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erocnA elled acinceT - tseT roloC dairT - enoizatulav-otuA id tseT




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Messaggio da leggereInviato: dom 22 feb 2009, 17:19 
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non credo sarà possibile con i colossi come youtube, semmai andranno di mezzo i minori host di video, quelli dove tra l'altro si concentrano i video di contenuti illegali




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Ma cosa crede che noi cattolici siamo tutte pecorelle-signorsì come piacerebbe a qualche eminentissimo prelato? Ma non ha ricordato lei stesso che abbiamo per maestro uno che non amava il potere, meno che mai il potere religioso? (V. Mancuso)


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 Oggetto del messaggio: Internet (italiana) a rischio
Messaggio da leggereInviato: mer 18 mar 2009, 16:57 
Non so se avete avuto modo di informarvi a riguardo, ma c'è una proposta di legge della parlamentare Carlucci (sì, quella tizia che in passato presentava in tivù), che se passa al vaglio ci darà delle grane allucinanti.
Naturalmente i principali media non ne parlano, quale prassi italiana su ciò che è bene tacere al pubblico.

Cita:
L'11 febbraio scorso, l'On. Carlucci presenta alla Camera dei Deputati una proposta di legge intitolata 'Disposizioni per assicurare la tutela della legalità nella rete internet e delega al Governo per l'istituzione di un apposito comitato presso l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni'. Per un paio di settimane, tuttavia, il testo della proposta non viene pubblicato sul sito della Camera dei deputati né reso disponibile dall'On. Carlucci.
Da alcune prime indiscrezioni si apprende, però, che attraverso la propria iniziativa l'On. Carlucci si propone (1) di vietare l'immissione in Rete di qualsivoglia contenuto in forma anonima senza, peraltro, chiarire come ciò debba avvenire, (2) di estendere, tout court, a Internet la disciplina sulla stampa con particolare riferimento a quella in materia di diffamazione, (3) di ribadire l'applicabilità della legge sul diritto d'autore anche in ambito telematico (chi ne aveva mai dubitato, specie di questi tempi?) e (4) di istituire un comitato per la tutela della legalità in Rete quasi che Giudici e forze dell'Ordine non bastassero.
L'iniziativa, come forse poteva essere previsto, desta curiosità, solleva più di qualche perplessità e genera una pioggia di critiche.

L'On. Carlucci, a questo punto, avverte l'esigenza di pubblicare il testo integrale della propria proposta e di difenderla, sostenendo che essa troverebbe giustificazione nell'esigenza di combattere la pedofilia online, una piaga che, nel nostro Paese, mieterebbe migliaia di vittime ogni anno. (fonte: http://punto-informatico.it/2578815/PI/Commenti/rispetta-rete-se-chiedi-rispetto.aspx)


In pratica accade quanto segue.
La Carlucci pubblica la proposta di legge nel suo blog: http://www.gabriellacarlucci.it/2009/03/03/pedofilia-e-internet/.
Si alza un vespaio di critiche da parte di centinaia di utenti, gli interventi negativi vengono automaticamente censurati nel suo blog.
La cosa davvero simpatica è che la proposta, in formato MS-Word, riporta come autore Avv. Davide Rossi, Presidente di Univideo.
Sapete di chi stiamo parlando?
Del presidente della più grande associazione dell'industria audiovisiva italiana lol Il quale, tra l'altro, dichiarò in passato "internet non serve all’umanità e non serve al mondo!". Fonte: http://www.youtube.com/watch?v=3HabNofBVNo&eurl=http://www.guidoscorza.it/?p=623&feature=player_embedded. rotfl

A questo punto è evidente come tale proposta faccia perno sulla lotta alla pedofilia (sicuramente condivisibile, ci mancherebbe pure), mentre la ragione principale che vi è dietro è sempre la solita: il controllo della Rete a sfavore della condivisione e della pirateria informatica.

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Un occhio sulla proposta di legge

Ciò che mi preme di sottolinare è il secondo comma dell'articolo 2:
Cita:
I soggetti che, anche in concorso con altri operatori non presenti sul territorio italiano, ovvero non identificati o identificabili, rendano possibili i comportamenti di cui al comma 1 sono da ritenersi responsabili - in solido con coloro che hanno effettuato le pubblicazioni anonime - di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi o dello Stato


Cosa vuol dire in soldoni?
Semplicemente che ognuno di noi, per poter pubblicare, scrivere, accedere a communities etc. sarebbe obbligato a fornire le proprie generalità reali.
Certamente, questo tipo di tracciabilità sarebbe ottimo per sistemare definitivamente tutte le problematiche legate alla diffamazione e ai maggiori reati commessi online. Punto a favore, quindi.
D'altro canto, e qui cade l'asino, come diretta conseguenza rischieremmo di perdere una valanga di servizi, ovvero tutto ciò che attualmente non prevede e non può prevedere un riconoscimento personale in tal senso. Quindi addio Wikipedia, addio YouTube, addio i Forum come li conosciamo ora, addio anche la libertà di poter commentare anonimamente su blog e siti d'interesse.
Daltronde come sarebbe pensabile obbligare i maggiori siti internazionali a rivedere drasticamente le proprie procedure di iscrizione utenti, in relazione alla nostra piccola e zoppicante legislatura?!? :confused

Punto due
La Carlucci, in merito alla tracciabilità sul nome e cognome reale, risponde alle critiche nel seguente modo:
Cita:
Se io ho una critica o addirittura una accusa da muovere verso qualcuno e sono sicura che quello che affermo corrisponda a verità, che necessità ho di nascondermi dietro all'anonimato?

Bisognerebbe informare la signora che viviamo in Italia e, appunto per questo, siamo sottoposti all'attuale regime legislativo dove chi ha più soldi vince le cause.
Io ho famiglia, muovo una critica a te, tu hai tutta la disponibilità economica utile e mi denunci. Io, dall'altra parte, non avendo né tempo né risorse per affrontare una causa a lungo termine, rischio la casa e il sostentamento.
Conseguenza: ben pochi si azzarderebbero a dire liberamente la propria in Rete. Davvero un bell'affare, non c'è che dire.
Che la signora in questione si sia legata al dito i numerosi interventi negativi sul suo blog, e abbia trovato un valido modo per prendere due piccioni con una fava? :queenie

Punto tre
In relazione alla condivisione di materiale coperto da diritto d'autore, sempre la Carlucci dichiara:
Cita:
È stato detto che la proposta di legge avanzata dall'On.Carlucci di vietare l'anonimato su Internet tende a mascherarsi dietro alla pedofilia, ai reati di diffamazione (sempre più frequenti) e ad altri reati, ma che in effetti è studiata per difendere il Diritto d'autore e punire chi illegalmente scarica dalla rete opere coperte da tale Diritto. Bene, e se così fosse cosa ci sarebbe di strano?

Ci sarebbe di strano che se un'ampissima fetta di utenti preferisce scaricare dal mulo o dai vari torrent, vuol dire che siamo tutti ladri e bisognerebbe costruire tante carceri quante le nostre abitazioni, oppure forse forse c'è un sistema alla base ormai datato che va ridiscusso in toto.
Prima di tutto che si sviluppi nuovamente la proposta per ciò che è, e quest'ultima risposta della Carlucci conferma guarda caso quel tipo di tesi, poi se vogliamo rimettere in moto la solita questione dell'ormai vecchio e rugginoso diritto d'autore, brevetti e quant'altro, che si inizi a farlo con gli utenti, quali diretti interessati, e non con presunti assistenti e consiglieri il più delle volte ignoranti in materia.

Vi prego di far girare il più possibile quest'informazione perché il culo, come al solito, ce lo mettiamo noi e sarebbe meglio, almeno una volta tanto, fare qualcosa invece di fregarcene allegramente in attesa della vaselina.

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Ulteriori approfondimenti:
http://punto-informatico.it/2569606/PI/Commenti/vogliono-chiudere-rete.aspx
http://www.guidoscorza.it/?p=623





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Messaggio da leggereInviato: mer 18 mar 2009, 21:57 
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e aggiungerei anche che oltre al controllo sul copyright c'è anche quello sull'unico posto attualmente libero x scambiarsi opinioni libere a tante persone e ad enormi distanze, il che ovviamente è cosa scomoda per tutti i governi (storicamente è la prima volta che il potere si trova davanti a una così vasta possibilità di comunicare da parte del popolo e ora si stanno adattando, nel 500 c'era l'inquisizione, poi la censura in tv e ora anche con internet).
tra l'altro se mi tolgono wikipedia è la volta buona che faccio una strage a colpi di accetta :evil
che dire...lunga vita agli hacker!




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 Oggetto del messaggio: Censure della rete internet europea
Messaggio da leggereInviato: mar 31 mar 2009, 17:52 
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Iscritto il: mar 27 gen 2009, 15:50
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Ho scoperto questo video su internet proprio oggi.. Si sapeva gia' anche perche' al G8 ne avevano gia' parlato, vogliono controllare la rete internet mondiale..
Qui vi posto un video giusto per informarvi, in quel video parlano solo quel che riguarda l'UE.
Difendiamo i nostri diritti di cittadini, se possibile, diffondere la notizia.
http://www.youtube.com/watch?v=NJ792e-agak&feature=related




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"Si è coscienti essendo coscienti, non provando ad essere coscienti"...

"Non preoccuparti della critica. Se non è vera, ignorala; se è ingiusta, evita di irritarti; se è ignorante, sorridi; se è giustificata, impara da essa".
(Tao Te Ching: Saggezza)


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 Oggetto del messaggio: Re: Televisione, internet e censura
Messaggio da leggereInviato: mer 8 apr 2009, 23:59 
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Iscritto il: dom 9 nov 2008, 23:20
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Pubblica su Facebook un link di repubblica.it, giornalista licenziata
Una giornalista agrigentina, Olga Lumia, è stata licenziata dal sito con cui collaborava, Agrigentoweb. La motivazione? Aveva pubblicato sulla sua bacheca di Facebook un link a un pezzo di repubblica.it sul ministro della Giustizia Angelino Alfano

http://palermo.repubblica.it/dettaglio/Mette-su-Facebook-link-a-Repubblica-licenziata/1615702?ref=rephp
di Fabio Russello (08 aprile 2009)



Pubblica sulla sua bacheca di Facebook un link preso da repubblica.it e il sito web con cui collaborava - era stata addirittura nominata vicedirettore quale giorno prima - la induce alle dimissioni: il link parlava del ministro Angelino Alfano (che è agrigentino).
Lei è Olga Lumia, 39 anni, giornalista agrigentina che lavora a Roma e che aveva deciso di collaborare con una testata giornalistica locale (http://www.agrigentoweb.it) per non perdere il contatto con la propria città. La sua storia è stata raccontata nel gruppo giornalisti agrigentini aperto su facebook. "Quelli di Agrigentoweb - racconta - mi hanno proposto di collaborare e ho accettato. La mia collaborazione consisteva nell'inviare da qui un pezzo ogni dieci giorni. Non mi occupo di politica e ho scritto soltanto tre pezzi culturali in tutto. Dopo circa una settimana dalla pubblicazione del mio primo pezzo, mi hanno nominato, a sorpresa, vicedirettore. La cosa, se da un lato mi ha gratificato, dall'altro mi ha infastidito molto. Ho aperto il sito e ho letto la notizia come tutti gli altri. Nessuno, infatti, mi aveva avvisato. Ma la cosa che mi ha spinto a dimettermi, è accaduta circa una settimana fa. Nella mia bacheca di FB, avevo condiviso un link su un vecchio pezzo de la Repubblica, che aveva come oggetto un politico.

Sono stata ampiamente rimproverata da quelli di Agweb per quello che avevo pubblicato. Ho cercato di spiegare che la bacheca di FB è come casa mia: ci posso fare quello che voglio. Ma loro niente, non sentivano ragioni. Alcune persone, dopo aver visto quel link, ne hanno parlato agli editori e direttori di Agrigentoweb. Gridando allo scandalo. Ho persino fatto una lettera di scuse credendo di averli messi a disagio. Pensavo che la cosa fosse finita lì. Non era vero. Con un pezzo in prima, firmato dal direttore, sono stata accusata di attaccare il premier e i suoi uomini e sono stata volgarmente definita "cavallino rampante che fa cri cri". Non mi restava altro che fuggire da un simile ambiente dove non c'è libertà di opinione, pensiero e parola. Dove ti controllano anche per ciò che fai in privato". Le dimissioni di Olga, va da sé, sono state accolte, come recita un comunicato: "La Lumia ha comunicato la sua decisione che è stata accolta e non respinta".




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Chi conosce gli altri è saggio, chi conosce sé stesso è illuminato.
Chi domina gli altri è forte, chi domina sé stesso è superiore.
Chi sa accontentarsi è ricco, chi agisce fermamente ottiene tutto ciò che vuole.
Chi non dimentica i suoi principi vive a lungo, chi muore senza essere dimenticato vive per sempre.

(Lao Zi, "Tao Te Ching", Capitolo 33, "La virtù del discernimento")
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 Oggetto del messaggio: Re: Televisione, internet e censura
Messaggio da leggereInviato: mer 15 apr 2009, 20:09 
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Iscritto il: dom 9 nov 2008, 23:20
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Facebook definisce estremo il progetto italiano di bloccare il contenuto della rete
http://2dei.wordpress.com/2009/02/14/facebook-definisce-estremo-il-progetto-italiano-di-bloccare-il-contenuto-della-rete/
Articolo originale su Bloomberg
14 febbraio 2009 (pubblicato giovedì 12 febbraio 2009 negli USA)



Il piú grande sito al mondo di interazioni sociali, Facebook Inc., ha affermato di essere preoccupato per la legge proposta dall’Italia che obbligherebbe i provider di internet a bloccare l’accesso ai siti web che incitano o giustificano un comportamento criminale.

“Non abbiamo esaminato il linguaggio della proposta di legge, ma i resoconti ci preoccupano” ha affermato Debbie Frost, portavoce di Facebook, in un e-mail. La legge è “paragonabile a chiudere l’intero sistema ferroviario di un paese a causa di alcuni discutibili graffiti in una stazione feroviaria”.

La proposta di legge, che è passata in Senato la scorsa settimana, darebbe il potere al Ministero degli Interni di imporre ai provider di internet, inclusi Fastweb Spa, Telecom Italia Spa o Tiscali Spa, la rimozione del contenuto criminale entro 24 ore, pena una multa fino a 250.000 euro. I Pubblici Ministeri dovranno verificare il contenuto criminale prima che il Ministero possa agire, secondo la proposta di legge.

Il senatore italiano Giampiero D’Alia ha proposto la misura dopo che la stampa italiana, fra cui il quotidiano piu’ importante del pease, il Corriere della Sera, ha riportato che su Facebook c’era un gruppo di fans dei boss mafiosi di Corleone Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, colpevoli di dozzine di omicidi, i quali stanno scontando sentenze multiple di ergastolo.

“Prendiamo molto seriamente i contenuti che incitano alla violenza e ci impegneremo a rimuoverli in fretta” ha affermato Frost. “Per ogni tema controverso postato su Facebook ci sono letteralmente migliaia di interazioni positive che promuovono la comunicazione, il cameratismo e il commercio”.

Santificazione per un omicida

Mentre oggi un gruppo di fans - di 433 membri - che invoca la “santificazione” di Provenzano era ancora aperto, Facebook ha anche un gruppo che celebra come eroi i Pubblici Ministeri di Palermo Giovanni Falcone e Salvatore Borsellino, assassinati per ordine di Riina dopo aver incriminato con successo centinaia di mafiosi. Quel gruppo ha 396.463 fans.

Lo scopo non è quello di bloccare siti come Facebook o YouTube se presentano un contenuto criminale, secondo quanto affermato ieri da D’Alia in un’intervista. Invece la legge intenderebbe costringerli a rimuovere pagine individuali o gruppi, ha detto il senatore. Il linguaggio della proposta di legge stessa non distingue fra il blocco di alcune pagine o di interi siti web.

La legge è imperfetta perchè i provider di internet non sono in grado di eliminare elementi singoli dai siti web, secondo quanto ha affermato ieri in un’intervista Marco Pancini, Consulente per le Politiche Europee di Google Inc., che è il propietario di YouTube. Se la legge viene approvata, comporterà il blocco di piattaforme intere, ha continuato Pacini.

Mediaset, YouTube

YouTube ha la capacità di eliminare materiale potenzialmente criminale o offensivo, ha detto Pancini, aggiungendo che le leggi che regolano il contenuto criminale esistono già in Italia. Una legge di aprile 2003 afferma che i materiali devono essere rimossi immediatamente non appena un sito web viene a conoscenza di materiale illecito nel suo dominio.

Il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, i cui alleati in Senato hanno approvato la legge, è il propietario di Mediaset Spa, l’ente televisivo privato piú grande d’Italia. Mediaset a luglio ha fatto causa a YouTube e a Google per aver distribuito illegalmente i contenuti televisivi privati della compagnia, richiedendo “almeno” 500 milioni di euro di danni.

Per tutto il mese scorso, ogni fine settimanaBerlusconi si è impegnato in campagna elettorale per il suo candidato, Ugo Cappellacci, contro il rivale Renato Soru nelle elezioni per la presidenza alla regione Sardegna, previste il 15 e 16 febbraio. Soru è il fondatore e il proprietario del 17.7% - per mezzo di un “blind trust” - del provider di internet Tiscali.

La legge su internet è stata inserita in un emendamento di una proposta di legge che aveva lo scopo di sconfiggere il crimine, approvata in Senato il 5 febbraio. La misura deve ancora essere approvata alla Camera dei Deputati senza essere modificata prima di diventare legge.




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 Oggetto del messaggio: Re: Televisione, internet e censura
Messaggio da leggereInviato: mer 15 apr 2009, 20:32 
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ma che figure di merda che ci fanno fare, dobbiamo passare sempre per ***, quando la soluzione esiste già e anche da tanto perchè in ogni grande foruma che si rispetti ci sono precise regole sulla politica, sui nick da adottare ecc e va tutto bene...




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 Oggetto del messaggio: Re: Televisione, internet e censura
Messaggio da leggereInviato: mer 6 mag 2009, 20:38 
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La Rete ha vinto e resta libera
http://punto-informatico.it/2611754/PI/Brevi/rete-ha-vinto-resta-libera.aspx
mercoledì 29 aprile 2009



Roma - La libertà dei cittadini italiani di usare la Rete per informare ed informarsi così come loro garantito dalla Carta fondamentale dei diritti dell'uomo e del cittadino prima e dalla Costituzione poi è salva... almeno per il momento.

I Deputati italiani, infatti, mostrando una maturità ed un rispetto per i diritti fondamentali dei cittadini e degli utenti superiore a quello dei colleghi del Senato, nella notte di ieri, hanno abrogato l'art. 60 del DDL n. 2180, meglio noto al grande pubblico come emendamento D'Alia, approvando l'emendamento Cassinelli. Uno dei più pericolosi attentati alla libertà dell'informazione in Rete ed attraverso la Rete è stato, dunque, sventato.

L'emendamento D'Alia, infatti - che sia stato frutto di superficialità, ignoranza delle dinamiche di circolazione dei contenuti in Rete o di un eccesso di giustizialismo - avrebbe drammaticamente ridotto la libertà di informazione nel nostro Paese per effetto dell'applicazione di una perversa logica repressivo-cautelare in forza della quale la sospetta commissione da parte di un singolo di un reato di opinione avrebbe finito con il gravare sull'intera collettività che, dalla sera alla mattina, si sarebbe ritrovata nell'impossibilità di informare ed informarsi attraverso blog, ugc e altre piattaforme telematiche.

Nei prossimi giorni varrà, forse, la pena di fermarsi a riflettere su come sia potuto accadere che nel 2009 un Senatore della Repubblica abbia proposto - ed i suoi colleghi abbiano a larga maggioranza approvato - un emendamento che minacciava di oscurare la Rete nel secolo della Rete.
Oggi, però, credo sia più importante parlare di come si è impedito che tale intendimento divenisse realtà e si è giunti al pentimento operoso del nostro legislatore. Si tratta, infatti, di un percorso virtuoso che sarebbe auspicabile non restasse isolato. Protagonista indiscussa di questo percorso è stata - mi sia consentito, solo per un istante, proporne un'immaginaria personificazione - la Rete in tutte le sue molteplici forme e sfaccettature.

È stato il tam tam della blogosfera, quello nelle piattaforme di social network, il rimbalzare dei video su YouTube, il libero esercizio da parte di centinaia di migliaia di cittadini italiani che ogni giorno usano la Rete del loro diritto di critica e la viralità della comunicazione elettronica a costringere il Parlamento a prestare attenzione ai 1684 caratteri (spazi esclusi) dell'emendamento D'Alia che, altrimenti, avrebbero rischiato di passare inosservati e di formare oggetto - come probabilmente già accaduto al Senato - di un voto distratto, assonnato, intorpidito che, difficilmente, le parole "filtraggio", "Internet" o "connettività" sarebbero state in grado di risvegliare.

È un successo della Rete, dunque, quello che si è celebrato nella serata di ieri a Montecitorio al momento del voto in Commissione riunita Giustizia-Affari Costituzionali con il quale si è abrogato l'art. 60 del DDL n. 2180, l'emendamento D'Alia. La Rete ha difeso se stessa, si potrebbe dire con formula riassuntiva, giornalisticamente forse efficace ma linguisticamente e giuridicamente approssimativa.

A dirla meglio la realtà è che quella che si è appena consumata sotto i nostri occhi è la prova che Internet è ormai divenuto uno strumento maturo di democrazia elettronica da utilizzarsi in una politica partecipata, ampia e condivisa, caratterizzata da un dialogo aperto, rapido e schietto tra eletti ed elettori, dialogo nell'ambito del quale i numeri e la cassa di risonanza rappresentata dalla dimensione globale del fenomeno possono indurre i primi a ritornare sui propri passi ascoltando l'opinione dei secondi, noi, gli elettori.

Nel mondo dei media tradizionali, della televisione e della carta stampata questo non sarebbe mai stato possibile perché l'informazione correva verticalmente dai più grandi (economicamente e politicamente) ai più piccoli senza alcuna possibilità di invertire la direzione e i primi formavano a loro immagine e somiglianza l'opinione pubblica generando il consenso e scongiurando il formarsi di sacche di dissenso.

È questo il miracolo della Rete, primo mezzo di comunicazione di massa nel senso più pregnante del termine, in grado di lasciarsi plasmare ed utilizzare dai più numerosi e non già dai più grandi economicamente e politicamente.

Tale constatazione costituisce, ad un tempo, la ragione per la quale l'accesso libero e neutrale alla Rete va garantito e tutelato quale presupposto indefettibile dei diritti e delle libertà fondamentali e del perché, da più parti, talora in maniera più trasparente e talaltra più celata, si vorrebbe trasformare, a colpi di regole, la Rete in una grande TV.

Congratulazioni Signora Net, una bella e meritata vittoria!

Occorre, tuttavia, dare a Cesare quel che è di Cesare e, quindi, riconoscere che gli sforzi di quanti in Rete ed attraverso la Rete hanno, nelle ultime settimane, fatto il possibile perché questo risultato venisse raggiunto, sarebbero rimasti frustrati se non avessero trovato adeguata sponda nella responsabilità e nel senso del dovere di alcuni uomini delle Istituzioni ed in alcuni politici più illuminati di altri che hanno raccolto il grido di preoccupazione dei cittadini e lo hanno tradotto in emendamenti all'emendamento D'Alia che - istituzionalmente parlando - non è rimasto travolto dalle urla della Rete ma è stato, invece, soppresso dall'approvazione di due emendamenti sostanzialmente gemelli presentati uno dal PD (molti firmatari) e l'altro dall'On. Cassinelli - lo stesso del Salvablog - che già aveva presentato, facendosi per primo portatore delle istanze della Rete, un altro emendamento meno radicale ma, comunque, in grado di "neutralizzare" il ciclone D'Alia.


Guido Scorza
http://www.guidoscorza.it
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione




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 Oggetto del messaggio: Re: Televisione, internet e censura
Messaggio da leggereInviato: sab 13 giu 2009, 18:22 
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Iscritto il: dom 9 nov 2008, 23:20
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Chiuso per rettifica
http://punto-informatico.it/2641517/PI/ ... ifica.aspx
Guido Scorza, giovedì 11 giugno 2009
www.politicheinnovazione.eu


Roma - Il Governo pone la fiducia sul discusso disegno di legge in materia di intercettazioni e la blogosfera ne fa le spese rischiando di essere "chiusa per rettifica". È questo il senso di quanto è accaduto nelle scorse ore in Parlamento, dove per effetto dell'approvazione del maxi-emendamento presentato dal Governo sta per diventare legge l'idea - di cui si è già discusso sulle colonne di questa testata - di obbligare tutti "i gestori di siti informatici" a procedere, entro 48 ore dalla richiesta, alla rettifica di post, commenti, informazioni ed ogni altro genere di contenuto pubblicato.

Non dar corso tempestivamente all'eventuale richiesta di rettifica potrà costare molto caro a blogger, gestori di newsgroup, piattaforme di condivisione di contenuti e a chiunque possa rientrare nella vaga, generica e assai poco significativa definizione di "gestore di sito informatico": la disposizione di legge, infatti, prevede, in tal caso, una sanzione da 15 a 25 milioni di vecchie lire.

Tanto per esser chiari e sicuri di evitare fraintendimenti quello che accadrà all'indomani dell'entrata in vigore della nuova legge è che chiunque potrà inviare una mail a un blogger, a Google in relazione ai video pubblicati su YouTube, a Facebook o MySpace o, piuttosto al gestore di qualsiasi newsgroup o bacheca elettronica amatoriale o professionale che sia, chiedendo di pubblicare una rettifica in testo, video o podcast a seconda della modalità di diffusione della notizia da rettificare. È una brutta legge sotto ogni profilo la si guardi ed è probabilmente frutto, in pari misura, dell'analfabetismo informatico, della tecnofobia e della ferma volontà di controllare la Rete degli uomini del Palazzo.

Provo a riassumere le ragioni di un giudizio tanto severo.
L'intervento normativo in commento mira, nella sostanza, a rendere applicabile a qualsiasi forma di comunicazione o diffusione di informazioni online - avvenga essa in un contesto amatoriale o professionale e per scopo personale, informativo o piuttosto commerciale - la vecchia disciplina sulla stampa dettata con la Legge n. 47 dell'8 febbraio 1948 e, in particolare, il suo art. 8 relativo ad uno degli istituti più controversi introdotti nel nostro ordinamento con tale legge: l'obbligo di rettifica.

La legge sulla stampa, tuttavia - come probabilmente è noto ai più - costituisce una delle poche leggi vigenti scritte e discusse direttamente in seno all'assemblea costituente ormai oltre sessant'anni fa ed ha, pertanto, già mostrato in diverse occasioni un'evidente inadeguatezza a trovare applicazione nel moderno mondo dei media che poco o nulla ha a che vedere con quello avuto presente dai padri costituenti. Si tratta, per questo, di una legge che avrebbe richiesto un intervento di "aggiornamento" urgente, competente ed approfondito o, piuttosto, meritato di essere mandata in pensione dopo oltre mezzo secolo di onorato servizio. Contro ogni legittima aspettativa, invece, Governo e Parlamento hanno deciso di affidarle addirittura la disciplina della Rete ovvero della protagonista indiscussa di una delle più grandi rivoluzioni del mondo dell'informazione nella storia dell'uomo. Difficile, in tale contesto, condividere la scelta del Palazzo.

Ma c'è di più.
Sono anni che si discute ad ogni livello - nelle università, nelle aule di giustizia e, persino, in Parlamento ed a Palazzo Chigi - della possibilità e opportunità di estendere in tutto o in parte la disciplina sulla stampa e, in particolare, le disposizioni dettate in materia di obbligo di registrazione delle testate, a talune forme di comunicazione e diffusione delle informazioni online senza che, sin qui, si sia arrivati ad alcuna conclusione sicura e condivisa.

La brutta ed ambigua riforma dell'editoria introdotta con la legge n. 62 del 2001, il famoso DDL Levi ribattezzato l'ammazza blog presentato e poi ritirato, il DDL Cassinelli ovvero il "salvablog" tuttora in attesa di essere discusso alla Camera dei Deputati e la "storica" condanna dello storico Carlo Ruta per stampa clandestina pronunciata dal Tribunale di Modica in relazione alla pubblicazione del blog dello studioso siciliano sono solo alcuni dei provvedimenti e delle iniziative che hanno, negli ultimi anni, alimentato - in Rete e fuori dalla Rete - un dibattito complesso ed articolato senza vincitori né vinti. L'entrata in vigore della nuova disciplina sulle intercettazioni vanificherà e polverizzerà il senso di questo dibattito stabilendo, una volta per tutte, che la disciplina sulla stampa - o almeno una parte importante di essa - si applica a qualsiasi forma di comunicazione e diffusione di informazioni nel cyberspazio.

Difficile resistere alla tentazione di definire dilettantistica, approssimativa ed irresponsabile la scelta del legislatore che è entrato "a gamba tesa" in questo dibattito ultradecennale ignorandone premesse, contenuti e questioni e che ora rischia di infliggere - non so dire se volontariamente o inconsapevolmente - un duro colpo alla libertà di manifestazione del pensiero nel cyberspazio modificandone, per sempre, protagonisti e dinamiche.
Nel Palazzo, domani, qualcuno - nel tentativo di giustificare questo monstrum giuridico liberticida e anti-Internet - dirà che è giusto pretendere anche da blogger, gestori di piattaforme di condivisione di contenuti e titolari di qualsiasi altro tipo di sito Internet la pubblicazione di una rettifica laddove loro stessi o i propri utenti pubblichino contenuti non veritieri o ritenuti lesivi dell'altrui reputazione o onore. Libertà fa rima con responsabilità è il ritornello che sento già risuonare nel Palazzo.

Il problema non è, tuttavia, il ritornello che non si può non condividere, quanto, piuttosto, le altre strofe della canzone per restare nella metafora ovvero le modalità attraverso le quali il legislatore ha preteso di raggiungere tale ambizioso risultato. Provo a riassumere il mio punto di vista.

The web is not the press (or tv) si potrebbe dire con uno slogan e non è, pertanto, possibile né opportuno applicare ad ogni forma di comunicazione online la speciale disciplina dettata per l'informazione professionale. Dovrebbe essere evidente ma così non è. Gestire le richieste di rettifica, valutarne la fondatezza e, eventualmente, darvi seguito è un'attività onerosa che mal si concilia con la dimensione "amatoriale" della più parte dei blog che costituiscono la blogosfera e rischia di costituire un elemento disincentivante per un blogger che, pur di sottrarsi a tali incombenti e alle eventuali responsabilità da ritardo (una multa da 25 milioni di vecchie lire per aver tardato a leggere la posta significa la chiusura di un blog!), preferirà tornare a limitarsi a leggere il giornale o, piuttosto postare solo su argomenti a basso impatto mediatico, politico e sociale e, come tali, insuscettibili di "disturbare" chicchessia. Allo stesso modo, il gestore di una piattaforma di condivisione di contenuti o, piuttosto, di social networking che, per definizione, non produce le informazioni che diffonde, ricevuta una richiesta di rettifica non potrà, in nessun caso, in 48 ore, verificare con l'autore del contenuto la veridicità dell'informazione diffusa e, quindi, l'effettiva sussistenza o meno dell'azionato diritto di rettifica.

Risultato: o si doterà - peraltro non a costo zero - di una struttura idonea a pubblicare d'ufficio tutte le rettifiche ricevute o, peggio ancora, deciderà di rimuovere tutti i contenuti che formino oggetto di un altrui istanza di rettifica tanto per porsi al riparo da eventuali contestazioni circa la forma, i caratteri e la visibilità della rettifica stessa.

Sembra, in altre parole, evidente che la nuova legge produrrà quale effetto pressoché immediato quello di abbattere sensibilmente la vocazione all'informazione diffusa che ha, sin qui, costituito la forza del web come primo spazio davvero libero - o quasi-libero - di divulgazione di quello straordinario patrimonio di pensieri e notizie che, sin qui, i media professionali non hanno in parte potuto e in più parte voluto lasciar filtrare per effetto dei forti ed innegabili condizionamenti che i poteri politici ed economici da sempre esercitano sulle testate giornalistiche cartacee, radiofoniche o televisive che siano. Da domani, quindi, i nemici della libertà di informazione avranno un pericoloso strumento per far passare la voglia a tanti blogger nostrani di dire la loro ed ad altrettanti "giornalisti diffusi" di raccontare storie inedite via Facebook, YouTube o MySpace.

Ma c'è ancora di più.
Il senso dell'obbligo di rettifica previsto nella vecchia legge sulla stampa risiede nella circostanza che in sua assenza il cittadino che si senta diffamato o avverta l'esigenza di "rettificare" un'informazione diffusa da un giornale non potrebbe farlo o meglio resterebbe esposto all'arbitrio del direttore della testata, libero di pubblicare o non pubblicare la rettifica. Non è così, tuttavia, nella più parte dei casi in Rete dove - salvo eccezioni - chiunque può pubblicare una precisazione, un commento, un altro video o, piuttosto, condividere un link su un profilo di Facebook per replicare e/o rettificare l'altrui pensiero. È questo il bello dell'informazione non professionale online ed è questa una delle ragioni per le quali l'informazione in Rete è - sebbene ancora per poco - più libera di quanto non lo sia quella tradizionale.

E per finire, dopo il danno la beffa.
Mentre, infatti, la nuova legge impone a chiunque utilizzi la Rete per comunicare o diffondere contenuti e/o informazioni gli obblighi caratteristici dei produttori professionali di informazione, continua a non riconoscergli pari diritti: primo tra tutti l'insequestrabilità di ogni contenuto informativo diffuso a mezzo Internet alla stessa stregua di un giornale. In questo modo si sarebbe, almeno, potuto dire "onori e oneri" mentre, così, l'informazione in Rete finisce con l'essere svilita ad un'attività pericolosa, onerosa e mal retribuita o, nella più parte dei casi, non retribuita affatto. Basterà la passione ad indurre i protagonisti del cosiddetto web 2.0 a resistere anche a tale ulteriore aggressione o, questa volta, getteranno la spugna consegnando la Rete ai padroni dell'informazione di sempre?
Chiediamocelo e, soprattutto, chiediamolo a chi ha voluto questa nuova inaccettabile legge ammazza-Internet.




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Chi domina gli altri è forte, chi domina sé stesso è superiore.
Chi sa accontentarsi è ricco, chi agisce fermamente ottiene tutto ciò che vuole.
Chi non dimentica i suoi principi vive a lungo, chi muore senza essere dimenticato vive per sempre.

(Lao Zi, "Tao Te Ching", Capitolo 33, "La virtù del discernimento")
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 Oggetto del messaggio: Re: Televisione, internet e censura
Messaggio da leggereInviato: sab 13 giu 2009, 18:25 
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Nobel, musicisti, scrittori, magistrati
oltre 120mila le firme su Repubblica.it

L'APPELLO Contro il testo sulle intercettazioni, le adesioni di Fo
Dulbecco, Englaro, Rognoni, Faletti, Magrelli, Borsellino, Bresso, Mingardi

http://www.repubblica.it/2009/06/sezion ... firme.html
di VLADIMIRO POLCHI, 13 giugno 2009


Immagine
ROMA - Magistrati, premi Nobel, musicisti, scrittori. In tanti continuano a lasciare il loro nome e cognome. Con loro, oltre 120mila cittadini. Non si ferma l'onda di adesioni all'appello lanciato da Repubblica. it contro il disegno di legge sulle intercettazioni. Raddoppiate le firme in due giorni. Tra queste, quelle di Virginio Rognoni e Dario Fo; Renato Dulbecco e Beppino Englaro. Tutti uniti nel criticare il testo blindato dalla maggioranza.

Centoventimila cittadini hanno firmato, dunque, l'appello per affermare che "i giornali hanno il dovere di informare perché i cittadini hanno il diritto di conoscere e di sapere" e per ribadire che "la nuova legge sulle intercettazioni telefoniche è incostituzionale, limita fortemente le indagini, vanifica il lavoro di polizia e magistrati, riduce la libertà di stampa e la possibilità di informare i cittadini. Per questo va fermata".

Con loro, hanno firmato giuristi, politici, esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo. Aderiscono, infatti, all'appello contro la legge che mette il bavaglio all'informazione e rischia di ostacolare il corso delle indagini, il pianista e direttore d'orchestra, Maurizio Pollini; l'autore di bestseller, Giorgio Faletti; l'ex vicepresidente del Csm, Virginio Rognoni; i premi Nobel, Dario Fo e Renato Dulbecco; Jury Chechi, campione olimpico di ginnastica nel '96; Beppino Englaro; il procuratore capo di Modena, Vito Zincani; gli scrittori Antonio Scurati, Aldo Nove, Andrea Zanzotto; lo storico Claudio Pavone; il poeta Valerio Magrelli; l'avvocato Bianca Guidetti Serra.

Tra i politici, che hanno firmato l'appello contro il disegno di legge del governo, Claudio Martini, presidente della regione Toscana; Mercedes Bresso, presidente della regione Piemonte e Rita Borsellino.
Firmano anche Andrea Mingardi e interi gruppi musicali come gli Skiantos, i Modena City Ramblers, gli Africa Unite. Arriva poi l'adesione di don Andrea Gallo, di Daria Bonfietti, senatrice e presidente dell'Associazione delle vittime della strage di Ustica, dell'ex procuratore capo di Bologna, Enrico Di Nicola.



Firmate la petizione per abolire il DDL in questione!




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 Oggetto del messaggio: Re: Televisione, internet e censura
Messaggio da leggereInviato: dom 14 giu 2009, 21:50 
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Iscritto il: dom 9 nov 2008, 23:20
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Pubblica su Facebook un link di repubblica.it, giornalista licenziata
Una giornalista agrigentina, Olga Lumia, è stata licenziata dal sito con cui collaborava, Agrigentoweb. La motivazione? Aveva pubblicato sulla sua bacheca di Facebook un link a un pezzo di repubblica.it sul ministro della Giustizia Angelino Alfano

http://palermo.repubblica.it/dettaglio/ ... ?ref=rephp
Fabio Russello, 14 giugno 2009


Pubblica sulla sua bacheca di Facebook un link preso da repubblica.it e il sito web con cui collaborava - era stata addirittura nominata vicedirettore quale giorno prima - la induce alle dimissioni: il link parlava del ministro Angelino Alfano (che è agrigentino).
Lei è Olga Lumia, 39 anni, giornalista agrigentina che lavora a Roma e che aveva deciso di collaborare con una testata giornalistica locale (www.agrigentoweb.it) per non perdere il contatto con la propria città. La sua storia è stata raccontata nel gruppo giornalisti agrigentini aperto su facebook. "Quelli di Agrigentoweb - racconta - mi hanno proposto di collaborare e ho accettato. La mia collaborazione consisteva nell'inviare da qui un pezzo ogni dieci giorni. Non mi occupo di politica e ho scritto soltanto tre pezzi culturali in tutto. Dopo circa una setttimana dalla pubblicazione del mio primo pezzo, mi hanno nominato, a sorpresa, vicedirettore. La cosa, se da un lato mi ha gratificato, dall'altro mi ha infastidito molto. Ho aperto il sito e ho letto la notizia come tutti gli altri. Nessuno, infatti, mi aveva avvisato. Ma la cosa che mi ha spinto a dimettermi, è accaduta circa una settimana fa. Nella mia bacheca di FB, avevo condiviso un link su un vecchio pezzo de la Repubblica, che aveva come oggetto un politico.

Sono stata ampiamente rimproverata da quelli di Agweb per quello che avevo pubblicato. Ho cercato di spiegare che la bacheca di FB è come casa mia: ci posso fare quello che voglio. Ma loro niente, non sentivano ragioni. Alcune persone, dopo aver visto quel link, ne hanno parlato agli editori e direttori di Agrigentoweb. Gridando allo scandalo. Ho persino fatto una lettera di scuse credendo di averli messi a disagio. Pensavo che la cosa fosse finita lì. Non era vero. Con un pezzo in prima, firmato dal direttore, sono stata accusata di attaccare il premier e i suoi uomini e sono stata volgarmente definita "cavallino rampante che fa cri cri". Non mi restava altro che fuggire da un simile ambiente dove non c'è libertà di opinione, pensiero e parola. Dove ti controllano anche per ciò che fai in privato". Le dimissioni di Olga, va da sé, sono state accolte, come recita un comunicato: "La Lumia ha comunicato la sua decisione che è stata accolta e non respinta".




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Messaggio da leggereInviato: sab 11 lug 2009, 21:33 
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Censurare internet?? Impossibile...


(notare anche la versione metal colonna sonora di... :cool ;D )




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Messaggio da leggereInviato: sab 11 lug 2009, 21:38 
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Santoro e Travaglio su Vauro - Anno Zero 16/04/2009

Introduzione di Santoro, che ironizza meravigliosamente sul prezzolatissimo Aldo Grasso (controfigura di Vespa) e sui lettori del Giornale rammentando la famosa crociata sulle vignette dedicate a Maometto, e intervento di Travaglio, + straordinario del solito, che mette a nudo il servilismo strisciante degli schiavi del nano. "Noi siamo un TG4 fatto bene": citazione ad imperitura memoria. :-)

Che buffoni, mai sentite così tante schifezze e così tante leccate e falsità su Berlusconi e Bertolaso. Intendono seppellire sia i morti e le sofferenze, che Giuliani, sotto le stesse macerie, sulle quali costruire le loro certezze di voto.




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Messaggio da leggereInviato: dom 12 lug 2009, 18:56 
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Annozero/ Beppe Grillo ad Affari: "Vauro? Lo assumo io"

INTERVISTA ESCLUSIVA DI AFFARITALIANI.IT- Dopo che il direttore generale della Rai Mauro Masi ha sospeso Vauro, il vignettista di Annozero, Beppe Grillo ad Affaritaliani.it: "Santoro non lascerà andare via il vignettista... ma nel caso, lo assumo io!"




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Messaggio da leggereInviato: dom 12 lug 2009, 19:00 
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Umilio sclera su Santoro e Vauro (TG4 17/04/09)

Inevitabile pistolotto di Umilio Goebbels, dopo la puntata di Anno Zero del 16 aprile.
''Poiche' Santoro ritiene che Anno Zero e' un Tg4 ma fatto meglio', invito Santoro e Vauro a recarsi nelle zone del terremoto per visitare le tendopoli e rendere omaggio alle vittime del terremoto, passando anche nell'unica chiesa non crollata dell'aquila, cosi' si potra' verificare quanto c'e' della sua credibilita' e quanto apprezzamento c'e' da parte della gente.
Vada Santoro, vada con Vauro a verificare che cosa ne pensa di loro la gente."
Ma perchè non ci va lui SENZA SCORTA?




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Messaggio da leggereInviato: ven 17 lug 2009, 19:59 
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Piero Ricca sbugiarda Bruno Vespa, imperdibile!!!

Bruno Vespa è l'emblema della disinformatia italiana. E' il maestro della distrazione di massa, è il cameriere dei potenti. Per fortuna ci sono persone che hanno il coraggio di dirglielo in faccia




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Messaggio da leggereInviato: dom 19 lug 2009, 13:42 
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Berlusconi: "I comunisti bollivano i bambini"

Dichiarazione di Berlusconi ad una manifestazione elettorale a Napoli: "I comunisti di Mao bollivano i bambini per concimare il terreno" [26/03/2006]




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Messaggio da leggereInviato: gio 23 lug 2009, 21:32 
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Emilio Fede - Perle 39 - Ecco come Fede distorce la verità nel suo TG

Sentite come Fede se la prende per un servizio che dice la verità che a lui non va bene (tratto dal TG4 del 15.04.2007 e trasmesso da Striscia).

Emilio Fede, da 20 anni portavoce mediatico di Silvio Berlusconi, è direttore del TG4, organo di informazione nazionale che trasmette sull'emittente abusiva Rete 4, di Mediaset. Nonostante ripetute condanne, multe e ammonimenti nel corso degli anni (il più delle volte rimasti ignorati dalla stampa nazionale) ancora oggi utilizza quelle frequenze illegali per portare avanti il suo indecente giornalismo fazioso, manipolando le notizie, calunniando i suoi oppositori, adulterando la verità. Per questioni totalmente insignificanti a confronto, nel 2002 Daniele Luttazzi, Enzo Biagi e Michele Santoro furono allontanati dalla televisione. Emilio Fede, invece, rimane continuamente al suo posto, intoccabile fra gli intoccabili, insultando il senso stesso di giornalismo attraverso un vero "uso criminoso" [cit.] dell'informazione televisiva.




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Messaggio da leggereInviato: gio 23 lug 2009, 21:50 
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Iscritto il: dom 9 nov 2008, 23:20
Messaggi: 4546
Censura su youtube (Ver.2)



Ecco alcuni video censurati su youtube.
Abbiamo scoperto la censura, le prove ci sono.
La lista completa la trovate su:
http://tramaci.org/tramacio5




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Messaggio da leggereInviato: ven 24 lug 2009, 16:27 
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Iscritto il: ven 21 nov 2008, 23:08
Messaggi: 168
Località: Lecce
Video straniero su Berlusconi, censurato in italia: http://www.youtube.com/watch?v=LhOJc1JBpKI

Ce l'ho da mesi ma ho avuto il tempo di vedere le prime 3 parti solo ora, scusate il ritardo :P





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