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Messaggio da leggereInviato: gio 9 ott 2008, 18:12 
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Il Governo privatizza l’acqua e in certi casi il costo già schizza alle stelle

Guadagnando risparmiando


Con una mossa un pò a sorpresa il decreto Tremonti 133 contiene al suo interno un articolo, il 23 bis, che stabilisce in poche parole e senza tanti parafrasi la privatizzazione della gestione dell’acqua quando si dice che:

"Ferma restando la proprietà pubblica delle reti, la loro gestione può essere affidata a soggetti privati E’ consentito l’affidamento simultaneo con gara di una pluralità di servizi pubblici locali nei casi in cui possa essere dimostrato che tale scelta sia economicamente vantaggiosa. In questo caso la durata dell’affidamento, unica per tutti i servizi, non può essere superiore alla media calcolata sulla base della durata degli affidamenti indicata dalle discipline di settore."

In poche parole la gestione dell’acqua diventa un business per imprese private del settore, cosa che in un periodo di crisi come quello attuale potrebbe scatenare una ridda di aumenti anche per un bene primario come è quello dell’acqua. Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l’acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e, dunque, sarà gestita da multinazionali internazionali (le stesse che già possiedono le acque minerali).

Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l’acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori che protestano, Veolia secondo alcune testimonianze avrebbe mandato le sue squadre di vigilantes per staccare i contatori. Ma anche in Sicilia sembra che in alcuni paesi si siano verificati casi di aumenti incontrollati della bolletta dell’acqua. E il fatto che lascia forse maggiormente sgomenti è che la notizia è passata praticamente inosservata per il totale silenzio sulla medesima da parte dei principali organi di informazione nazionali. Il fatto che sulla privatizzazione dell’acqua si sta combattendo da tempo una battaglia a livello internazionale proprio per la volontà delle grandi multinazionali che sono proprietarie delle principali marche di acque. E’ facile purtroppo prevedere a questo punto un aumento anche del prezzo delle acque minerali, che in alcuni casi si sono già verificati, e un ulteriore aumento del consumo che in questi ultimi anni era aumentato di oltre il 30%. Resta da vedere quale potrà essere il vero effetto di questo provvedimento che certo non va ad aiutare la gestione del bilancio familiare, che probabilmente dovrà presto fare i conti con un nuovo salasso.


Chiare, fresche e dolci acque…privatizzate!

kataweb


Dalla rete arriva un grido d’allarme: “Il Governo ha privatizzato l’acqua” e sembra che sia di questi giorni la decisione di sancire qualche qualche sciagurata norma in merito.

In effetti il Parlamento ha votato il 5 agosto 2008 l'articolo 23 bis del Decreto Legge numero 112, con il quale scatta la privatizzazione dell’acqua.

L’unico ad accorgersene è stato Padre Alex Zanotelli che in una lettera inviata a Beppe Grillo aveva denunciato il blitz del Governo.

Perché passò inosservata l’articolo? Perché si parla di blitz? Vediamo di ripercorrere le tappe.

Il 25 giungo fu approvato il Decreto Legge 112 del Ministro Tremonti. In quel decreto all’articolo 23 si parla di contratti di apprendistato, e subito dopo c’era l’articolo 24. Non c’era traccia alcuna dell’articolo 23bis.
Tale decreto viene trasformato in Legge (Legge 6 agosto 2008, n. 133 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”) il 5 agosto 2008 e fra l’articolo 23 e 24 spunta l’articolo 23 bis che titola “Servizi pubblici locali di rilevanza economica”.

L’articolo veniva votato con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del Pd, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta.

Ed ecco cosa recita il primo comma dell’articolo 23 bis:
“Le disposizioni del presente articolo disciplinano l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonché di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili”.

La mercificazione dell’acqua è così compiuta.
E’ vero che la volontà di privatizzare questo “bene comune” è in atto da tempo (GORI in Campania e Veolia nel Lazio sono solo un esempio), ma adesso è sancita con una norma nazionale.Per il governo Berlusconi l’acqua non è più un bene pubblico, ma una merce e come tale sarà gestita da multinazionali internazionali, le stesse che già possiedono le acque minerali.
Va da sé che far gestire i servizi idrici ai privati significa andare incontro ad aumenti improvvisi delle bollette, a contenziosi e a disagi paradossali.Ma la di la delle ovvie considerazioni che lasciano sconcerto, perché è impensabile privatizzare l’acqua essendo il “bene dell’umanità” per eccellenza, lasciano molto perplesse anche le modalità con cui questioni importanti come questa vengano risolte in una manciata di minuti e da poche persone chiuse nelle “stanze dei bottoni” del palazzo romano. Un problema di così grande rilevanza come l’ipotesi di privatizzazione dell’acqua non può avvenire senza un dibattito parlamentare e in assenza di dibattito pubblico.
Quando si parla di acqua si parla di falde, si parla di territorio: ambiti che non possono essere affidati a privati. Le esperienze di gestione privata del sistema idrico sono state fallimentari. I cittadini oltre a non ricevere servizi efficienti, perché spesso costretti a stare senz’acqua o, peggio a utilizzare acqua inquinata, si ritrovano a pagare ai privati bollette sempre più esose. Oltre il danno anche la beffa.

Sarebbe bastato valutare questo per evitare una scelta così irresponsabile da parte sia della maggioranza di governo sia dell’opposizione che sulla privatizzazione dell’acqua si sono trovate unite in un unico afflato.

A quanto la privatizzazione dell’aria? Ma che dico?!!…Quella è stata già data in permuta con il fumo degli inceneritori!!!


Acqua in bocca: vi abbiamo venduto l'acqua

Orizzonte docenti


Il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell’acqua pubblica. Mentre nel paese imperversano annose discussioni sul grembiulino a scuola, sul guinzaglio per il cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell’acqua pubblica.
Il Parlamento ha votato l’articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica.
Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l’acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e, dunque, sarà gestita da multinazionali internazionali (le stesse che già possiedono le acque minerali). Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l’acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300% Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armatati e carabinieri per staccare i contatori.
La privatizzazione dell’acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L’acqua è sacra in ogni paese, cultura e fede del mondo: l’uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita.
L´acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto.
L´acqua è l’oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre.
Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo.
Acqua in bocca.


Arriva il bis: privatizzata l'acqua. Caccia al comma

Pressante


Santa la Gabanelli che ha trovato, nei meandri del decreto Alitalia, non so quale articolo che in due righe regalava l'impunità ai soliti Tanzi, Geronzi e compagnia. Grande cagnara, Tremonti fa il bel gesto, e l'articolo viene cancellato.

Ma andare alla ricerca del comma nascosto dovrà diventare il nuovo sport nazionale. In un decreto per la salvaguardia del criceto maremmano può nascondersi un inceneritore, in un finanziamento per una centrale elettrica la salvezza per un mafioso. Chi può saperlo?

Nel frattempo, circola insistentemente in Rete un articolo di Rosaria Ruffini che racconta:

Il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica.
Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e, dunque, sarà gestita da multinazionali internazionali (le stesse che già possiedono le acque minerali).


Ahiahi. E' un decreto approvato il 5 agosto, e già la data preannuncia...

come si dice a Roma, la sòla. Molti dubitano della veridicità della denuncia, così andiamo ad approfondire. E scopriamo che in data 26 agosto ci aveva già pensato Alex Zanotelli dal settimanale Carta a lanciare un grido di allarme in proposito:

Mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell’acqua. Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del Pd, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta. (Una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on. Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!)

Così, vado a guardarmi il decreto legge. E scopro con sollievo che all'art.23 si parla di contratti di apprendistato, e subito dopo c'è l'art.24. Andiamo, ragazzi! Che paranoia è mai questa! Il governo è innocente, almeno stavolta!

E invece no. Il decreto è del 25 giugno, quando er cittadino era ancora a casa a vigilare sui suoi rappresentanti. Viene trasformato in legge appunto il 5 agosto, e mentre tutti sono al mare tra l'art.23 e il 24 viene aggiunto l'infame 23 bis che titola "Servizi pubblici locali di rilevanza economica".

Il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite

Ferma restando la proprietà pubblica delle reti, la loro gestione può essere affidata a soggetti privati.

tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica in materia di rifiuti, trasporti, energia elettrica e gas, nonché' in materia di acqua;

E così via. Leggetevelo. Si situa tra un articolo sui contratti di apprendistato e un altro che regolamenta l'uso della carta nei Ministeri.

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(Lao Zi, "Tao Te Ching", Capitolo 33, "La virtù del discernimento")


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è pazzesco a che punto siamo arrivati.. mentre gli italiani erano tanto presi dalle riforme scolastiche.. è successo il casino..

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ottimo :) chissà cosa ci riserverà il futuro asd


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E le fontane pubbliche?? :blink:

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già gia brutta cosa,l'era dell'oro blù è arrivata.....io bevo da anni l'acqua del mio rubinetto sono proprio curiosa di vedere come aumenteranno le bollette...


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Scordate che dall'acqua si ricava idrogeno e che da esso di ricavano sia deuterio che trizio,i 2 isotopi responsabili della fusione nucleare....se ci fanno incazzare potremo anche farli saltare x aria.

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La 133 privatizza anche l'acqua
Giù le mani dall’acqua del sindaco

MicroMega - di Paolo Rumiz, da Repubblica, 14 novembre 2008


Cologno Monzese - Dal Piemonte alla Sicilia, nell' Italia bastonata dalla crisi è nata una nuova resistenza, contro la privatizzazione dei servizi idrici. Una resistenza che parte dal basso e contesta non solo il Governo, ma il Parlamento, che il 6 agosto, mentre il Paese era in vacanza, ha approvato una norma-bomba (unica in Europa) con il "sì" dell' opposizione. Non se n' è accorto quasi nessuno: quel pezzo di carta obbliga i Comuni a mettere le loro reti sul mercato entro il 2010, e ciò anche quando i servizi funzionano perfettamente e i conti tornano. Articolo 23 bis, legge 133, firmata Tremonti. La stessa che privatizza mezza Italia e ha provocato la rivolta della scuola.

Leggere per credere. Ora i sindaci hanno letto. Quelli di destra e quelli di sinistra. E subito hanno mangiato la foglia. «Ci avete già tolto l' Ici. Se ci togliete anche questo - dicono - che ci rimane?» La partita è chiara: non è solo una guerra per l' acqua, ma per la democrazia. Col 23 bis essi perdono contemporaneamente una fonte di entrate e la sorveglianza sul territorio. Il federalismo si svuota di senso. Il rapporto con gli elettori diventa una burla. Lo scenario è inquietante: bollette fuori controllo, e i cittadini con solo un distante "call center" cui segnalare soprusi o disservizi. Insomma, l' acqua come i telefonini: quando il credito si esaurisce, il collegamento cade. La storia parte da lontano, nel 2002, con una legge che obbliga i carrozzoni delle municipalizzate a snellirsi, diventare S.p.a. e lavorare con rigore. L' Italia viene divisa in bacini idrici, i Comuni sono obbligati a consorziarsi e le bollette a includere tutti i costi, che non possono più scaricarsi sul resto delle tasse. Anche se i Comuni hanno mantenuto la maggioranza azionaria, nelle ex municipalizzate son potute entrare banche, industrie e società multinazionali. Ma quella che doveva essere una rivoluzione verso il meglio si è rivelata una delusione. Nessuno rifà gli acquedotti, le reti restano un colabrodo. Il privato funziona peggio del pubblico, parola di Mediobanca, che in un' indagine recente dimostra che le due aziende pubbliche milanesi, Cap ed Mm hanno le reti migliori d' Italia e tariffe tra le più basse d' Europa. Col voto del 6 agosto si rompe l' ultima diga. L' acqua cessa di essere diritto collettivo e diventa bisogno individuale, merce che ciascuno deve pagarsi. Questo spalanca scenari tutti italiani: per esempio i contatori regalati ai privati (banca, industria o chicchessia che incassano le bollette), e le reti idriche che restano in mano pubblica, con i costi del rifacimento a carico dei contribuenti. Insomma, la polpa ai primi e l' osso ai secondi. Il peggio del peggio. È contro questo che si stanno muovendo i sindaci d' Italia; a partire da quelli della Lombardia, che la guerra l' hanno cominciata prima degli altri. È successo che centoquarantaquattro Comuni attorno a Milano han fatto muro contro la giunta Formigoni, la quale già nel 2006 aveva anticipato il 23 bis con una legge che separava erogazione e gestione del servizio. Quasi sempre all' unanimità - destra, sinistra e Lega unite - i consigli comunali hanno chiesto un referendum per cancellare l' aberrazione; e proprio ieri, dopo una lotta infinita e incommensurabili malumori del Palazzo, davanti al muro di gomma della giunta che apponeva alla legge solo ritocchi di facciata, hanno dichiarato di non recedere in alcun modo dalla richiesta di una consultazione popolare lombarda. "Si va allo scontro, non abbiamo scelta" spiega Giovanni Cocciro, iperattivo assessore del Comuni-capofila di Cologno Monzese, e delinea il futuro della rete in mano privata. "Metti che i contatori passino a una banca, e questa stacchi l' acqua a un condominio che non paga. Il sindaco, per questioni sanitarie, deve garantire il servizio minimo ma, non potendo più ordinare la riapertura del rubinetto, può solo intervenire con autobotti, con acqua che costa tremila volte di più~ Per non parlare dei problemi di ordine pubblico che ricadono sul Comune se la gente perde la pazienza". Nei bar di Cologno, per ripicca, hanno messo l' etichetta all' acqua di rubinetto e ti dicono che le analisi l' hanno dichiarata all' altezza delle più blasonate minerali. Al banco la gente chiede "acqua del sindaco" rivendicandola come diritto, non come merce. E un po' dappertutto, attorno a Milano, crescono le "case dell' acqua", dove il bene più universale viene distribuito gratis, rinfrescato e con bollicine, in confortevoli spazi alberati dove la gente può sedersi e chiacchierare. Un "water pride" in salsa lombarda, che ora sta contagiando anche il Piemonte. Premane in Valsassina, in provincia di Lecco, è un comune di montagna a maggioranza leghista già assediato da privati in cerca di nuove centraline idroelettriche, e sul tema dell' acqua ha i nervi scoperti. "Nel servizio idrico solo la gestione pubblica può garantire equità all' utente" sottolinea con forza Pietro Caverio, che ha firmato la protesta dei 144 Comuni. Segnali di insofferenza arrivano da tutto il Paese; situazioni paradossali si moltiplicano. Sentite cos' è accaduto a Firenze. Il Comune ha accettato di fare una campagna per il risparmio idrico e un anno dopo, di fronte a una diminuzione dei consumi, ecco che la "Publiacqua" manda agli utenti una lettera dove spiega che, causa della diminuita erogazione, si vede costretta ad alzare le tariffe per far quadrare i conti. Ovvio: il privato lo premia lo spreco, non il risparmio. L' unica cosa certa sono i rincari: ad Aprilia in Lazio sono scattati aumenti del trecento per cento e un conseguente sciopero delle bollette che dura tuttora contro la società "Acqualatina". Stessa cosa a Leonforte, provincia di Enna, paese di pensionati in bolletta. A Nola e Portici, nel retroterra napoletano, la società "Gori" ha quasi azzerato la pressione in alcuni condomini insolventi, senza avvertire il sindaco; e lavoratori della ditta hanno impedito ai partigiani dell' acqua pubblica di tenere la loro assemblea. A Frosinone gli aumenti sono stati tali che il Comitato di vigilanza è dovuto intervenire e alzare la voce per ottenere la documentazione nei tempi previsti. Più o meno lo stesso a La Spezia, che ha le bollette più care d' Italia. Per non parlare di Arezzo, dove la privatizzazione si sta rivelando un fallimento. L' Acquedotto pugliese, dopo la privatizzazione, si è indebitato con banche estere finite nelle tempeste finanziarie globali. A Pescara, da quando è scattato il regime di S.p.a., s' è scoperto un grave inquinamento industriale della falda e la magistratura ha fatto chiudere l' impianto. A Ferrara il regime di privatizzazione è coinciso col trasferimento a Bologna del laboratorio di analisi, con conseguente allentamento dei controlli in una delle zone più a rischio d' Italia, causa la falda avvelenata del Po. Ma se già ora la situazione è così grave, ci si chiede, cosa accadrà col "23 bis"? Sessantaquattro ambiti idrici territoriali - sui 90 in cui è compartimentata l' Italia - tengono duro, rimangono pubblici, e organizzano laddove possibile la difesa contro i compratori dell' acqua italiana. Ma è battaglia tosta: l' acqua è il business del futuro. Consumi in aumento e disponibilità in calo, quindi prezzi destinati infallibilmente a salire. Conseguenza: nelle rimanenti 26 S.p.a. miste le pressioni sulla politica sono enormi, tanto più che nei consigli di amministrazione il pubblico è rappresentato da malleabili politici in pensione, e il privato da vecchie volpi capaci di far prevalere il profitto sulla bontà del servizio. Dai 26 ambiti che hanno accettato la privatizzazione sono cresciuti intanto quattro colossi: l' Acea di Roma che ha comprato l' acqua toscana; l' Amga di Genova che s' è alleata con la Smat di Torino e ha dato vita all' Iride; la Hera di Bologna che cresce in tutta la Padania; la A2A nata dalla fusione dell' Aem milanese e dell' Asm bresciana. In tutte, una forte presenza di multinazionali come Veolia e Suez, banche, imprenditori italiani d' assalto, e una gran voglia di crescere sul mercato. "Ormai il sistema idrico non segue più la geografia delle montagne ma quella dei pacchetti azionari" dice Emilio Molinari, leader nazionale dei comitati per il contratto mondiale per l' acqua. Il che porta sorprese a non finire. Del tipo: il Fondo pensioni delle Giubbe Rosse canadesi che entra nella Hera e quello delle vedove scozzesi che trova spazio all' interno dell' Iride. E colpi di scena politici: l' Acea guidata a suo tempo dal sindaco Veltroni mette le mani sull' acqua toscana, costruendo nel Centro Italia un potentissimo polo dell' acqua "rossa", ma poi ti arriva Alemanno a sparigliare i giochi, e l' acqua di una regione di sinistra oggi è in mano alla destra. Anni fa a Firenze sarebbe successo il putiferio. Oggi tutto tace. Motivo? Lo spiega la Commissione Antitrust, che già nel 2007 ha individuato nei quattro attori forti i pilastri di una situazione di oligopolio. C' è un cartello, che ora è pronto a comprarsi tutto il mercato proprio grazie al "23 bis". Dietro alle Quattro Sorelle esiste lo stesso intreccio finanziario e lo stesso collegamento - rigorosamente bipartisan - con i partiti. I quali, difatti, il 6 agosto hanno votato in perfetta unanimità. Per questo i sindaci si sentono truffati. "L' acqua è il nuovo luogo dell' inciucio" ti dicono al bar di Cologno Monzese. Quando i comitati per l' acqua pubblica, sparsi in tutt' Italia, hanno raccolto 400 mila firme e depositato in parlamento nel luglio 2007 una proposta di legge di iniziativa popolare, sia sotto il governo Prodi che sotto quello di Berlusconi non s' è trovato uno straccio di relatore, nemmeno d' opposizione, capace di esaminare e illustrare la volontà dei cittadini così massicciamente espressa. La melina del palazzo sul tema dell' acqua è trasparente, cristallina. Con l' acqua che diventa un pacchetto azionario, c' è anche il rischio che un bene primario della nazione passi in mani altrui, nel gioco di scatole cinesi della finanza. In Inghilterra è accaduto: le bollette si pagano a una società australiana, che ha triplicato le tariffe. Vuoi protestare per un guasto? Rivolgiti a un operatore agli antipodi. Può capitare anche qui. Ormai niente isola più l' acqua dai fiumi avvelenati delle finanze che affondano l' economia mondiale, e in molti Paesi si sta correndo ai ripari. Persino in Francia, che pure è la sede delle multinazionali Suez e Veolia che comprano l' acqua italiana. "Torniamo all' acqua pubblica", proclama il sindaco di Parigi Delanoe, che impernia su questo la campagna elettorale per la riconferma. Anche lì si rivuole l' acqua del sindaco. E che dire della Svizzera e degli Stati Uniti, i Paesi della Nestlé e della Coca-Cola che imbottigliano fonti italiane. Non sono mica scemi: l' acqua è protetta come fattore strategico e tenuta ben fuori dal mercato. Ormai si stanno muovendo tutti, anche la Chiesa. I vescovi di Brescia e Milano sono intervenuti proclamando il concetto del pubblico bene. La conferenza episcopale abruzzese ha messo per iscritto che l' accesso all' acqua "è un diritto fondamentale e inalienabile". In Campania è battaglia dura e la difesa dell' acqua si intreccia nel modo più perverso con gli interessi della camorra e l' affare della monnezza. Al Nord, in piena zona leghista, sindaci come Domenico Sella (Mezzane, nella pedemontana veronese) deliberano che l' acqua è cosa loro, ed è il perno del rapporto con i cittadini. "Se xe una perdita, la gente me ciama, e mi fasso subito riparar". Più chiaro di così. Sul territorio sinistra e destra parlano ormai la stessa lingua. Nelle Marche il presidente della provincia di Ascoli Massimo Rossi (Rifondazione) spiega che "non si può imporre la privatizzazione". E sempre ad Ascoli Paolo Nigrotti, An, presidente della società di gestione (tutta pubblica), una delle migliori del Paese, osserva che "la privatizzazione non è stata gran che in Italia" e va applicata solo là dove serve. La qualità costa, ma la può garantire anche un pubblico responsabile. Nel Friuli-Venezia Giulia, l' ex presidente della provincia di Gorizia Giorgio Brandolin - uno che ha resistito alle pressioni privatrizzatrici della Regione e ha messo insieme una S.p.a pubblica tutta goriziana che da due anni e mezzo gestisce la rete in modo impeccabile - ora si ritrova capofila dei movimenti anti "23 bis". In Puglia, 38 Comuni e due Province (Bari e Lecce) hanno formato un robusto pacchetto di mischia per la ripubblicizzazione e chiedono a Niki Vendola una legge regionale che definisca l' acqua "bene privo di rilevanza economica". Ragusa e Messina battono la stessa strada. A Parma è scesa in piazza pure la gioventù italiana della Destra di Storace. Succede che di fronte alla bolletta, la gente - toccata nel portafoglio - sta ripescando un concetto passato di moda, quello di bene comune. Nell' acqua il cattolico vede la vita e il battesimo; il nazionalista un bene non alienabile agli stranieri; il leghista l' autogoverno del territorio. Altri vi trovano il benessere, il dono ospitale, la pulizia e la sanità. "Tutti sentono l' acqua come l' ultima trincea" ammette Rosario Lembo, segretario del Contratto per l' acqua. Tutti vi scoprono un simbolo potente, e quel simbolo è capace di rompere i giochi del Palazzo con nuove alleanze. Giuseppe Altamore - autore di bei libri-inchiesta sul tema, come "Acqua S.p.a." - osserva che "il vero dramma è la mancanza di un' authority capace di affrontare l' emergenza di un Paese dove un abitante su tre non ha accesso all' acqua potabile". Quattro ministri se ne occupano, ma intanto nessuno pone rimedio a perdite spaventose e nessuno mette in sicurezza le falde avvelenate. Per esempio l' arsenico oltre il limite a Grosseto e Velletri. E poi il fluoro, i cloriti, i trialometani~ Servono formidabili investimenti, o la rete va al collasso".

Approfondimenti: Il testo della riforma dei servizi pubblici locali (Legge 6 agosto 2008, n. 133, Art. 23 bis)

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 Oggetto del messaggio: Re: Privatizzazione dell'acqua
Messaggio da leggereInviato: ven 22 mag 2009, 16:34 
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Il Governo Berlusconi ha privatizzato l'ACQUA!

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il 25 giugno 2008 il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti il quale afferma che: la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalista! così il governo Berlusconi ha sancito che l'acqua non è più un bene pubblico ma bensì una merce privata!

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(Lao Zi, "Tao Te Ching", Capitolo 33, "La virtù del discernimento")


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Messaggio da leggereInviato: ven 22 mag 2009, 17:09 
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Citazione (G-chan)
Scordate che dall'acqua si ricava idrogeno e che da esso di ricavano sia deuterio che trizio,i 2 isotopi responsabili della fusione nucleare....se ci fanno incazzare potremo anche farli saltare x aria.

Non bisogna avere delle centrifughe speciali per ricavare l'acqua pesante?
Perché sarebbe molto meglio farli bere quella... solo che poi scattano le denunce e si capisce chi è stato asd

p.s:purtroppo non basta un litro di acqua pesante per causare la morte

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13/09/2009


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 Oggetto del messaggio: Re: Privatizzazione dell'acqua
Messaggio da leggereInviato: ven 22 mag 2009, 19:42 
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n credo che l'acqua pesante faccia morire comunque un mio amico giustamente un giorno mi chiedeva qual'è la differenza con la privatizzazione dell'acqua? e in effetti non gli ho saputo rispondere in maniera precisa? che succede se privatizzano l'acqua? che chiudono le fontane publiche e che il prezzo dell'acqua puo subire variazioni incontrollate a seconda della domanda-offerta?

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Ma cosa crede che noi cattolici siamo tutte pecorelle-signorsì come piacerebbe a qualche eminentissimo prelato? Ma non ha ricordato lei stesso che abbiamo per maestro uno che non amava il potere, meno che mai il potere religioso? (V. Mancuso)


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 Oggetto del messaggio: Re: Privatizzazione dell'acqua
Messaggio da leggereInviato: ven 22 mag 2009, 20:09 
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crozza a ballarò: acqua bene pubblico

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25/3/09 ballarò

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Chi domina gli altri è forte, chi domina sé stesso è superiore.
Chi sa accontentarsi è ricco, chi agisce fermamente ottiene tutto ciò che vuole.
Chi non dimentica i suoi principi vive a lungo, chi muore senza essere dimenticato vive per sempre.

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 Oggetto del messaggio: Re: Privatizzazione dell'acqua
Messaggio da leggereInviato: sab 23 mag 2009, 14:30 
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Io dico che per protesta dovremmo andare in giro senza lavarci :fear .


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 Oggetto del messaggio: Re: Privatizzazione dell'acqua
Messaggio da leggereInviato: mer 19 ago 2009, 13:39 
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The Corporation - Ricatto Banca Mondiale

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The Corporation : Cochabamba Bolivia - privatizzazione dell'acqua.

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 Oggetto del messaggio: Re: Privatizzazione dell'acqua
Messaggio da leggereInviato: gio 19 nov 2009, 17:29 
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Decreto Ronchi, il governo incassa la fiducia. Scontro sulla privatizzazione dell'acqua
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... 4ebcd1e7d1
di Nicoletta Cottone, 18 NOVEMBRE 2009


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Sì della Camera alla fiducia sul decreto Ronchi, il decreto salva-infrazioni, che prevede tra l'altro la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, acqua compresa. I sì sono stati 320 e i no 270. Il voto finale sul provvedimento è previsto per domani. Una blindatura contestata dall'opposizione che lamenta di non aver potuto discutere della liberalizzazione dei servizi pubblici locali e, in particolare, della privatizzazione dell'acqua. Il provvedimento, che scade il 24 novembre, passato da 20 a 32 articoli nel corso dell'esame a Palazzo Madama, sarebbe così approvato senza modifiche, nel testo licenziato dal Senato.

Modifiche richieste dal Carroccio già in Finanziaria. La privatizzazione dell'acqua ha suscitato qualche perplessità anche nella Lega che ha comunque assicurato che darà la fiducia al Governo. «Non si può far saltare il governo. Non si muore per una legge, si muore se salta il governo», ha commentato il ministro e leader della Lega, Umberto Bossi. Probabilmente, però, il Carroccio chiederà una modifica del decreto Ronchi già in finanziaria.

Per Ronchi non c'è privatizzazione. «L'acqua è un bene pubblico» e il «decreto non ne prevede la privatizzazione», ha detto il ministro per le politiche comunitarie, Andrea Ronchi. «Nel provvedimento - ha aggiunto Ronchi a margine della presentazione della prima indagine di Coldiretti/Swg sul valore aggiunto del Made in Italy - viene rafforzata la concezione che l'acqua è un bene pubblico, indispensabile. Si vogliono combattere i monopoli, le distorsioni, le inefficienze con l'obiettivo di garantire ai cittadini una qualità migliore e prezzi minori». Secondo Ronchi il decreto «è una norma attesa da anni dalle piccole e medie imprese. In 480 mila chiedevano una norma chiara per combattere la contraffazione, l'illegalità, e dare forza ai prodotti italiani». Proprio le piccole e medie imprese - ha concluso Ronchi - «hanno consentito al nostro sistema economico di reggere in un momento di grandissima crisi».

Pd: si blinda un imbroglio. «Inserire la questione della privatizzazione dell'acqua dentro questo provvedimento é una decisione contro il Parlamento e anche contro una parte della
maggioranza. È una fiducia posta per blindare un imbroglio», è il commento di Ermete Realacci, deputato del Pd. «Qui non si tiene conto né della tutela di una risorsa fondamentale e preziosa come l'acqua, né di dove il pubblico funziona bene, né dell'interesse dei cittadini, né
di migliorare un servizio». Viceversa, conclude, «si favoriscono solo interessi privati limiti e ben identificati». Il senatore Roberto Della Seta, capogruppo del Pd alla commissione Ambiente del Senato attacca i leghisti. «È indecente il doppio gioco della Lega sull'acqua: con Calderoli firma il decreto che obbliga alla privatizzazione dei servizi idrici, in Parlamento fa finta di non essere d'accordo. Con l'aggravante della fiducia sul decreto».

Antitrust: positiva liberalizzazione. Per l'Antitrust, invece, il provvedimento sulla liberalizzaione dei servizi pubblici e essenziali contenuto nel decreto Ronchi è «un buon provvedimento perché dà luogo a una liberalizzazione da tanto tempo da noi auspicata. L'acqua rimane un bene pubblico ma il servizio finalmente viene liberalizzato», grazie al meccanismo delle gare. Per Antonio Catricalà il provvedimento «non significa che necessariamente si avrà una privatizzazione, ma si apre ai privati la possibilità di entrare nell'esercizio di questo servizio pubblico essenziale». La proprietà pubblica degli impianti, continua il numero uno dell'Antitrust, «rimane tale laddove è pubblica. Rimane da chiarire chi sarà l'autorità che dovrà verificare e stabilire gli standard di qualità minimi essenziali e che vigilerà sulle tariffe».



ACQUA: ECODEM, PRIVATIZZAZIONE SCELTA GRAVE E PERICOLOSA
http://www.agi.it/food/notizie/20091119 ... pericolosa
(AGI) - Roma, 19 nov


"La privatizzazione dell'acqua, imposta con il voto di fiducia alla Camera Dei Deputati e' una scelta grave e pericolosa che la maggioranza ha fatto in spregio a qualsiasi valore ma anche a qualsiasi criterio d'efficienza" questo il commento di Francesco Ferrante, senatore Pd ed esponente Ecodem.
"Accogliamo con favore - continua Ferrante - le perplessita' sollevate da molte Regioni che hanno preannunciato anche ricorso alla Corte Costituzionale, e anche questo sara' un caso in cui sara' l'organo supremo a dover risolvere, visto che il governo da un lato si lancia ogni giorno in proclami di federalismo spinto e poi nella pratica, come gia' accaduto con la legge per il rilancio del nucleare, fa approvare norme al Parlamento in cui si espropriano Regioni ed enti locali di qualsiasi autonomia" "Che l'acqua non sia una merce ma un bene comune dovrebbe essere una questione indiscutibile - aggiunge - un valore fondante, invece la si vuole trattare come una qualsiasi commodities, imponendone la privatizzazione.
L'emendamento che il Pd e' riuscito a far passare al Senato in cui almeno si garantisce che la proprieta' resti pubblica, se e' certamente positivo sul piano dei principi, purtroppo non puo' rassicuraci nei fatti perche' obbligando i comuni ad affidare la gestione del servizio a privati purtroppo se ne perdera' il controllo. La scelta della destra e' peraltro ideologica perche' non ci si e' affatto preoccupati di misurare gli effetti delle privatizzazioni gia' avviate: in nessun caso c'e' stato un effettivo miglioramento del servizio, anzi al contrario, si sono verificati moltissimi episodi di disagio ed inefficienza".
"Il problema della gestione della risorsa idrica - continua l'esponente Ecodem - nel nostro paese e' innanzitutto collegato a una rete di acquedotti 'colabrodo' (con un record europeo del 37 per cento di perdite) su cui si dovrebbe investire e da questo punto di vista la privatizzazione non offre alcuna garanzia. L'altro problema piu' generale, squisitamente ambientale, e' che si dovrebbe finalmente passare dalla 'gestione della domanda' alla 'pianificazione dell'offerta', cioe' superare l'attuale approccio per cui si sommano le richieste idriche (industriali, agricole, civili) e poi si cerca disperatamente di soddisfarle. Si dovrebbe partire dalla disponibilita' idrica, bacino per bacino, pianificare conseguentemente le attivita'. Ma rispetto a questo orientamento la privatizzazione non puo' offrire alcuna garanzia - conclude - anzi certamente aggravera' il problema".



IL REFERENDUM - E IL CONSIGLIERE REGIONALE VERDE BETTIN PROPONE UNA CONSULTAZIONE POPOLARE E ATTACCA IL GOVERNO BERLUSCONI
Acqua ai privati, rivolta dei sindaci veneti
Decreto Ronchi: Massimo Bitonci, sindaco di Cittadella e deputato leghista, va contro il Pdl: «Ci ha imposto la fiducia»

http://corrieredelveneto.corriere.it/ve ... 6471.shtml
Alessio Antonini e Marco de’ Francesco, 19 novembre 2009


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VENEZIA – Per il momento è ancora acqua trasparente, ma ri­schia di diventare una nuova ri volta che non bada ai colori po­litici. Dei sindaci naturalmente. Quelli sulla bocca di tutti quan do si offre un bicchiere dal rubi netto. «Da noi si dice acqua del sindaco e così deve rimanere. Già facciamo tutto con i privati visto il Patto di stabilità, anche l’acqua no». Francesco Lunghi (Pdl), primo cittadino di Mon selice, dice di non sentirsi tran­quillo. Il decreto Ronchi solleva dubbi, scioperi (ieri ha aderito circa il 90% del personale delle aziende di servizio) e giudizi tranchant. «C’è poco da fare, Roma ha sbagliato», rincara la dose il sindaco di Belluno Anto nio Prade (Pdl). «Il Pdl ci ha co­stretto mettendo la fiducia sul decreto – ribatte Massimo Bi tonci che oltre a fare il sindaco di Cittadella, ieri era alla Came ra per votare la proposta –. Noi della Lega vogliamo l’acqua pubblica e se proprio devono entrare i privati al 40% siano cordate di cittadini. E’ il Pdl che voleva privatizzare l’acqua e fi no a qualche tempo fa era d’ac cordo anche il Pd».

Nel 2007 precisamente, quando il ddl fu presentato dal governo Prodi (fu l’ex ministro Linda Lanzillotta). «L’acqua non ha colore – aggiunge il pre sidente dell’Anci e sindaco di Negrar Giorgio Dal *** – au mentano la tariffe con la priva tizzazione? E dov’è il problema. Adesso sono calmierate rinve stendo gli utili, domani l’acqua aumenta, ma i Comuni rispar miano e daranno servizi a mi nor costo». A patto che il con trollo sia serrato, ripetono tutti in coro. Il ricordo della spazza tura di Napoli fa ancora rabbri vidire. «Là sono crollati i priva ti che facevano la raccolta rifiu­ti per conto del Comune – dico no da Veritas, la multiutility ve neziana – e alla fine i cocci sono stati tutti del pubblico». Anche perché, a sentire i pa dovani Acegas Aps ed Hera, la rete idrica perde mediamente tra il 30 e il 40% dell’acqua circo lante e i costi operativi degli ac quedotti viaggiano su scala na zionale intorno ai 60 miliardi di euro. «Sono cifre enormi – dice il sindaco di Mira Michele Car pinetti (Pd) - chi vuoi che le metta? Qui si fa un decreto per privatizzare i guadagni e scari care le perdite sulle tasche dei cittadini. Al solito di questo go verno».

Per l’Aato veronese in vece il problema è rappresenta to dall’ingresso dei privati, ma gari multinazionali straniere. Come è successo in Francia, do ve la privatizzazione ha portato a un tale aumento delle tariffe da costringere il parlamento a fare un passo indietro vent’an ni dopo. «Non serve andare lon tani – dicono i consiglieri della sinistra veneziana che hanno votato un ordine del giorno contro la privatizzazione e dato mandato al sindaco Massimo Cacciari perché l’acqua non sia soggetta alla disciplina della concorrenza e sia inserita nello statuto comunale come diritto umano – dove è stata privatizza ta in Italia è aumentata del 300%». E infatti se in Veneto una famiglia spende media mente dai 160 euro di Venezia ai quasi 300 di Rovigo, a Firen ze, Pisa ed Empoli, dove i Co­muni hanno privatizzato il ser vizio idrico, non si scende sot to i 350 euro.

«Non è detto che le tariffe debbano crescere – mi nimizza il sindaco di Rovigo Fausto Merchiori (Pd) – succe derà solo se gli impianti saran no obsoleti». «Dal momento che le sorgenti restano pubbli che – fa eco Flavio Zanonato (Pd), primo cittadino di Pado va – il fatto che il gestore sia pri vato non deve scandalizzare, anche se dubito che il decreto reggerà». «Che regga o non reg ga il decreto, questa è la vera faccia della Lega e del Pdl – sot tolinea il consigliere regionale dei Verdi Gianfranco Bettin – partiti che compiono continui tradimenti ai danni dell’eletto rato svendendo le risorse più preziose. Si faccia un referen dum e vediamo che cosa ne pensano i veneti». «Non c’è bi sogno, l’elettorato si esprimerà a breve – conclude il sindaco di Musile di Piave Gianluca Forco lin che da deputato ha votato il decreto – noi della Lega faremo inserire in Finanziaria una nor ma per far sì che le aziende pub bliche virtuose, come quelle ve nete, non siano obbligate a ce dere quote».

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 Oggetto del messaggio: Re: Privatizzazione dell'acqua
Messaggio da leggereInviato: gio 19 nov 2009, 19:23 
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Iscritto il: mer 9 set 2009, 15:04
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va bene cosi si stanno dando la zappa su i piedi da soli i politici...


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 Oggetto del messaggio: Re: Privatizzazione dell'acqua
Messaggio da leggereInviato: lun 30 nov 2009, 1:32 
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Iscritto il: mar 27 gen 2009, 15:50
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Cioe' quindi se ci riempiamo una bottiglia di acqua da una fontanella ''comune'' ci fanno la multa? Gia' l'Italia funziona di merda di per se', ora hanno privatizzato l'acqua.... B| [tired.gif] O.o

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 Oggetto del messaggio: Re: Privatizzazione dell'acqua
Messaggio da leggereInviato: gio 17 dic 2009, 18:56 
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Iscritto il: mer 16 dic 2009, 20:54
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La necessità di affrontare la questione di acqua come un problema di carattere globale riguarda anche l'aspetto giuridico e politico, anche perché non esiste un diritto internazionale che parta dal principio che l'acqua sia una risorsa comune.

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"Spesso si dice che ognuno ha la sua verità (o parere). Per noi, è una specie di regola. Ma come possono esserci 6 500 000 000 di verità diverse? Infatti non possono."


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 Oggetto del messaggio: Re: Privatizzazione dell'acqua
Messaggio da leggereInviato: gio 17 dic 2009, 19:05 
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Iscritto il: dom 9 nov 2008, 23:20
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Ma tanto in Italia se ne fregano bellamente, proprio come fanno con la Costituzione :rolleyes

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 Oggetto del messaggio: Re: Privatizzazione dell'acqua
Messaggio da leggereInviato: gio 17 dic 2009, 19:12 
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Iscritto il: mer 16 dic 2009, 20:54
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La privatizzazione ha avuto molto "successo" in Italia e trova le sue origini negli anni ottanta e novanta (quando in Italia imperversava il tormentone di mani pulite). La privatizzazione fu ovviamente concertata dal Fondo Monetario Internazionale, che, come aveva fatto in altri paesi, voleva privatizzare selvaggiamente e svalutare la moneta italiana, per agevolare il dominio economico - finanziario dell'élite. Durante quegli anni Amato trasformò gli Enti statali in Società per Azioni, valendosi del decreto Legge 386/1991, in modo tale che l'élite finanziaria li potesse controllare, e in seguito rilevare. Che stesse cambiando qualcosa, gli italiani lo capivano dal cambio di nome delle aziende, la Sip per esempio era diventata Telecom Italia e le Ferrovie dello Stato erano diventate Trenitalia.

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