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Messaggio da leggereInviato: sab 26 nov 2011, 14:55 
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Prendere coscienza di essere addotti
di Beatrice
1 novembre 2010



Prendere coscienza di essere addotta e accettare di avere questo problema da risolvere sono stati per me due passi completamente diversi. Per il primo fu sufficiente ascoltare pochi minuti della descrizione di un'abduction militare in una conferenza di Corrado Malanga che appare su internet. Per il secondo fu più dura. Quei pochi minuti di videoconferenza li ascoltai per caso, stavo cercando informazioni sulle scie chimiche. Mi sembrò impossibile sentir parlare cosi dettagliatamente da altri, quello che pensavo succedesse solo a me. Avrei potuto confidarmi con il prete esorcista, cosi come avevo fatto per altre cose, demoni compresi. Mi era facile parlare di demoni, senza un viso né una forma, che venivano a prendermi, li sentivo muoversi fisicamente intorno a me, entrare ed uscire dalla mia mente e dal mio corpo come se fossi un parcheggio pubblico. Modificavano in un baleno pensieri ed emozioni, con informazioni corrotte e devastanti per la psiche e lo spirito. I preti sanno di questo, non è cosi strano per loro. Ma come raccontare ad un prete che i tuoi demoni non ti trascinano nel fuoco dell'inferno, ma su aeroplani, torri di controllo, che talvolta l'inferno prende la forma di una base militare sotterranea o di un'astronave? Io stessa non ci credevo.

Le abduction militari incominciavano con un fischio assordante nelle orecchie, che mi distoglieva da tutto, avevo un sonno incredibile e dovevo assolutamente chiudere gli occhi, forse pochi secondi o minuti, sapevo poi di essere stata prelevata da dove ero, con degli strani elicotteri, che mi era stato messo qualche cosa in testa, non potevo vedere ma a tratti potevo sentire molto chiaramente, era troppo reale perché fossero solo dei sogni o delle fantasie e troppo reali le conseguenze fisiche che questi fenomeni lasciano. Guardarmi allo specchio e ripetermi, io sono una persona drogata, mi hanno drogata di nuovo, oramai era diventato un ritornello. Fisicamente ero sfinita, vivevo per lunghi periodi in una nebulosa mentale, senza potermi mai concentrare su niente e organizzarmi la vita. Ora so che non era il dubbio di essere presa per pazza a frenarmi dal confidare questo ad un prete o a chiunque altro. Questi militari esistono veramente, da dove venissero, in che modo e che cosa volessero però non riuscivo a spiegarmelo, ma sapevo che nel momento in cui ne avessi parlato avrei dovuto accettare la cosa come reale e non avrei più potuto evitarne l'evidenza. Avevo smesso già da tempo di andare da medici, pranoterapeuti, psicoterapeuti. Erano loro stessi a dirmelo ogni volta che chiedevo aiuto, che non avevo assolutamente niente. Mi parlavano di intossicazioni, infezioni, squilibri energetici, momenti di tensione che fanno parte della vita. Qualcuno mi accennò a multi-personalità, a crisi di identità passeggera, ma mai da prendere così serenamente da considerarmi malata né di testa né di corpo. Ricordo che qualche anno fa nonostante vivessi questo fenomeno delle abduction, mi capitò fra le mani una rivista sulla cui copertina si accennava ad alieni e rapimenti. Per la mia mente fu impossibile allora registrare la parola “alieno" e rimasi indifferente alla cosa.

Quando contattai Malanga via mail per chiedere aiuto, ancora non pensavo né agli alieni né alle astronavi e degli UFO non me ne importava niente. Per me esistevano i demoni e gli angeli, e senza un corpo né un volto, esistevano le energie buone e quelle cattive e io vivevo con quelle cattive. Però oltre a loro, c'era anche questo fenomeno delle abduction militari, che non riuscivo a collocare né fra le une, né fra le altre. Feci il Test di Auto-Valutazione (TAV), non ottenni risposta immediatamente, ma non avevo bisogno di conferme, ero addotta e c'ero dentro fino al collo. Compilare il TAV fu doloroso, rispondevo positivamente con naturalezza a domande che la gente considera assurde, mi impressionai a tal punto da stare male. Quella sera ebbi la febbre altissima. Scoprivo che le abduction militari erano solo una delle fasi di tutta questa storia, esistevano anche altri tipi di abduction, quelle che io chiamavo possessioni, incubi, perdite di memoria, fobie. Il problema era molto più vecchio di quanto pensassi.
Per tutta la mia infanzia fui terrorizzata da occhi che mi guardavano, da mani che mi afferravano e mi portavano via, le stesse mani che nei sogni, da grande, mi davano le scariche elettriche nel momento in cui le toccavo. Vedevo le luci blu e sapevo che non dovevo guardarle, sennò ci sarei entrata dentro. Le volpi rosse con gli occhi da gatto, parlavano. Da bambina lo sapevo benissimo che non erano sogni. Da grande lo dimenticai. Bastò sostituire la parola diavoli, in alieni, per dare una spiegazioni alle molte immagini che conservavo nella memoria, di astronavi, pannelli di comando, raggi di luce azzurra, ambienti futuristici, personaggi alti e autoritari, mani posate sulla testa. Ero molto spaventata. Come si fa ad accettare una realtà simile? Preferivo tenermi gli angeli e i demoni e un dio buono e protettore, in cui anche se non avevo mai creduto, potevo comunque inventarmelo, in ogni momento, su misura. Avevo imparato a fare questo molto bene.

Malanga mi consigliò di leggere Alien Cicatrix, Alien Cicatrix 2 e poi Simulazioni Mentali. Non ci capii niente di quei libri, non riuscivo a ricordare ciò che avevo letto qualche secondo prima. Nella testa si creavano da sole voci e immagini, caotiche, senza logica, una dopo l'altra, in ogni istante giorno e notte, mettevo le mani sulle orecchie e sugli occhi, nel tentativo di fermarle. Ebbi problemi al lavoro, a casa. Facevo e controllavo e rifacevo e controllavo quello che avevo appena fatto e poi lo rifacevo ancora, senza mai concludere niente. Passai settimane intere senza dormire. Diventai insensibile a tutto, senza espressione sul viso. Un mattino mi arrabbiai molto, fra le tante immagini che continuamente mi si spiaccicavano davanti agli occhi, ci fu quella di una bicicletta e subito dopo quella di un cespo di lattuga. Feci un gesto con la mano come per allontanare qualche cosa e parlai a voce alta. Ero furiosa. Chiesi spiegazioni, del perché di tutto questo, che cosa c'entrava l'insalata con la bicicletta? E poi come si permettevano di riempirmi la testa di cose insulse che non hanno senso e tenermi occupata in questo modo? Potevo parlare con loro. Non li vedevo ma potevo parlare con i demoni. E potevo anche mandarli via. L'avevo fatto molte volte in passato, me ne ricordai all'improvviso. Sapevo di aver distrutto entità intorno a me, energie, stanze, cilindri pieni di acqua, sale operatorie e il perché questa storia non avesse mai fine, non lo capivo. Demoni alieni o militari non aveva più importanza, decisi di liberami definitivamente di loro.

Rilessi i libri nonostante le voci e le immagini. Ascoltai le conferenze su internet, raccolsi così dettagli e informazioni, la teoria del Super Spin mi piaceva molto, tutta la tiritera sugli alieni ancora no, specialmente le loro descrizioni fisiche. Io non li vedevo e non ero sicura che fosse proprio tutto così come diceva Malanga. E poi non mi andava di essere un esperimento genetico e di avere delle copie sparse per l'universo. Non mi andava che si potesse viaggiare nello spazio e nel tempo e una MAA trapiantata nel cervello e microchip impiantati nelle orecchie e che che ci fossero persone che sapessero e permettessero questo. E loro, i demoni mi davano ragione, parlavano nella mia testa e dicevano che era tutta un'invenzione, una follia, dicevano di lasciar perdere. E poi come inserire quei demoni e quegli angeli e quel dio a cui non volevo rinunciare, in un contesto simile, che stravolgeva la storia delle religioni e dell'umanità intera? Questo lo feci molto più tardi quando capii in che modo si muove l'Uomo Primo nella mia vita. Decisi semplicemente di non indagare troppo, stavo male e non avevo tempo da perdere.

I ricordi si intensificarono, non erano molti, ma molto significativi. Si intensificarono anche i tentativi di abduction. Riapparvero le mani che mi prendevano, le scariche elettriche come quando ero bambina, buchi che si aprono nello spazio e nel tempo davanti ai miei occhi, li sentivo muovere e respirare. Era già passato più di un mese da quando avevo compilato il TAV e sapevo che ero addotta, stavo solo perdendo tempo. Ero esausta e faticavo perfino a respirare, sapevo che andare dal medico non era la soluzione. Una sera mi chiusi in camera, mi sedetti a gambe incrociate e feci il SIMBAD. Ovviamente non successe niente di particolare quella sera, il solo creare la stanza del SIMBAD, mi stancò ancora di più, invece di conoscere anima, mente e spirito, chiacchieravo con i miei demoni, come se fossero vecchi amici. In fondo ero cresciuta con loro, erano stati cosi bravi ad isolarmi da tutto e da tutti fin da bambina, cosa avrei fatto se loro se ne fossero andati? Mi dispiace ammetterlo, ma ci si abitua anche a vivere male, perché cambiare le cose è faticoso.
Bisogna aprire bene gli occhi e tenerli ben aperti richiede coraggio, volontà e responsabilità nei confronti di noi stesso, e io non ci ero abituata. E poi non sapevo bene in che cosa sarebbero dovute cambiare le cose, in che senso e quali erano queste cose che dovevano cambiare? "Aliens", incominciai a chiamarli così, approfittavano del conflitto interno che stavo vivendo fra la necessità di liberarmi di loro e il dubbio che non ce ne fosse poi così tanto bisogno. C'era un gran chiacchierare nella mia testa ed era difficile distinguere i miei pensieri, dalle loro chiacchiere. Ero preoccupata e spaventata per me stessa, più che per la loro presenza. Ebbi perfino il pensiero che essere addotta, rendesse la vita più interessante, più reale, mi rendesse più speciale rispetto agli altri, che fosse una missione da compiere, che addirittura i miei alieni fossero più speciali di quelli degli altri addotti. Ma era proprio sicuro Malanga che aliens fossero tutti cattivi?

Il SIMBAD si è rivelata una buona tecnica di conoscenza del fenomeno delle abduction e di quel fenomeno che siamo noi uomini, e successivamente di liberazione. Richiede forza di volontà, concentrazione, e l'avere uno scopo ben preciso, nell'usarlo. Che non è una passeggiata, lo sperimentai fin da subito. Stavo in piedi e mi muovevo come fossi un presentatore davanti alla telecamera, descrivevo a voce alta, le immagini che io stessa creavo e quelle che poi nascevano in modo spontaneo, le voci, colori, tutto, e mi registravo. Sapere che mi stavo registrando e avere la libertà di movimento, mi aiutava a concentrarmi. Succedeva a volte che scene non previste, stravolgessero tutta la mia creazione, e non sapevo cosa fare, chiudevo lo scenario e lasciavo perdere. Forse se li avessi visti quegli alieni, invece di sentirli soltanto, tutto avrebbe avuto più senso.

Provai la tecnica delle ancore, per il recupero dei ricordi, capii che non li vedevo perché non volevo vederli e neanche mi sforzai di farlo. Ci provai solo un paio di volte, le immagini si muovevano con fatica. Fu sorprendente quello che ne uscì la prima volta. Mi portai istintivamente a quando ero bambina, piangevo perché non volevo andare con quell'uomo brutto con il viso da rettile e la pelle dorata, persi coscienza nel momento in cui mi toccò, furono gentili con me, mi distesero su un tavolo, poi mi fecero alzare e mi invitarono a camminare, a muovermi. Quell'abduction fu necessaria per rimettermi in sesto. Erano soddisfatti di esserci riusciti. Avevo rischiato grosso. Ma era reale quello che vedevo? In che senso avevo avevo rischiato grosso? La fotografia a cui avevo applicato le ancore risaliva a quando avevo 2 anni. Ci impiegai un po' a fare il collegamento con l'abduction e quello che era successo. All'età di 2 anni dopo uno svenimento e il ricovero d'urgenza in ospedale fui dichiarata morta. Ovviamente non fu così, resuscitai in qualche modo, fui sotto osservazione dai medici diverso tempo, ma le cause non si spiegarono. Sembra che aliens in quell'occasione mi avessero salvato la vita. Impegnarmi nella tecnica delle ancore mi richiedeva ancora più concentrazione e poi ero esausta, vivevo ancora più in tensione.

Decisi allora di concentrarmi solo sul SIMBAD e togliermi dai piedi gli alieni. Non ho molti ricordi delle mie abduction, alcuni li recuperai in modo inaspettato durante il sonno. Una notte mi svegliai divisa in due parti, in una ero proiettata nel passato e rivivevo un'abduction in cui mi prelevavano insieme a papà, in quell'occasione vidi come sono fatti i grigi veramente, erano molto alti per me che ero piccolina e in ginocchio. Nell'altra, mi osservavo dall'esterno mentre vivevo quell'esperienza. Una parte di me era proiettata nel passato, l'altra parte non so dove. Avevo bisogno di un appiglio da dare alla mente, qualche cosa che avesse a che fare con l'adesso, qui. Dovevo pur reinserirmi in qualche modo nel tempo e nel posto giusto. Cercai nella penombra gli oggetti nella mia stanza da letto, l'armadio, il comodino e piano piano scandendo mentalmente i secondi, mi riportai nel presente. Questi fenomeni si ripeterono altre volte, rivivevo in questo modo alcune abduction e facevo conoscenza con i loro volti dei miei demoni. Trovavano spiegazione i vuoti di memoria, i missing time, come quando guidando l'auto sull'autostrada in Austria, mi sentii scivolarmi dentro al mio corpo e all'improvviso fui a Venezia. In quell'occasione io e mio padre fummo prelevati insieme all'auto da un vortice e incorporati nell'astronave.

Da un giorno all'altro voci e immagini lasciarono posto a momenti di pace, silenzio e forti emozioni. Facevo un SIMBAD ogni sei o otto giorni circa e con grande fatica. Non riuscivo a farlo più spesso, perché la carica emotiva che tiravo in gioco era molto alta, andavo a smuovere emotivamente più di quanto potessi sopportare. Mi chiesi se non fosse il caso di smettere o di contattare Malanga e chiedere un incontro. Sotto ipnosi la fatica di concentrarsi l'avrebbe fatta lui e non io e magari mi sarei risparmiata impatti emotivi cosi forti. Se non ero impazzita dopo 41 anni di vita trascorsa con aliens, rischiavo di farlo ora. Quanto tempo avrei dovuto andare avanti in questo modo? Nonostante i SIMBAD fossero confusi, non si capisse bene chi c'era e chi non c'era e sul momento sembrassero solo delle perdite di tempo, davano risultati nei giorni seguenti e nei momenti più impensabili. Piano piano diventarono spontanei durante il corso della giornata, nei momenti di silenzio. Li chiamai “microSIMBAD”, perché duravano solo qualche istante. Succedeva che mi ritrovavo a parlare con aliens, ma questa volta erano loro ad ascoltarmi e non viceversa. Mi scoprii a parlare con la MAA che era inserita nel mio cervello, non le piaceva vivere nel mio corpo, avevamo preso una bella fregatura tutte e due, tanta sofferenza per avere niente in cambio. L'esperimento era fallito. Basta. La notte successiva mi svegliai, stavano letteralmente trafficando nel mio cervello, sentivo scoppiettii dentro la testa, come fili elettrici che vanno in corto circuito. Sentivo voci che ripetevano sillabe, "ma", "ba", stavano attivando o disattivando qualche cosa, come fossi un computer da riprogrammare e senza neanche chiedermi il permesso. Sapevo che dovevano venire a prendere il feto che avevo nel ventre, chiesi a Spirito in un SIMBAD di prenderlo lui. Riapparve il ciclo mestruale con regolarità, cosa che non succedeva da anni e il mio corpo riprese la forma di quando ero adolescente. Un pochino caddi in depressione, tutto questo movimento di cose mi pesava molto.

In un altro momento mi capitò improvvisamente di provare una grande tristezza e una grande paura di morire. Mi appoggiai la mano sul petto, io non avevo paura e non ero triste, c'era qualcuno con me che viveva con tutta quella paura e quella tristezza addosso, e gli dissi: "non hai scelta, non esiste vita senza morte, lasciati morire perché niente va perduto." Durante una lotta con il lux, che tentava di rientrare nel mio corpo, mi sentii ripetere a voce alta: "nel nome del padre, del figlio" etc, così come fanno i preti. Il conflitto interiore che avevo vissuto tempi indietro, quando presa da disperazione e guidata dai sacerdoti, mi auto-imponevo una religione e dei rituali in cui non credevo, venne a galla. Persi l'orientamento, il lux ne approfittò e diventò più forte. Fui sorpresa, non sapevo di aver registrato nella mia mente questa formula, pensavo di aver già risolto da tempo quel conflitto, nel momento in cui mi staccai definitivamente dalla chiesa. Mi concentrai bene e improvvisai un'altra formula con cui mi sbattezzai se cosi si può dire e rinunciavo alle madonne, ai cristi, ai santi e ai sacramenti della chiesa che mi erano stati imposti fin da bambina. Il lux non tornò più. Con questo non intendo dire che tutto ciò che è chiesa e religione sia sbagliato. La mia è una scelta.

Parallelamente a questo fenomeno caotico di liberazione, pezzi della mia vita passata a cui non pensavo mai, prendevano un senso. Un tempo scrivevo molto, riguardo me stessa e la vita, le esperienze, tenevo anche un diario su cui scrivevo i sogni. Con l'occasione di un trasloco dovetti far ordine fra le mie cose, raggruppai tutti i miei diari per farne un pacco. Erano veramente tanti, anni interi di scritti. Lessi alcuni di loro, qua e la alla rinfusa, sorpresa di aver scritto cosi tanto. In quei diari erano descritte le mie abduction, ora lo so, ma a quel tempo non lo sapevo. Leggevo: "questa notte ho sognato che c'erano le mantidi e gli uomini incappucciati, ho sognato una civiltà antica, parlavo altre lingue, ho fatto la guerra, ero un robot, mi sostituivano un occhio, ho partorito bambini deformi, ho letto i geroglifici, ho ricevuto formule, ho visto un altro mondo, ero su un'astronave, c'erano tempeste di fuoco" etc. Ad attirare la mia attenzione, mentre leggevo, non furono questi sogni che si ripetevano negli anni, ma le esperienze di tutti i giorni. Erano sempre le stesse, le stesse opportunità, emozioni, pensieri, in ambiti completamente diversi, con gente e luoghi completamente diversi, che poi non rivedevo più. Le mie esperienze non erano costruttive, non avevano mai un seguito come se la mia vita fosse continuamente troncata e dovessi ricominciare da capo.
Non esisteva un tempo, ma solo un ritmo morto, che non creava alcun movimento. Non c'era infanzia né adolescenza né l'età adulta nella mia vita,come se fossi stata una bambina che non cresce mai, oppure che è nata già vecchia. Mi mancava tutto quel muoversi che sta nel mezzo. In pratica il vivere. Fu molto frustrante constatare questo. Quella notte sognai che ero all'esame di maturità, risolvevo equazioni lunghissime, formule fisiche, non ci capivo niente, ma sapevo ancora prima di arrivare in fondo, che la soluzione sarebbe stata giusta. Guardai il professore che mi esaminava chiedendomi se lui si fosse accorto del fatto che io non capivo. Lui mi guardò e disse: "bene, basta scrivere, ora non ne hai più bisogno. Parla". "E di che cosa?", chiesi. "Parlami della vita, dell'universo, dell'energia, dell'uomo". Una mano mi attraversò la testa e si fece il vuoto totale nella mia mente. Non potei formulare un solo pensiero. Il mattino seguente mi svegliai, mi alzai, presi il pacco dei diari, lo portai nel container del riciclaggio della carta e smisi di scrivere.

Cominciarono i problemi a scuola, frequentavo l'ultimo anno di liceo artistico, in poco tempo non riuscii più a dipingere, non avevo più inventiva né fantasia, mi ero spenta. Non riuscivo a comporre un tema di letteratura, non potevo mettere insieme più di qualche parola per comporre una frase. Mi capitava, pur capendola, di non riconoscere la mia lingua, l'italiano: secondo me certe cose avrebbero dovuto chiamarsi diversamente, le parole avere altri suoni. Per scrivere dovevo concentrarmi e sforzarmi molto, le lettere cambiavano forma sul foglio, era una lotta fra quello che sapevo doveva essere una "a" e quello che mi usciva dalla penna. Mi facevano male i polsi nel tentativo di controllare i movimenti delle mani per riuscire a fare quel piccolo cerchio, e impedire che si trasformasse in qualche cosa d'altro, e lasciavo cadere la penna dal dolore.

Persi l'anno scolastico e abbandonai il liceo. Non confidai a nessuno quello che mi era successo, così come avevo fatto altre volte quando avevo vissuto cose strane. Ero abituata all'idea che siccome nessuno osservava quello che succedeva, allora la cosa non era importante. Io stessa non ci facevo più caso dopo un po'. La mia famiglia considerò l'abbandono del liceo una ragazzata da adolescente. Essere addotto non significa solo subire il rapimento fisico dagli alieni, ma anche condividere con loro ogni cosa. Amici, famiglia, scuola o lavoro, sono solo un contorno. Per me ha significato e significa tutt'ora essere circondata da altri addotti, come se avessi la calamita.

Oltre a mio padre, e mio fratello, la mia vita è stata piena di incontri con addotti, inconsapevoli tanto quanto me di esserlo: le persone stesse a cui avevo chiesto aiuto erano addotte o parassitate. Interpretavano le mie adduzioni cosi come interpretavano le loro. C'erano gli spiriti guida, l'apertura dei chakra, la kundalini, il karma, lo sdoppiamento della personalità, i viaggi astrali, la trasmissione dei grandi maestri, le responsabilità da affrontare, le paure da vincere, il percorso dell'essere, e di tutto e di più. Energia, luce, amore da espandere nell'universo o benedizioni da elargire a destra e a sinistra. Concetti molto pericolosi e devianti per un addotto. Un master reiki durante una seduta di riequilibrio energetico vide un fascio di luce entrare nel mio petto. Era energia. Mi sfondava il petto quell'energia e mi provocava il vomito, e allora mi spiegò dei sintomi fisici dovuti all'apertura del plesso solare. Certamente non sapeva dell'esistenza del lux. Uno psicologo concluse che i missing time fossero la conseguenza di una mia particolare predisposizione ad andare in trance, quando ero concentrata su qualche cosa, come per esempio la strada durante la guida dell'auto. Incontrai chi mi consigliò di preparami ad eventi importanti, come l'apparizione della madonna. C'era chi vedeva gli angeli intorno a me, che toglievano qualche cosa dal mio corpo e mettevano qualcosa d'altro.

A periodi la mia pancia ed il seno erano inspiegabilmente gonfi e dolenti, mi guardavo allo specchio di profilo e pensavo che se fossi stata incinta un giorno è cosi che sarei diventata. Avevo delle specie di amanti astrali, non saprei come definirli, contro il quali lottavo duramente. Decisi che non mi sarei mai sposata e che non avrei mai avuto figli. Capitava che mi guardassi allo specchio e non riconoscessi i miei occhi. Qualcuno mi parlava attraverso di essi, cosi imparai a non fissarmi quando mi specchiavo.

Chiesi aiuto ad una amica ipnologa, presi un appuntamento e andai nel suo studio, chiacchierammo un po' e in quella circostanza ebbi un'esperienza sconvolgente che si ripeté poi altre volte. Capii cosa significa essere posseduti da una terza mente, che non era né la mia né la sua, ma ci teneva prigioniere tutte e due. Si era manifestata attraverso gli occhi della mia amica, nel momento in cui avvicinò il suo viso al mio senza a motivo, e li vidi cambiare di forma e di colore. Per un momento il tempo si fermò. Me ne tornai a casa con la devastante convinzione di essere speciale, eletta, prescelta, potente, e la consapevolezza che tutto ciò non era reale, che questa convinzione mi era entrata dentro in quel momento e dovevo assolutamente liberarmene, non erano pensieri miei. Fu uno shock frustrante e alienante da me stessa, più dello sfinimento e smarrimento che lasciano le abduction al risveglio. Quella mia amica ancora oggi è adotta. Allora conclusi che quella terza presenza nelle nostre menti fosse la manifestazione del nostro ego gonfiato a dismisura e accumulato per due, che se fossi stata più buona e più pulita questo non sarebbe stato possibile.

Riuscii a parlarne con un prete, un po' mi aiutò ma entrai fin da subito in conflitto con la pratica religiosa. Mi consigliò di tenere per me queste esperienze, disse che confidarsi era molto pericoloso perché le persone non erano in grado di capire. Mi adattai nuovamente all'idea che tutto fosse a posto, non ero impazzita, visto che anche il prete sapeva di queste cose. Dopotutto, vivevo sotto stress da lungo tempo e quando si è sotto stress è normale che succedano le cose strane, prima o dopo tutto si sarebbe aggiustato da solo, avrei lavorato su di me per diventare più buona cosi i diavoli non mi avrebbero più catturata.

Per anni, vissi con l'angoscia del di qua e del di la. Sognavo che ero di qua, ma il mio posto era di la, luoghi di pace e di guerra, e io ero dove c'era la guerra, e guardavo di la dove c'era la pace e ancora una volta stavo dalla parte sbagliata. Ero nel buio della notte e guardavo dall'altro lato la luce del giorno. Talvolta una voce chiara e forte mi chiamava e mi diceva che non ero nel posto giusto, ma io non sapevo come andarci di la.

Ovviamente non ho vissuto sotto pressione in questo modo per tutto il tempo, c'erano periodi in cui credevo di star bene. O meglio, avrei potuto star bene, se non mi avesse sempre accompagnata la sensazione che la vita mi passasse accanto senza avere la possibilità di viverla in prima persona. Pensavo che sarei diventata vecchia senza essere mai stata giovane. Restavo in un luogo ed ero in contatto con le persone, senza saperne il perché, accettavo che dovevo stare lì, sapendo che non sarebbe stato per sempre, il tempo non era importante. Una settimana, un anno, cinque anni, non faceva differenza. Sapevo addirittura quando era arrivato il momento di andarmene. Dei pensieri nella testa mi avvisavano e dopo pochi giorni succedeva qualche cosa che mi staccava da li e ricominciavo da capo, in altri luoghi con altre persone.

L'anno scorso sviluppai una sensibilità eccessiva che mi portò a sentire sul mio corpo i dolori della gente. Riuscii a scherzarci su all'inizio, dicendo ad amici e colleghi di curarsi il fegato, la gamba, la testa, insomma il sintomo di turno, altrimenti non potevo stare insieme a loro. Questo fenomeno involontario, mi stancò molto e non riuscii più a controllarlo. Si trasformò in un problema a tal punto che vissi settimane in cui non volevo essere toccata da nessuno. Decisi di passare qualche mese in Cina in un centro di qi-gong, dove la maggior parte del tempo lo dedicai alla pratica e alla meditazione e mi riequilibrai in questo modo. Nonostante l'amicizia di quei maestri e la pratica assidua, i miei demoni continuavano a farmi visita. Mi fu insegnato a non focalizzarmi su di loro perché cosi facendo li avrei alimentati. Ignorarli non fu la soluzione.

Quando ricevetti la mail di risposta al TAV, in cui lessi "il tuo TAV è positivo, ora li mandiamo tutti a casa", capii che prima di arrivare ad ignorarli, avrei dovuto guardarli bene in faccia e sapere chi sono. La soluzione giusta fu questa.

Non sono più addotta, ora c'è silenzio e posso scoprirmi a pensare ogni sorta di stupidaggini e decidere liberamente di cambiare tono ai miei pensieri. Non è che sia facile mantenere l'attenzione su di essi e scegliere in cosa cambiarli, ma si può. Adesso non posso più dare la colpa agli alieni, mi tocca fare pratica di “buon pensare". La mia mente è ancora stanca. Ho la mente convalescente. Il SIMBAD rimane un ricordo. In realtà ognuno di noi è un SIMBAD vivente, se vuole. Ora è stato elaborato nella Flash Mental Simulation (FMS) e per chi la applica il problema delle abduction dovrebbe risolversi più velocemente e con ordine, rispetto a come è stato per me.

Vedo la mia vita fino a questo punto simile ad una lavagna tersa, con niente sopra. E' tutto da costruire ancora. E' un lavoro enorme. Vorrei tornare bambina con la mamma e il papà e recuperare tutto quel tempo perduto e ricominciare da li, sarebbe più normale. E' cosi che si fa a crescere, da piccoli si diventa grandi. Mi mancano tutte quelle esperienze che normalmente le persone vivono e attraverso le quali ci si struttura un carattere, una personalità, ci si relaziona quindi con il mondo e si fanno delle scelte. La liberazione dagli alieni, non consiste solo nell'applicare le tecniche come il SIMBAD per fermare le abduction, ma anche intraprendere un percorso di autoanalisi e auto-responsabilità, senza il quale la liberazione definitiva non può avvenire, in special modo quando a interferire, una volta risolto il problema abduction, è la presenza dell'Uomo Primo. Non si risolvono tutti i problemi della vita, solo perché ci si è liberati dagli alieni. Rimane appunto il carattere di fondo e la personalità, che ognuno ha e dobbiamo fari i conti anche con questo. Una volta liberati, ci guardiamo finalmente in faccia, per la prima volta e allora, forse, scopriamo che c'è anche qualche cosa da cambiare in noi stessi, che niente ha a che fare con il problema alieno. Cosicché i compiti per mettere ordine nella nostra vita, non sono finiti. Abbiamo ancora del lavoro da fare.

Sono stata molto fortunata perché la testa non l'ho mai persa del tutto e ho avuto il coraggio di cambiare le cose e ancora lo sto facendo. Ci sono persone intorno a me che non ce la fanno, perché o non sanno del problema o lo rifiutano o perché pur sapendolo, non prendono mai la decisione di mettersi in gioco. C'è chi lo risolve solo per metà e poi si lascia distrarre da altro. Stare vicino a loro diventa impegnativo, sento aliens muoversi nella loro vita, cosi come li ho sentiti muoversi nella mia. Serve pazienza! La gente crede o non crede a tutto questo. Non va giù che esista il passo successivo a quello del credere semplicemente al bene e al male, e che ne il bene ne il male, qualsiasi forma prendano nella nostra mente, vengono a farlo al posto nostro senza averne un tornaconto. Credo che inconsciamente le persone che credono negli ufo , cerchino un compromesso fra il nostra umana irresponsabilità e la necessità di vivere in un mondo migliore, trasformando gli alieni in missionari della pace. Gli alieni vengono dal cielo, vivono in altri mondi e altre dimensioni, un giorno atterreranno ufficialmente sul pianeta con le astronavi, nel frattempo ci mandano messaggi canalizzati per farci sapere che non siamo soli e informarci sul come vivere. Questo è una visione semplicistica del fenomeno UFO. Se gli si fa notare che è un fenomeno che avviene da millenni, che sono qui da sempre e che le cose per noi non sono mai andate meglio nonostante tutto, diventano infelici.

Ci sono cose che ancora oggi non mi sono chiare. Nei periodi di grande stress dovuto alle abduction, mi capitò più di una volta di svegliarmi terrorizzata per un istante da un qualche cosa di enorme ed infinito che mi si era avvicinato, ma questa paura era diversa da quella provata durante le abduction, perché non mi lasciava con il fiato sospeso e il batticuore, tutto si normalizzava e me ne stavo un po' con gli occhi aperti ad ascoltarmi e poi mi riaddormentavo senza alcun pensiero. In cuor mio desideravo che fosse un angelo venuto ad aiutarmi. Mi venne il dubbio che fosse anima, ammesso che uno possa vedere la propria anima per un istante magari con i sensi dell'alieno dal quale è parassitato e non con i propri. Chiesi ad anima in un SIMBAD se fosse veramente lei che vedevo e mi rispose sì. E in effetti era un'anima, ma non proprio la mia. Gli alieni aprono un buco nello spazio-tempo e questo si percepisce benissimo, è uno strappo. Ma questa entità si presentava in modo diverso. E' leggera, non si rompe niente intorno, niente buchi che si aprono, niente invasioni.
E' una galassia intera o pezzettino di universo ed è limpido e fresco eppure è un'entità che ha una consistenza propria. Una volta ho sentito dire che l'anima ha un peso e in effetti è cosi. Io ci credo che la si può pesare. In seguito capii che questa entità animica è chiamata da Malanga “Uomo Primo" (UP). Questa entità è in parte uomo come noi, ma non so dire se abbia ancora un corpo da qualche parte, e se ce l'ha comunque non lo sta usando. E' presente nella vita delle persone animiche, anche se non sono addotte. Talvolta interviene nelle abduction, per convincere la persona a lasciarsi addurre, altre volte interviene per evitarla. Non ho capito perché si comporta cosi. UP ha creato il distacco dalla propria anima dividendola in molte altre, che si sono a loro volta reincarnate in noi. Poi crea la necessità del ricongiungimento a sé, per non perderla. Diventiamo cosi complementari. Crea la dipendenza. Ama la formula "io sono tuo e tu sei mio". Mentre aliens fanno un circo delle nostre emozioni provocando gli eccessi e poi ci sguazzano dentro, UP si muove in modo più nobile, gioca con il sentimento di appartenenza alla coscienza, dio, fonte, profondamente radicato in ognuno di noi, e si sostituisce ad essa. Per un animico inconsapevole UP è quella fonte a cui tornare o con la quale sciogliersi, che prende tutte le forme possibili ed immaginabili, nel campo della new age. Anche quella dell'alieno buono delle canalizzazioni, per esempio. Se il lux è l'inventore delle religioni, UP è il promotore della new age che usa come esca per animici. Il pericolo per UP è che un'anima di quelle che lui considera sue, incarnata in un corpo insieme ad una mente ed uno spirito, decida di non ricongiungersi a lui e dichiari la propria indipendenza come entità a se stante. UP si sta muovendo tutt'ora nella mia vita attraverso le persone che incontro. Basta che formuli un desiderio nato da un sentimento profondo e non da un capriccio passeggero, che in poco tempo dopo incontro la persona che apparentemente mi aiuterà a realizzarlo. Quella forza animica che percepivo durante le abduction è la stessa che avvolge me e quella persona. Sempre quella persona mi parla della forza destino, del fato, della presenza di Gesù fra noi se è cristiana, come l'ultima che ho incontrato. Sempre mi chiede: "senti? Come puoi non sentire?".
Eccome se la sento, ma faccio finta di niente. Oramai ho imparato come funziona. E' una forza esterna a noi, non la percepiamo come nata dalla nostra essenza di uomo, in modo consapevole. Pur cosi miseri e terreni come siamo, anche noi ce l'abbiamo, ma a quanto pare non dobbiamo né crederci né imparare ad usarla per conto nostro. In presenza di UP se non lo rifiuti si sta bene fisicamente, come se avessimo dell'energia in più. Però le relazioni nate e cullate da questa forza esterna, UP, di qualsiasi tipo esse siano, si trasformano rapidamente in amicizie egoiste, possessive e vincolanti, che chiedono e chiedono all'infinito, che chiudono a cerchio chiunque ci caschi. A quel punto se ci si vuole staccare bisogna farlo sottovoce senza creare il conflitto, altrimenti la persona diventerà aggressiva e minacciosa. Saranno le nostre stesse menti a trasformare quell'energia in più, che prima sembrava ci rendesse forti, in ostile.

Anni fa chiesi ad un maestro di qi-gong, come fosse possibile che le persone arrivassero a lodare e pregare un dio, un santo, un guru. La risposta fu molto semplice: "Se tu entri nella mente del maestro, tu diventi il maestro, ma se è il maestro ad entrare nella tua, allora tu adori il maestro come dio." Ora credo di aver capito cosa intendesse dire.



L'articolo è disponibile anche in formato PDF: Prendere coscienza di essere addotti

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Chi conosce gli altri è saggio, chi conosce sé stesso è illuminato.
Chi domina gli altri è forte, chi domina sé stesso è superiore.
Chi sa accontentarsi è ricco, chi agisce fermamente ottiene tutto ciò che vuole.
Chi non dimentica i suoi principi vive a lungo, chi muore senza essere dimenticato vive per sempre.

(Lao Zi, "Tao Te Ching", Capitolo 33, "La virtù del discernimento")


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Messaggio da leggereInviato: sab 26 nov 2011, 16:52 
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bellissimo, devo ammettere che sia uno dei migliori articoli di addotti che siano mai stati postati. nelle esperienze rivivo angosce ed emozioni gia provate, e mi fa scuotere l'anima. sottoscrivo tutto.


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Messaggio da leggereInviato: sab 26 nov 2011, 22:26 
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Mentre aliens fanno un circo delle nostre emozioni provocando gli eccessi e poi ci sguazzano dentro, UP si muove in modo più nobile, gioca con il sentimento di appartenenza alla coscienza, dio, fonte, profondamente radicato in ognuno di noi, e si sostituisce ad essa. Per un animico inconsapevole UP è quella fonte a cui tornare o con la quale sciogliersi, che prende tutte le forme possibili ed immaginabili, nel campo della new age. Anche quella dell'alieno buono delle canalizzazioni, per esempio. Se il lux è l'inventore delle religioni, UP è il promotore della new age che usa come esca per animici. Il pericolo per UP è che un'anima di quelle che lui considera sue, incarnata in un corpo insieme ad una mente ed uno spirito, decida di non ricongiungersi a lui e dichiari la propria indipendenza come entità a se stante.


Molto interessante questo passaggio...soprattutto quando descrive la deviazione forzata che compie UP quando si spaccia per la fonte...
Nella mia esperienza il contatto con la fonte (Coscienza) quest'ultima si è palesata tramite l'arrivo di informazioni che si propagavano nella mia mente a ritmo continuo, erano immagini concetto che comprendevo perfettamente dentro di me, ma non riuscivo a descriverle a mia volta. La natura curiosa e ostinata che mi caratterizza ha tentato di tutto per decodificare tale materiale e renderlo così comprensibile (anche se temo ancora oggi che il merito della comprensione di quanto ho scritto dipenda più dal lettore paziente e motivato che si è prestato a capirci qualcosa che non da una mia reale disinvoltura espressiva asd ). Tra tutte le info che mi sono giunte, c'è stato anche un percorso in cui ho maturato un passaggio indispensabile, a mio avviso, per proseguire la crescita personale e cioè l'amore per se stessi...Potrebbe sembrare una banalità questa frase ma è stata, nella mia esperienza, la pietra angolare da cui è partito il primo passo...L'amore universale che ho poi provato quando in un simbad ho toccato spirito, mi ha aperto un universo di sensazioni senza tempo che mi hanno reso armoniosa con me stessa, che fosse UP? Sinceramente me lo sono chiesta ma non c'è collegamento tra la gratuità dell'emozione provata e il sistema ad esca che mette in atto UP, almeno credo (e spero) proprio di no. La cosa che mi fa pensare che non sia UP con la sua nuova religione (new age) è che questo stato in cui sono entrata in contatto è autentico, non ha sbavature, migliora le mie capacità intellettive e intuitive, mi fa abbandonare qualunque "corrimano" perchè "ballo da sola", non c'è paura, non c'è ansia, non c'è condizionamento, abbandono ogni giorno le vesti che il sistema/ologramma vorrebbe impormi con i suoi dettami sociali e nonostante tutto riesco pure a vivere senza lacerazioni questi meccanismi (non mi sento alienata solo perchè vedo gli inganni, semplicemente li comprendo e ne rido di cuore)...riduttivamente tutto questo lo chiamo Amore (Agape) ma è molto di più di UP, è una scalinata della quale ho potuto fare solo il primo gradino.


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Messaggio da leggereInviato: lun 12 dic 2011, 21:45 
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UP si sta muovendo tutt'ora nella mia vita attraverso le persone che incontro. Basta che formuli un desiderio nato da un sentimento profondo e non da un capriccio passeggero, che in poco tempo dopo incontro la persona che apparentemente mi aiuterà a realizzarlo. Quella forza animica che percepivo durante le abduction è la stessa che avvolge me e quella persona. Sempre quella persona mi parla della forza destino, del fato, della presenza di Gesù fra noi se è cristiana, come l'ultima che ho incontrato. Sempre mi chiede: "senti? Come puoi non sentire?".


Interessante questo passaggio! Potrebbe essere approfondito?


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