Sheephead, il pesce dalla dentatura umana

Il suo nome scientifico completo è Archosargus probatocephalus Walbaum, ma in inglese è detto semplicemente sheephead, ovvero "testa di pecora". Si tratta di un pesce marino della famiglia degli Sparidae, molto simile al comune sarago mediterraneo (Diplodus), tranne che per... una curiosa dentatura, che ricorda moltissimo quella di noi esseri umani. E anche di alcuni ovini, da cui il soprannome.

Fu scoperto da Johann Julius Walbaum, medico, naturalista e zoologo tedesco del XVIII secolo, il cui cognome è stato aggiunto alla nomenclatura binomiale del nostro Archosargus, e alla cui pagina Wikipedia ho dato un piccolo contributo. Walbaum fu il primo a descrivere molte specie precedentemente sconosciute provenienti da parti remote del globo. Sebbene sia poco noto in Italia, basti pensare che il museo Naturhistorische di Lubecca, in Germania, aperto nel 1893, è basato sulla vasta collezione scientifica di Walbaum, che era stata persa durante la seconda guerra mondiale.

Questo pesce ha sviluppato una dentatura così forte perché si nutre essenzialmente di molluschi bivalvi e crostacei, come ostriche, cirripedi e granchi, quindi usa i suoi grossi incisivi e molari per rompere i gusci delle sue prede. Si tratta di una specie che vive nell'Oceano atlantico occidentale, dalla Nuova Scozia fino al Brasile e nelle acque del Golfo del Messico: le sue squame a bande trasversali scure lo rendono ben identificabile, e un esemplare adulto può arrivare a pesare quasi 10 kg per 75 centimetri di lunghezza.

Le carni dello sheephead sono molto apprezzate, ma alcuni pescatori potrebbero confonderle con quelle di un altro esemplare della sua famiglia, che presenta una caratteristica singolare anch'esso. Si tratta del "Salema porgy" (Sarpa salpa) che, secondo quanto riportato da Scientific American, avrebbe proprietà allucinogene, e in alcune culture polinesiane, così come durante l’Impero Romano, era spesso impiegato nelle cerimonie religiose per ricreare uno stato di "estasi". Purtroppo però, molto spesso gli effetti allucinatori si protraevano anche per alcuni giorni dopo il rituale, e il malcapitato presentava tutti i sintomi dell’avvelenamento.

Per concludere, vi lascio a questo breve video sul sito di Repubblica, in cui è possibile osservare il singolare sheephead da vicino.

Fonti: