Esselunga sperimenta l'intelligenza artificiale nei colloqui di lavoro

Da qualche anno seguo con molto interesse l'argomento dell'intelligenza artificiale, e a tal proposito ho infatti ho riportato diverse notizie su questo blog. Il mio interesse va in particolar modo alle reti neurali artificiali, che ho avuto modo di creare da zero con il linguaggio di programmazione C#, e di testare in diversi modi. E proprio su questo tipo di intelligenza artificiale - che ritengo, personalmente, essere l'unico degno di tal nome - sono venuto a conoscenza di una singolare applicazione fatta proprio "in casa nostra", ovvero in Italia.

Protagonista di ciò è stata infatti stavolta la catena di supermercati Esselunga, che un paio di mesi fa ha rivelato di avvalersi dell'intelligenza artificiale per la selezione dei candidati alle loro proposte di lavoro. Stando alle dichiarazioni ufficiali, infatti, che tale pratica sia iniziata nel 2018, e proseguita con successo per almeno un anno prima di essere comunicata al pubblico. In sostanza, l'applicazione dell'intelligenza artificiale consiste in questo caso nell'utilizzo di un cosiddetto chat bot, un programma destinato a simulare una conversazione dai toni umani con un utente remoto, addestrato a riconoscere nel colloquio determinati parametri comunicativi attraverso il testo, l'audio e il video. I dati così carpiti, a livello quindi verbale, paraverbale e non verbale (esattamente i 3 livelli comunicativi definiti dalla Programmazione Neuro-Linguistica, o PNL), vengono analizzati e usati per effettuare una prima scrematura dei concorrenti, in base ai parametri individuati e fissati dall'azienda.

In tal modo, essendo le posizioni aperte - così come i potenziai candidati - un numero molto alto, Esselunga è riuscita in un anno a risparmiare 28000 colloqui, che secondo questo nuovo sistema non avrebbero portato ad alcuna assunzione, facendo risparmiare una notevole quantità di tempo - e quindi denaro - al personale addetto. Ma come funziona un progetto del genere, addirittura premiato dal Politecnico di Milano e da altri enti legati alla ricerca nel settore. Beh, non viene detto in modo esplicito, ma io un'idea me la sono fatta: sono infatti abbastanza sicuro che il nucleo di questa generica intelligenza artificiale non sia altro che una rete neurale multilivello, ben fornita di dati e quindi ben addestrata sul campo. Tale rete, disponendo di un numero di input corrispondenti a tutti i canali di ingresso possibili (i pixel del video con le loro profondità di colore, le suddivisioni dello spettro dell'audio, l'analisi dei caratteri di testo, etc), individua una serie di dati: espressioni del viso, sicurezza nella voce, pause di riflessione, ritardi e tentennamenti, inflessione del tono, parole e grammatica impiegate, etc. Facendo quindi riferimento al suo database e al suo grado di addestramento, che si immagina siano entrambi piuttosto corposi, restituisce infine come output un numero di risultati corrispondenti a quei parametri fissati per escludere a priori quei candidati giudicati insicuri, impreparati, senza la necessaria volontà, e magari anche quelli che hanno mentito.

Ma come è possibile? "Semplice"! Tra virgolette, perché non è affatto semplice né veloce programmare un sistema che ottenga questi risultati; ma è il concetto ad esserlo. Ovvero: analizzando in una prima fase - migliaia, se non decine di migliaia, di colloqui - tutti quei candidati intervistati, e poi selezionati o scartati, e dando la possibilità alla rete neurale di individuare su tale base di dati dei pattern, ossia dati e schemi ricorrenti, da associare a quei casi di successo o fallimento, si ottiene un sistema in grado di predire (non è una scienza esatta!) se quel tale candidato risulterà in un fallimento sicuro, o in una probabile assunzione, o in quel gruppo di indeterminati per cui è necessario proseguire l'indagine con il metodo "tradizionale": quello umano. Ovviamente, un progetto del genere richiede personale, fondi e tempo, ma alla fine ripaga sempre.

Esselunga utilizzerà questo metodo innovativo ancora per un anno, prima di tirare le conclusioni, ed eventualmente migliorarlo. E noi? Può in effetti far storcere il naso questo genere di impiego dell'intelligenza artificiale, in quanto sembra volto a penalizzare l'essere umano: eppure, è matematico che per ogni posizione lavorativa esista un numero limitato di posti, quindi non vedo alcun male nel velocizzare notevolmente il processo di selezione. Potremmo infatti noi stessi essere a capo di un'azienda o di un ufficio di ricerca del personale, e ragioneremmo in quei termini, non solo da dipendenti o disoccupati. Quindi, non posso che essere contento del fatto che sempre più aziende investano in questo settore della ricerca per ottenere un prodotto dai grandi vantaggi e in grado di migliorarsi nel tempo. Perché ognuno di noi potrebbe aver bisogno di un aiuto del genere, per la propria attività commerciale, realtà professionale, semplice applicazione nel tempo libero, o anche ricerca personale.

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