Cristophe Lemaitre, il bianco più veloce del mondo, è mio lontano parente

Nella primavera del 2013, diversi mesi dopo aver iniziato a frequentare la ragazza divenuta in seguito mia moglie, fui invitato a casa della sua famiglia per un pranzo. In un'accogliente taverna rimasi colpito dalla quantità di fotografie, d'epoca e moderne, che riempivano le pareti: suo padre, appassionato di storia, teneva così traccia delle memorie familiari, descrivendo le persone rappresentate in quelle cornici, e le loro storie. Su una di queste pareti, ad esempio, spiccava un albero genealogico, e mentre lo osservavo mi venne raccontato di lontani parenti, alcuni residenti all'estero da generazioni.

Ascoltando le sue parole, la mia attenzione fu catturata da una piccola foto, che poi era un ritaglio di un giornale o di una rivista, sistemata sulla mensola del camino, fra oggetti antichi da un lato e accessori per accendere il fuoco dell'altro. Vi era ritratto un giovane che correva, con lo sguardo concentratissimo, il volto teso per lo sforzo, con un numero sulla maglietta, in una corsia di quelle piste color bordeaux su cui si effettuano le gare di velocità. Chiesi quindi chi fosse: "si chiama Cristophe Lemaitre", rispose, "è nipote di una mia zia che tantissimi anni fa andò a vivere in Francia"; e così mi raccontò del suo viaggio, di come arrivò a scoprire della sua esistenza e della zona in cui viveva, di come si recò in Francia avventurandosi alla sua ricerca, trovandola infine, sola e anziana, e di tutto ciò che scoprì parlandole, parlando entrambi un misto improvvisato di italiano e francese.

Quel racconto mi rimase più impresso, rispetto al personaggio nella fotografia, che dimenticai con facilità. Negli anni successivi, tornando come ospite in quella casa, di tanto in tanto mi capitava di riguardare quella fotografia, e di concludere che non si trattasse di nulla di più di un ragazzo bravo nel suo sport, come tanti altri. Nessuna particolare storia lo coinvolgeva. Fino a circa un mese e mezzo fa, quando in una discussione nata tra colleghi su alcuni atleti del passato a me sconosciuti ma presenti su Wikipedia e noti nel settore per le loro grandi capacità, mi è venuto in mente di raccontare che ero un parente lontano di un corridore francese. Volevo però verificare tale affermazione prima di condividerla: e in quel momento ho realizzato che non avevo mai neanche provato a googlare il nome di quel ragazzo, neanche per curiosità, in tutti questi anni.

Mi ero quindi subito avvicinato al computer per effettuare la ricerca, e potete immaginare la mia sorpresa quando ho scoperto l'esistenza della pagina Wikipedia a lui dedicata, e tradotta in ben dieci lingue. Ma non è finita lì: man mano che scorrevo il testo, scoprivo che quel ragazzo, Cristophe Lemaitre, non solo è un atleta affermato, con un curriculum di tutto rispetto, ma che detiene anche due record mondiali, e pazzeschi: è il primo atleta bianco ad essere sceso sotto i 10 secondi nei 100 metri piani (nel 2010), e anche il più veloce atleta bianco (dal 2011). Altro che "bravo nel suo sport", ho subito pensato... "questo ragazzo è un campione"!

Al che, in quei giorni ho deciso di informarmi maggiormente sul suo conto, leggendo le pagine della Wikipedia inglese e francese, e di contribuire alla sua corrispettiva pagina italiana, completando (per ora) la sezione iniziale e aggiungendo un paragrafo sulla gioventù e gli esordi sportivi, con anche le origini familiari e le relative fonti, che ho riportato anche in calce a questo post. Come faccio quindi ad affermare di essere suo parente, nello specifico un cugino acquisito? E' semplice, e per spiegarlo riporterò più avanti alcuni dei passaggi da me tradotti e inseriti su Wikipedia.

A Frerola, paese di 122 abitanti in provincia di Bergamo, sono stati rintracciati Olimpia, Filomena e Giacomo, che di cognome fanno tutti Micheli, e che hanno aiutato a ricostruire le vicende familiari. Lorenzo Micheli, infatti, negli anni '40 con il fratello Giuseppe, rimasti orfani del padre Bortolo (caduto in guerra), parte da Bergamo per la Francia, in cerca di fortuna. Oltralpe Lorenzo trova casa (a Tolosa), lavoro (come droghiere) e l'amore della sua vita: Anna Negri (zia di mio suocero), nata in Francia da genitori bolognesi, con cui diventa padre di quattro figli. La terza è proprio Marie Thérèse Micheli, la mamma di Cristophe Lemaitre, che nasce l'11 giugno 1990 nella cittadina di Annecy, e cresce nel vicino paese di Culoz, entrambi luoghi visitati da mio suocero, il quale ci ha donato un bicchiere acquistato ad Annecy, che tutt'oggi utilizziamo, sul quale è disegnato il panorama del paese e il suo nome. A Culoz, Cristophe si avvicina allo sport giocando a pallamano, rugby e calcio, prima di scoprire il suo talento nella corsa veloce. Nel 2005, all'età di 15 anni, durante la competizione nazionale di atletica leggera, Cristophe corre i 50 metri più veloci del paese. Un mese dopo il suo sedicesimo compleanno, nel 2006, e meno di un anno dopo essersi unito ad un club di atletica ad Aix-les-Bains, corre i 100 metri in 10"96 centesimi. Il suo record personale migliora fino a 10"53 nel 2007.

Il resto è storia. Nel 2010 è diventato il primo atleta bianco a scendere sotto i 10 secondi nei 100 metri piani in una competizione ufficiale. Per sette anni è rimasto l'unico atleta bianco a riuscire nell'impresa, prima di essere raggiunto da Ramil Guliyev nel 2017. Cristophe ha corso sotto i 10 secondi nei 100 m piani in sette occasioni: tre volte nel 2010 e quattro volte nel 2011. Ha vinto una medaglia di bronzo nella staffetta 4×100 metri ai Giochi olimpici di Londra 2012 e nei 200 metri piani ai Giochi olimpici di Rio de Janeiro 2016. All'età di 20 anni ha vinto i 100 metri, 200 metri e staffetta 4×100 metri ai Campionati europei di Barcellona 2010, diventando il primo velocista francese ad aggiudicarsi contemporaneamente i tre titoli. È stato il più veloce sprinter europeo nei 100 e 200 metri nel 2010 e ha vinto una medaglia di bronzo nei 200 metri ai Mondiali di Taegu 2011. Ad agosto 2013, Cristophe era uno dei tre francesi (assieme a Ronald Pognon e Jimmy Vicaut) ad aver infranto la barriera dei 10 secondi nei 100 metri nelle competizioni outdoor. Attualmente è l'atleta bianco più veloce nei 100 m piani, con un tempo di 9"92 ottenuto nel 2011, e da allora rimasto imbattuto. Le sue performance agonistiche, le gare a cui ha partecipato, sono visionabili, ad esempio, nei numerosi filmati presenti su YouTube. A chi segue lo sport sarà capitato senza dubbio di vederlo anche alle varie olimpiadi, in televisione.

Devo ora fare una piccola precisazione: quando si pone l'accento sull'atleta bianco, non si sta facendo della discriminazione. E' anzi un'importante distinzione da fare nel settore agonistico, in quanto le differenti etnie hanno determinati gruppi muscolari che si sviluppano naturalmente in modi diversi. Lo sanno bene nel bodybuilding, dove confrontando e giudicando gli atleti devono tenere presenti le note differenze muscolari tra le tre principali etnie - bianchi, neri e asiatici - per valutarli correttamente. Una di queste, ad esempio, risiede nei polpacci: molto sviluppati nei neri, poco sviluppati negli asiatici, comportano differenze non solo visive ma anche nelle prestazioni. Ed è per questo che nel mondo della corsa, così come nella pallacanestro, la caratteristica forma fisica permette agli atleti neri di eccellere rispetto ai loro colleghi. Alla luce di ciò, si può comprendere come i traguardi di Cristophe Lemaitre - il quale ha corso con Usain Bolt, e si vede spesso insieme a lui in interviste e riprese varie fuori dal campo - siano eccellenti per il suo essere un atleta bianco.

C'è poi questo piccolo episodio. Nei giorni in cui davo questo mio contributo a Wikipedia, mia moglie mi ha raccontato che, quand'era ragazza, a seguito della visita del padre in Francia, fu proprio la famiglia di Cristophe a recarsi in Italia, in camper, e a soggiornare a Bologna. Mi ha raccontato di un ragazzo estremamente timido e silenzioso, ma che giocando a correre nel campetto vicino casa tirava fuori tutta la sua grinta. E' stato interessante trovare riscontro di ciò unicamente nella pagina francese di Wikipedia dedicata all'atleta, dove si parlava del suo carattere introverso e delle conseguenti difficoltà avute nell'emergere a livello sociale prima che sportivo.

In conclusione, non posso che essere orgoglioso di questo campione, che oggi ha 29 anni (5 meno di me), pur non essendo un mio consanguineo, ma avendo in comune le difficoltà giovanili nel far emergere la propria persona. Ho provato a scrivergli, a contattarlo, ma temo che la sua pagina Facebook sia gestita da uno staff, per cui non ho ancora ricevuto risposta. Confido nel fatto che un giorno tornerà in Italia, nei luoghi che hanno dato i natali ai suoi nonni, come ha affermato di voler fare in un'intervista di alcuni anni fa. E allora gli stringerò la mano. Perché Le maitre, così staccato e tradotto dal francese, significa Il maestro, che oltre ad essere un bellissimo cognome, potrebbe ricordargli che avrebbe tanto da insegnare ai giovani che vogliono emergere ma che hanno difficoltà nel farlo. Intanto, gli auguro di continuare ad eccellere nello sport, ma sopratutto nella vita, perché è quella che rimane quando dopo una certa età ci si ritira dalle competizioni.

Fonti: