillate dentro ad un sarcofago di cemento e acciaio. Il tempo previsto per il completamento di ogni manovra si aggirava attorno ai 120 secondi, nonostante il tempo massimo possibile per non ricevere una dose letale di radiazioni fosse di 40 secondi.

Tutto questo, ovviamente, a rischio della propria vita, che in alcuni casi era certo si perdesse. Questo "esercito" di eroi conta circa 600.000 persone. Tra questi vi furono fino a 2200 decessi in eccesso per tumori o leucemie imputabili alle radiazioni, seppur furono quasi 50.000 in totale i deceduti per malattie oncologiche, anche se le cui cause non furono attribuite direttamente all'incidente. Bisogna infatti tener conto della pesante situazione politica di quel periodo: il regime socialista, che imponeva il sacrificio dei lavoratori e minimizzava i problemi del paese agli occhi del mondo. La catena di comando fu così efficiente nel far tenere un basso profilo all'Ucraina dopo l'incidente, ma così impietosa e disastrosa nel gestire - o meglio provocare - le ingenti perdite civili e militari, che un tale esempio storico dovrebbe insegnare a chiunque e non ripetere mai più quegli imperdonabili errori, e l'ingerenza della politica nel mondo della scienza.

Nagashibay Zhusupov, che aveva 61 anni, si è sciolto in lacrime quando ha visto in tv la ricostruzione dell'odissea di cui è stato protagonista. Ha rivissuto il suo dramma, passo per passo. E si è fatta più cocente per lui l'umiliazione per essersi visto negare ciò che ad altri liquidatori di Černobyl' era stato concesso, ovvero un appartamento dignitoso per sé e i propri cinque figli. Il governo ha volutamente ignorato i suoi problemi di salute e l'ha costretto, assieme alla famiglia, a vivere nel triste e angusto dormitorio di un ostello. La depressione di Zhusupov si è riaccesa qualche giorno fa quando, a seguito della catarsi provocata dal riaffiorare del suo profondo trauma, è salito sul tetto di un edificio di cinque piani e si è gettato di sotto. Ad aggravare la sua situazione quotidiana e d emotiva era stato stato il fatto che, dopo il disastro di Černobyl', l'uomo non è stato congedato con una pensione accettabile, ma ha continuato a dover lavorare in modo incessante in altre centrali nucleari nonostante i crescenti problemi di salute.

Concludo dicendo che sono ottimista: nel 2011 il disastro di Fukushima Dai-ichi è stato gestito in maniera nettamente migliore, quindi forse vuol dire che abbiamo imparato qualcosa dalla storia. Forse. O forse è solo capitato in un luogo diverso, governato in modo differente, forse più efficiente. Mi concedo il beneficio del dubbio.

Fonti: