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Messaggio da leggereInviato: dom 13 set 2009, 12:38 
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Iscritto il: dom 9 nov 2008, 23:20
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Mamma RAI "scarica" la squadra di Report
http://televacation.blogspot.com/2009/0 ... eport.html
6.9.09


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La notizia è sconcertante: mamma Rai non garantisce più ai giornalisti di Report la copertura legale. Che storia è questa?! Roba da paralizzare anche i professionisti più coraggiosi! Significa che gli inviati di Milena Gabanelli, da sempre attivi nel denunciare le illegalità e i soprusi che ci circondano, dovranno provvedere di tasca propria alle spese legali cui, da bravi inchiestisti, vanno continuamente incontro.

Sabrina Giannini, Sigfrido Ranucci, Stefania Rimini e gli altri giornalisti di Report dedicano i 3/4 della propria esistenza a ricerche scrupolose: viaggiano in lungo e in largo per arrivare alla verità e rivelarla al pubblico a casa. Scoprono traffici loschi e furti che spesso avvengono sotto i nostri occhi. Smascherano impostori, sfruttatori e tutto questo per offrire un servizio alla gente. Fare del bene, si potrebbe dire, ma non facciamo retorica inutile: non si può ignorare che la squadra di Report svolge un compito importante, che dovrebbe essere tra le mission del servizio pubblico.

La Rai, invece, se ne lava le mani, rivelando un atteggiamento assai pericoloso. La terza rete non ha ancora un direttore; l'inizio di AnnoZero viene rimandato di settimana in settimana perchè i contratti per la redazione del programma non sono pronti; il Tg1 di Minzolini viene continuamente accusato di strizzare l'occhio alla maggioranza, nascondendo gli scandali che hanno travolto il Premier.

E' questo il servizio pubblico che ci meritiamo? Non voglio crederlo. Soprattutto, mi rifiuto di pensare che la tv di Stato sia per le forze politiche - tutte - solo un esercizio di potere. Per i nostri rappresentanti non conta offrire prodotti di qualità, che rendano effettivamente un servizio al pubblico, ma, ancora una volta, accaparrarsi il maggior numero di poltrone. Che brutta televisione!

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Chi conosce gli altri è saggio, chi conosce sé stesso è illuminato.
Chi domina gli altri è forte, chi domina sé stesso è superiore.
Chi sa accontentarsi è ricco, chi agisce fermamente ottiene tutto ciò che vuole.
Chi non dimentica i suoi principi vive a lungo, chi muore senza essere dimenticato vive per sempre.

(Lao Zi, "Tao Te Ching", Capitolo 33, "La virtù del discernimento")


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Messaggio da leggereInviato: dom 13 set 2009, 13:48 
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io non guardo la tv da 4 -5 anni se non che mi capita ogni tanto di vederla perche la guardano i miei fratellini, è uno schifo la nostra tv piana zeppa di programmi che parlano di gossip e di *** scusate il francesismo, i programmi un po piu interessanti da sempre li troncano e li eliminano.

è uno schifo è una tv corrotta come il nostro governo...


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Messaggio da leggereInviato: gio 17 set 2009, 18:33 
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Grillo 168 - (cover) ... proprio quello che dice 40 anni dopo (purtroppo) solo Beppe GRILLO !!
Sono parole del 1976 ... ma assomigliano esattamente a quelle che predicano Marco Travaglio, Beppe Grillo e purtroppo solo pochi altri ... nel 2009 !! E' mai possibile che ci abbiano trasformato in un popolo di rimbambiti ed ignoranti? Ci hanno veramente ridotto in questo stato di coma mentale ... o c'è speranza?

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Messaggio da leggereInviato: lun 21 set 2009, 0:42 
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cè speranza solo se si combatte anche con i denti... altrimenti siamo fritti e rifritti...


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Messaggio da leggereInviato: lun 21 set 2009, 15:41 
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[list][*]Grillo168 - La colonna infame[/*:m][*]La TV di Nessuno[/*:m][/list:u]

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Messaggio da leggereInviato: mer 7 ott 2009, 10:52 
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Lo sfogo di Beatrice Borromeo, oscurata da Rai 2

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Messaggio da leggereInviato: mar 2 feb 2010, 22:47 
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Iscritto il: mar 13 gen 2009, 1:26
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C'è quest'altra bella notiziola:

La censura diventa legge


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Messaggio da leggereInviato: mar 2 feb 2010, 23:22 
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Iscritto il: dom 9 nov 2008, 23:20
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Il seguente articolo è vecchio, quindi è valido solo a livello storico. Ora le cose fortunatamente non stanno così!



La censura diventa legge: approvato l'emendamento del senatore D'Alia.
Internet verrà represso

I 'providers' dovranno bloccare i siti disobbedienti. Pena fino a 5 anni di reclusione: il Governo Berlusconi come la Cina e la Birmania. Intanto Mediaset chiede un risarcimento di 500milioni a Youtube
http://interno18.it/attualita/12423/la- ... t-verra-re
http://www.disinformazione.it/censura_di_regime.htm
http://www.emiliaromagna.antoniodipietr ... rn/?p=1247
01/02/2009


(!empty($user->lang['IMAGE'])) ? $user->lang['IMAGE'] : ucwords(strtolower(str_replace('_', ' ', 'IMAGE')))
CASERTA - Il 20 gennaio il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d.l. 733) e, tra gli altri, un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (Udc) identificato dall’articolo 50-bis: ”Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”. Il testo diventerà l’articolo numeo 60. Il senatore Gianpiero D’Alia (Udc) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della Casta. In pratica, in base a questo emendamento, se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i 'providers' dovranno bloccare il blog.

Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche all’estero; il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000. Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per
l’apologia di reato, oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.

Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta. In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, YouTube e 'tutti i blog', che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata. Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo dove una 'media company' ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Il nome di questa 'media company', guarda caso, è Mediaset.

Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un’impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d’interessi. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una Commissione contro la pirateria digitale e multimediale, che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al 'pacchetto sicurezza' di fatto rende esplicito il progetto del Governo di 'normalizzare' con leggi di repressione Internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non riescono più a dominare.

Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa. Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad Internet, in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania. Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.

Occorre dare la massima diffusione a questa notizia per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli Italiani, perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema puramente dialettico.


Ecco la nuova legge:
(http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emend&leg=16&id=391198&idoggetto=413875)

Art. 50-bis.
(Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet)
1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
2. Il Ministro dell'interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all'adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all'autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.
3. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l'effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l'attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell'interno con proprio provvedimento.
4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell'interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.
5. Al quarto comma dell'articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: "col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda".».

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Messaggio da leggereInviato: mar 2 feb 2010, 23:55 
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Iscritto il: dom 9 nov 2008, 23:23
Messaggi: 591
Località: Torino
C'è qualcosa che non mi torna:
[list][*]Sulla pagina di interno18.it la data riportata è 01/02/2009 - 08:35[/*:m][*]Sulla pagina iniziale di disinformazione.it c'è scritto:
Citazione
29/1/10 - Il 7 gennaio 2010 il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (Ddl 733) identificato dall'articolo 50-bis: [...]
[/*:m][*]Cliccando sull'articolo c'è la data del 21/01/2010 e c'è scritto:
Citazione
Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d.l. 733) e, tra gli altri, un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (U.D.C.) identificato dall’articolo 50-bis:
[/*:m][*]In compenso, in alto nella pagina del senato c'è scritto
Citazione
Proposta di modifica n. 50.0.100 al DDL n. 733
[/*:m][*]Nel sito del senato, riguardante l'attività legislativa di gennaio non si parla assolutamente di questo decreto. http://www.senato.it/leggiedocumenti/28 ... giedoc.htm[/*:m][/list:u]
Ora io spero che questa non sia una di quelle cose dove si grida "al lupo al lupo" poi il lupo non c'è... perchè a forza di fare così quando il lupo c'è veramente non si fa più nulla. Tenete gli occhi aperti please! .. così -> :fear2

Faccio ricerche più accurate per cercare di vederci chiaro.



Come immaginavo è roba vecchia, cercando il DDL 733 sul sito del senato ho trovato questo: http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/ ... /31554.htm
E' stato effettivamente approvato dal senato ma un'anno fa. -.-'



Come si vede chiaramente nel link il disegno è stato approvato ed è diventato Legge n. 94/09 del 15 luglio 2009 leggibile qui: http://www.camera.it/parlam/leggi/09094l.htm o qui: http://www.parlamento.it/parlam/leggi/09094l.htm , dove non appare assolutamente la parte di testo citata. Ora io mi chiedo come diavolo si fa a tentare soltanto di riprendere questo vecchio articolo e riproporlo come attuale. Se si va avanti così, quando succederà veramente qualcosa nessuno saprà a chi credere (mi riferisco ai link citati come fonte, soprattutto quelli riportanti date del 2010).

Come è anche visibile sulla pagina del DDL definitivo approvato definitivamente (733-B), cliccando su Testi ed emendamenti (http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/ ... _testi.htm), l'articolo 50 non esiste più.

_________________
È difficile vedere un gatto nero in una stanza buia, specialmente quando il gatto non c'è.
(Proverbio cinese)


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Messaggio da leggereInviato: mer 3 feb 2010, 0:07 
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Iscritto il: lun 23 mar 2009, 18:31
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Località: Torino
ma inoltre parla di : delitti di istigazione a delinquere e inoltre devono sussistere concreti elementi (che lo provino)
Citazione

Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet


=| di solito istigazione a delinquere vuol dire, rubare, truffare, ...minacciare?! organizzare attacchi, rapinnare... queste cose no?

e poi devono esserci concreti elementi.. quindi o trovano la piantina della banca in casa o uno può dire che stava discutendo su un film, un libro o una storia che scrive lui XD.


O_O la cosa mi è poco chiara....

_________________
Cacciatrice di sogni


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Messaggio da leggereInviato: sab 13 feb 2010, 22:29 
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Iscritto il: dom 9 nov 2008, 23:20
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Mr. President, help Internet in Italy
http://www.byoblu.com/post/2010/01/19/M ... Italy.aspx
19 gennaio 2010


(!empty($user->lang['IMAGE'])) ? $user->lang['IMAGE'] : ucwords(strtolower(str_replace('_', ' ', 'IMAGE')))
L'Italia è invasa dagli stranieri. Sono barbari della cultura, distruggono, devastano, saccheggiano, impongono gabelle, impediscono al mercato di crescere ed evolversi. Sono parassiti, succhiatori di sangue, prendono ai poveri per dare ai ricchi, tengono in vita malati terminali, mummie che si sbriciolerebbero di fronte a qualsiasi pensiero intelligente, ibernano i loro privilegi e li mantengono inalterati nel tempo, producono a ciclo continuo vasetti di *** loro e non imprimono nessuna data di scadenza.

Hanno colonizzato tutto, infestato ogni poltrona, riempito di servi e vassalli tutte le vie di accesso al palazzo. Se la suonano e se la cantano. Inscenano teatrini per intrattenere le folle, assumono burattini e servono fandonie decorate con bigiotteria di infima qualità, perline colorate in cambio della vita e della terra degli indios: la nostra vita, la nostra terra.

Sono in tanti. Arrivano ben vestiti. Ti parlano di libertà e ti imbavagliano. Ti parlano di diritti e te li alienano. Ti parlano di riduzione delle tasse e te le aumentano. Ti parlano di futuro e te lo rubano. Ti parlano di cultura e ti rendono più ignorante. Si fanno chiamare Bondi, Romani, Maroni, D'Alia, Levi, Carlucci, Barbareschi, hanno molti nomi ma un solo padrone. E il padrone non ha nome. Si nasconde, come Bin Laden, come il padre nostro che è nei cieli, come il capro solforoso che è negli inferi, come la vecchia terrificante strega dalle lunghe dita unghiate che beve code di rospo e influenza le decisioni del Re, sotto la minaccia di scatenare la collera degli dei.

Dopo avere cercato di imporre la carta di identità per ogni singolo bit trasferito in rete (Carlucci), dopo avere provato a chiudere i blog su indicazione diretta del Ministero degli Interni, avendo a insindacabile giudizio loro ravvisato apologia di reato magari nell'ultimo e più insignificante dei commenti a un post, scavalcando la magistratura (D'Alia), dopo avere sentenziato che internet è un luogo di libertà ma va assolutamente regolamentato, a loro vantaggio (Barbareschi), dopo avere cercato di equiparare un blogger a una testata giornalistica e di farlo iscrivere al registro degli operatori della comunicazione (Levi-Prodi), dopo avere cercato di applicare a internet la legge sulla stampa promulgata nel 1948, dopo avere paragonato i social network ai gruppi terroristici degli anni '70 (Schifani), dopo avere minacciato di chiudere Facebook salvo poi accordarsi privatamente con gli operatori del settore per dare luogo ad una censura insidiosa, invisibile e silenziosa, contro la quale è difficile organizzarsi (Maroni), dopo avere addirittura osato proporre un permesso ministeriale per trasmettere in diretta streaming dalla propria scrivania, dopo avere negato 800 milioni di euro per lo sviluppo della banda larga - o meno angusta - mentre il resto dell'Europa sta dichiarando internet un diritto fondamentale dell'uomo e garantisce ad ogni cittadino 100 Mbit o più di velocità di connessione, dopo tutte queste vessazioni, uniche nel panorama legislativo dell'occidente democratico, oggi sono in arrivo altre due colossali offese all'intelligenza digitale: il Decreto Romani e l'estensione dell'Equo Compenso.

Con il primo, sua maestà il premier intende tutelare gli interessi presenti e futuri della sua dinastia regale, salvaguardando Mediaset dalla crescita di piccoli ma fastidiosi videoproduttori indipendenti, videoblogger e web-tv. Costoro non potranno più utilizzare la rete per immettere immagini in movimento - come attualmente è possibile fare sui grossi portali di videosharing - senza ottenere preventivamente un permesso governativo, equiparando a tutti gli effetti un videoblogger, così come chi vuole condividere i filmini delle vacanze, a una rete televisiva vera e propria. Un abominio che fa scempio della libertà di espressione e che cerca ancora una volta di tutelare il monopolio dell'informazione e della raccolta pubblicitaria che grazie a Craxi è stato conferito, per diritto divino, a Silvio Berlusconi e a tutta la sua genealogia discendente.

Con il secondo si intende rubare ai poveri per dare ai ricchi, costringendo tutti i cittadini italiani, già gravati da un inaccettabile digital divide, a ingrassare le casse della SIAE, partendo da un presupposto fortemente illiberale e avverso al principio giuridico della presunzione di innocenza. Non potendo più sostenere il diritto d'autore, disciplina che per anni ha reso fortune da milioni di euro a pochi artisti, sempre gli stessi dai tempi in cui Berta filava, e impoverito tutti gli altri, indipendentemente dalla loro bravura ma in funzione della sola appartenenza o estraneità alle baronie del mondo dello spettacolo, Bondi vuole essere per la SIAE quello che Craxi fu per Berlusconi: il legislatore che non legifera nell'interesse dei cittadini, ma in quello degli interessi corporativi, per permettere loro di continuare a perpetrare un modello perdente che gli adattamenti evolutivi del mercato, favoriti dalla rete, premono per modificare e rendere più aperto e democratico. D'ora in poi se acquisterete telefoni cellulari, hard disk, chiavette e qualsiasi dispositivo contenente una memoria ram, rom, flash o un pallottoliere, pagherete senza saperlo una gabella significativa e proporzionale alla dimensione in gigabyte della memoria fisica disponibile. Perchè? Perché si presuppone che la userete per farvi copie private di film e brani musicali. Non importa se usate la capacità di memorizzazione del vostro apparecchio per conservare documenti importanti, le foto di vostro figlio o i filmini delle vacanze: dovete pagare, siete pirati, siete criminali, per voi la presunzione di innocenza non vale. In tempi nei quali la quantità di memoria disponibile aumenta vertiginosamente di mese in mese, diventando nel contempo via via sempre più conveniente da acquistare, Bondi è il primo caso al mondo di Ministro che vuole penalizzare l'innovazione, per dirla con le parole di Confindustria.

Adesso basta.
Io voglio vivere in un paese dove il mio Presidente parla al paese attraverso YouTube e non disabilita i commenti, perché un Presidente della Repubblica non deve avere paura di sapere cosa penso.
Voglio vivere in un paese dove posso ricevere gli aggiornamenti Twitter dai parlamentari, dove i ministri hanno un blog e dialogano sulla rete, dove le campagne elettorali si fanno sui social network, alla pari, senza il rischio che i grossi monopolisti dell'informazione partano con un serbatoio di consensi illimitato e immeritato, in una competizione sleale e antidemocratica che privilegia faccendieri e trafficanti di organi istituzionali a discapito di chi ha davvero le idee per cambiare questo paese.
Voglio vivere in un paese dove la banda larga è considerata un diritto fondamentale di ogni cittadino, elevandola a diritto costituzionale. Queste sono le modifiche alla Costituzione che voglio. Come è avvenuto in Francia, come è avvenuto in Finlandia, come è avvenuto in Spagna e in Germania.
Voglio vivere in un paese dove la gente guarda meno la televisione e naviga di più, leggendo e informandosi in rete. Come in America, dove un ultrasettantacinquenne su 4 legge e si informa sui blog. Come in America, dove non importa quanti gruppi aperti da buontemponi in vena di triviale goliardia inneggino all'eliminazione fisica del Presidente, perché Obama non si sognerebbe mai di andare alla CNN a dire che Facebook deve essere chiuso. Come in America, dove a giugno 2009 la percentuale di penetrazione della banda larga nella abitazioni residenziali era superiore al 26%, contro un 19% italiano che ci colloca al 22° posto della classifica dei paesi OECD. Sì, come in America.

Per questo io, voi, noi tutti andremo davanti all'ambasciata americana, a piedi nudi, incatenati, battendo i piedi per terra al suono dei tamburi, a passo di schiavo, reggendo tutti insieme un unico enorme striscione:
Mr. President, help internet in Italy
Io e Enzo Di Frenna vogliamo raccontare al mondo come il governo italiano stia riducendo la rete in totale schiavitù, e cominceremo da lì, verso la fine di febbraio.

Iscrivetevi al gruppo facebook e diffondete l'iniziativa. Iniziamo a far rullare questi tamburi.



Attacco alla Rete
http://www.byoblu.com/post/2010/01/20/A ... -Rete.aspx
20 gennaio 2010


[youtube]<object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/AVh_VF5V8Gk&hl=it_IT&fs=1&"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/AVh_VF5V8Gk&hl=it_IT&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object>[/youtube]

Il Decreto Romani, con il quale l'Italia da attuazione alla direttiva europea AVMSD (Audiovisual Media Services Directive), interpreta in maniera tutta italiana il principio condivisibile della Commissione Europea, secondo il quale la trasmissione di materiale audiovisivo deve rispondere agli stessi criteri indipendentemente dal media sul quale transita.
Quello cui il governo si guarda bene dal dare attuazione è il considerando 16 della stessa direttiva europea, che chiarisce inequivocabilmente cosa deve rientrare in questa regolamentazione e cosa no.

«La definizione di servizio di media audiovisivo non dovrebbe comprendere le attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, quali i siti internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità di interesse.»

Romani avrebbe potuto ricopiare il testo tale e quale, ma non sarebbe stato Romani, cioè il paladino del protezionismo televisivo e del controllo dell'informazione. Così ridefinisce nel seguente modo la direttiva europea:

«Non rientrano nella nozione di servizio media audiovisivo i servizi prestati nell’esercizio di attività principalmente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, fermo restando che rientrano nella predetta definizione i servizi, anche veicolati mediante siti internet, che comportano la fornitura o la messa a disposizione di immagini animate, sonore o non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale.»

Sparisce il riferimento ai siti internet privati, sparisce il riferimento agli utenti privati così come spariscono i riferimenti alle paroline magiche: condivisione, scambio, comunità di interesse. In cambio, con una tortuosità degna del miglior azzeccagarbugli, si dice che se pubblichi video per uno scopo non precipuamente economico, non rientri nella definizione (qui fingono di recepire le indicazioni), fermo restando che ci rientri (e qui si fanno i *** loro) perchè metti a disposizione immagini animate (ma che è... un manga?), sonore e non (infatti la rete è piena di clip muti) nelle quali il contenuto audiovisivo non ha ovviamente carattere incidentale.
Carattere incidentale? In quale video, sul tubo, il contenuto video potrebbe mai avere carattere incidentale? Sarebbe come aprire una concessionaria all'interno della quale la presenza di automobili avesse carattere incidentale, o come farsi una scopata nella quale l'attività sessuale abbia carattere puramente incidentale.

Io credo che l'unica cosa davvero a carattere incidentale è il cervello del legislatore italiano, o più precisamente la sua onestà.

Ieri sera tardi ho incontrato Guido Scorza alla stazione centrale di Milano. Guido è il Presidente dell'Istituto per le Politiche dell'Innovazione. E' avvocato, giornalista, membro di mille consigli, ma soprattutto è un uomo ragionevole e di buon senso. Se conosciamo con largo anticipo gran parte delle minacce che la banda bassotti IV perpetra costantemente ai danni della rete, lo dobbiamo anche e soprattutto a lui.

Perchè non posso avere uno Scorza come Ministro dei Beni e delle Attività Culturali? Anzi, lo voglio a capo di un nuovo ministero che subito istituirò, alla mia prima Presidenza del Consiglio: il Ministero della Rete.



IL DECRETO ROMANI E L'EQUO COMPENSO
Intervista a Guido Scorza

GUIDO: Con il nuovo anno il Governo ha presentato al Parlamento la bozza del cosiddetto Decreto Romani, attraverso la quale l'Italia dovrebbe recepire la direttiva europea cosiddetta AVMS, ovvero quella sulla TV senza frontiere. Il Parlamento nei prossimi giorni dovrà esprimere il proprio parere su questa bozza. È un decreto, un provvedimento di fondamentale importanza per il futuro della comunicazioni in rete.
Di cosa parla il decreto? Il decreto stabilisce un principio sul quale è difficile non trovarsi d'accordo e sul quale d'altra parte il Governo italiano non è chiamato a decidere se trovarsi d'accordo o meno, ma soltanto a darvi attuazione o meno, principio secondo il quale le emittenti televisive, che siano trasmesse attraverso il web, attraverso il satellite o attraverso una piattaforma analogica, devono scontare lo stesso regime giuridico.
Sin qui nulla di cui preoccuparsi né tantomeno sorprendersi. Sarà così domani in tutti i paesi europei. Ma c'è un ma come in tutte le storie italiane che si rispettano. Il Governo sembra infatti intenzionato a cogliere al balzo l'occasione e ricordare a tutti gli internauti e a tutti gli amanti della rete una volta in più che questo è il paese della televisione e che come ha già scritto Alessandro Giglioli su L'Espresso, invece, non è proprio il paese per internet.

Nella bozza di decreto in questi giorni, in esame in Parlamento, infatti il Governo ha per così dire gonfiato la definizione di fornitore di servizi media audiovisivi di modo che dentro la definizione contenuta nel decreto possano rientrarci un po' tutti quanti i videoblog, quello ad esempio di Claudio sul quale finirò di qui a poco, così come tutti gli aggregatori di contenuti audiovisivi, pensate semplicemente a Youtube, ma a qualsiasi altra piattaforma che non si sogni neppure di fare televisione ma che abbia piuttosto intenzione di aggregare video prodotti da soggetti terzi.

Cosa significa questo? Significa che stiamo per diventare un po' tutti emittenti televisive e soprattutto significa che un po' su tutti noi di qui a qualche settimana si corre il rischio che cada la scure della responsabilità editoriale. Da quel momento in poi ,che io sia un blogger o che piuttosto io sia quello che nell'Unione Europea e in tutti gli altri paesi si chiama ancora intermediario della comunicazione, il risultato non cambia. Un giudice domani potrebbe chiamarmi a rispondere dei contenuti immessi in rete anche da soggetti terzi attraverso la mia piattaforma, esattamente come se io fossi un canale televisivo.

Potrebbe essere già abbastanza per dire che l'anno è iniziato non nel segno migliore per il digitale e per la rete, ma non è così. Dall'altra parte di Palazzo Chigi infatti ci ha pensato il Ministro Bondi a dare una brutta notizia a tutti gli amanti delle nuove tecnologie. Il 30 dicembre il Ministero Bondi, rimasto al Ministero mentre gli italiani iniziavano a prepararsi a stappare le bottiglie di champagne, decideva di firmare il cosiddetto Decreto sull'Equo Compenso.
Cos'è l'equo compenso? Cominciamo col dire che è un compenso, probabilmente tutto fuorché equo. È uno di quei casi in cui il nome trae in inganno. Vorrei dire che siamo di fronte ad un palese esempio di pubblicità ingannevole di stampo istituzionale. Altro che pubblicità progresso. L'equo compenso muove dal presupposto che chiunque utilizzi un dispositivo o un supporto idoneo, in astratto, ad ospitare contenuti audiovisivi debba utilizzare effettivamente questo supporto o quel dispositivo per effettuare la cosiddetta copia privata di un film o di una canzone o comunque di un'opera protetta da diritto d'autore e sia pertanto giusto, o se preferite equo, che riconosca nel momento in cui acquista quel supporto o quel dispositivo una certa percentuale ai titolari dei diritti.
Sin qui nulla di cui stupirsi, l'equo compenso esiste in molti altri paesi europei, anche se per la verità non tantissimi. Ciò che davvero sorprende è il novero dei dispositivi o dei supporti sui quali è previsto che da domani ogni italiano debba versare questo balzello. Si va dai telefoni cellulari per i quali è previsto un equo compenso di 0,90 centesimi di euro per ogni pezzo, ai computer con o senza masterizzatori per i quali si arriva sino a 2,40 euro per ogni pezzo, per proseguire poi con tutti i supporti di memorizzazione che la fantasia umana, più che la tecnologia, riesce a concepire e quindi le pen drive, gli hard disk esterni, il set-top box delle tv satellitari e digitali terrestri attraverso le quali si ricevono appunto i contenuti audiovisivi trasmessi dalle emittenti televisive.
Il concetto è piuttosto semplice, per sovvenzionare l'industria audiovisiva si finisce con il penalizzare due categorie di soggetti: l'industria tecnologica italiana, che infatti non ha mancato già di far sentire forte la sua voce, e naturalmente i consumatori su cui l'industria audiovisiva, l'industria tecnologica italiana finirà con il riaddebitare il costo dell'equo compenso.

Per chiudere, soltanto un paio di numeri che valgono a farci rendere conto di quanto rilevante sia il regalo di natale che il Ministro Bondi ha appena fatto all'industria audiovisiva. Nel 2008 la SIAE ha incassato a titolo di equo compenso 61 milioni di euro, nel 2010 allo stesso titolo la SIAE incasserà circa 300 milioni di euro. Un altro numero che forse dà il segno di ciò di cui stiamo parlando: sempre nel 2008 la SIAE ha incassato diritti d'autore complessivamente per 600 milioni di euro - euro più, euro meno. Con il Decreto Bondi naturalmente nel 2010 SIAE incasserà un importo che andrà tra i 900 milioni di euro e il miliardo di euro.
Sostanzialmente stiamo dicendo che c'è un modello di business alternativo al quale l'industria audiovisiva potrà guardare con favore nel 2010: resto ferma, non produco assolutamente nulla eppure porto a casa 300 milioni di euro l'anno. Per un momento di crisi diciamo che c'è almeno un comparto industriale in Italia che può davvero dire che il 2010 è l'ultimo anno di crisi e dopodiché si uscirà fuori. Ringraziamo il Ministro ma lo facciamo naturalmente solo a nome dell'industria audiovisiva. I consumatori e l'industria tecnologica italiana viceversa troverà evidentemente altri paesi e probabilmente un ministro che a natale preferisca andare a sciare.

CLAUDIO: Proprio per questa ragione noi ci incontreremo davanti all'Ambasciata americana a Roma, in una giornata meglio da definire, verso la fine di febbraio. Io, Enzo Di Frenna, tutti quelli che vorranno partecipare e invito anche te ufficialmente, Guido. Saremo davanti all'Ambasciata con un enorme striscione in mano, con scritto “Mister President help internet in Italy”, perché vogliamo che passi il messaggio che la rete internet in Italia è trattata in una maniera che non ha eguali nel mondo occidentale cosiddetto civilizzato. Lo faremo senza le scarpe, a piedi nudi per terra, con dei bracciali, uniti da una lunga catena così come incatenati erano gli schiavi che non avevano diritti, non potevano andare a scuola, non potevano informarsi, talvolta non potevano neppure parlare o rivolgersi al padrone. Il padrone in questo caso sono le grosse reti televisive mentre gli schiavi ovviamente sono tutti coloro che fanno dell'informazione da sé, in maniera autonoma, sfruttando il meccanismo più democratico che è mai esistito da quando l'uomo ha inventato la ruota. Mi auguro, Guido, che vorrai essere dei nostri.

GUIDO: Grazie mille dell'invito. È una iniziativa alla quale penso dovrebbero aderire tutti quelli che hanno a cuore le sorti della libertà di informazione in Italia e non solo. Internet è una straordinaria occasione, oltre che per liberare davvero il pensiero di tanti cittadini, anche per incrementare e sviluppare finalmente l'impresa italiana così tanto in crisi. Non si tratta di difendere la pirateria, non si tratta di avercela con i signori del mercato audiovisivo e neppure con i vecchi signori della televisione. Si tratta semplicemente di non voler vedere andar sprecata una grande occasione come quella che ci viene offerta ogni giorno, se solo vogliamo e possiamo coglierla, attraverso le nuove tecnologie.

Ci vediamo all'Ambasciata americana con lo striscione in mano, e mandiamo tutti insieme una email a Mister Obama.

Trascrizione a cura di MariaLaura Borruso



A.A.A. 60 AUDACI CERCASI
http://www.byoblu.com/post/2010/02/12/A ... RCASI.aspx
12 febbraio 2010


[youtube]<object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/rbXE0Dpj6YA&hl=it_IT&fs=1&"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/rbXE0Dpj6YA&hl=it_IT&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object>[/youtube]

Il Decreto Romani è un abominio legislativo che non ha eguali nel globo terracqueo delle società civili. Con un abile contorsionismo degno di un prestigiatore circense, l'Italia prova a recepire la direttiva europea AVMSD, AudioVideo Media Services Directive, cammuffandola ai limiti del riconoscibile per piegarla agli interessi degli editori televisivi. Un decreto adpersonam privo dei requisiti di urgenza che insulta il legislatore europeo, così come offende il buon senso e l'intelligenza degli italiani, cui vuole rendere difficile l'esercizio delle nuove libertà digitali che sono patrimonio riconosciuto, diffuso ed ampiamente esercitato ovunque, nel mondo, tranne che nella repubblica televisiva italiana, fondata sulla pubblicità e sulla manipolazione dell'opinione pubblica.

Sono ben otto i tentativi maldestri di rendere difficile la vita ai navigatori italiani, otto in meno di due anni. Il Decreto Romani, se possibile, è il peggiore di tutti. Nelle vene di Romani scorrono frequenze e palinsesti, il suo alfabeto è composto da ripetitori e spettacolini di infimo ordine. A metà anni 70, insieme a Marco Taradash fonda Tele Livorno. Subito dopo è la volta di Videolina, con Nichi Grauso. Negli anni '80 da vita a ReteA con Alberto Peruzzo e a Telelombardia insieme a Salvatore Ligresti. Poi si mette in proprio con Lombardia7, che lo consacra alla memoria dei primi tele-debosciati come l'ideatore di programmi di alto tenore culturale, quali Colpo Grosso con Umberto Smaila, uno spattacolino serale che sdogana le tette a domicilio, e Vizi Privati, che consacra Maurizia Paradiso a icona cult nell'immaginario degli erotomani sessuo-dipendenti con il pallino dei trans. Prima ancora che a Berlusconi, la televisione trash la dobbiamo a lui.

E' questa la gente che vuole ridurre la rete a una parodia della televisione, imponendo autorizzazioni ministeriali a chiunque voglia caricare un video su YouTube, compresi i filmini delle vacanze. Una lettura palesemente distorsiva della direttiva europea, la quale esplicitamente esclude che i siti web personali e le piattaforme di videosharing siano oggetto di autorizzazione alcuna, con tutta la burocrazia e le inevitabili spese che conseguono dall'equiparazione di blogger e portali come YouTube alla grande editoria televisiva.

Con la stessa logica ipocrita e unica tra le società liberali, quelle fondate sui diritti individuali, Romani vuole imporre l'educazione di stato alle famiglie. I genitori dei minorenni che dovessero avventurarsi in un sito porno, l'equivalente odierno delle trasmissioni oscene e incentrate sulla mercificazione del corpo femminile che Romani stesso non si faceva scrupolo di dispensare generosamente a tutta la famiglia nel corso degli anni '80, riceveranno un sms immediato con un testo che potrebbe suonare così: "Attenzione: tuo figlio si sta masturbando", dopodiché la connessione verrà immediatamente interrotta. Se a masturbarsi sarà per sbaglio il papà, con il computer del figlio, la moglie ne sarà avvisata all'istante. Romani, che non capisce niente di rete, parla di "interruzione delle trasmissioni".

Perfino Corrado Calabrò, Presidente dell'AGCOM, è rimasto interdetto dall'orientamento normativo retrogrado e oscurantista del Popolo delle Libertà, il quale delinea con estrema chiarezza quali siano le libertà da tutelare: quelle della televisione, attorno a cui gravitano gli interessi economici e politici della Presidenza del Consiglio.

Il Decreto Romani vuole colpire senza mezzi termini tre soggetti principali: YouTube, per dare sostanza giuridica alle cause intentate da Mediaset; la rete, per impedire lo svilupparsi delle dirette streaming, strumento di libertà, partecipazione ed emancipazione dallo strapotere del tubo catodico, degli lcd e delle tv al plasma; i videoblogger, per complicare loro la vita a tal punto da indurli a rinunciare all'esercizio dei diritti conferiti dall'Art. 21, che trovano finalmente piena espressione grazie agli sviluppi portentosi della tecnologia.

Romani è un proibizionista che nega al popolo la possibilità di autodeterminarsi e scegliere da sé il veicolo preferito sul quale informarsi, intrattenersi e comunicare. Con il suo Decreto, si vuole garantire ai gradi feudatari della televisione la possibilità di continuare a lucrare, pascolando nelle tasche e nelle teste degli italiani, mantenendo un ruolo preminente nell'indottrinamento e nella determinazione di stimoli e bisogni, anche a costo di condannare un intero paese all'arretratezza culturale e tecnologica, come dimostra la recente revoca dei fondi per la banda larga, annunciata proprio mentre nel resto della comunità europea la internet veloce viene dichiarata un diritto fondamentale dell'uomo.

Aiutaci a dire basta. Stiamo cercando 60 volontari che vengano con noi, sabato 20 febbraio, davanti all'ambasciata americana a Roma. Danzeremo, a piedi nudi e al suono dei tamburi, gli occhi bendati a simboleggiare il bavaglio che si vuole imporre alla comunicazione libera, reggendo tra le mani uno striscione: "Mr. President, help the Internet in Italy!".

Non siamo così ingenui da credere che il Presidente americano sia esente dai legami che uniscono il potere costituito ai grandi interessi lobbistici e finanziari, ma abbiamo bisogno di compiere un gesto eclatante, capace di varcare i confini nazionali e di evocare un nome che ci aiuti a fare cassa di risonanza. La stampa nazionale, nonostante numerosi sit-in e scioperi simbolici, non ha dimostrato di volersene interessare. Vogliamo quindi rivolgerci a quella straniera, nella speranza di arrivare a colpire l'opinione pubblica internazionale e creare pressione mediatica intorno a questo atteggiamento interventista e illiberale che il nostro governo, incessantemente, ormai ossessivamente, non perde occasione di dimostrare nei confronti della rete italiana.

Il 20 febbraio saranno con noi molti cameramen professionisti. Gireremo un video, in inglese, che vi chiederemo di diffondere in maniera virale sui più grossi social network. Vogliamo che lo vedano in Inghilterra, in Germania, in Spagna, in Francia, in America, in Tanzania, ovunque! Dipenderà da voi, da quanto sarete in grado di farlo girare.

Se vuoi esserci anche tu, scrivi a me oppure ad Enzo Di Frenna e lasciaci il tuo nominativo ed un recapito telefonico. Poi corri ad iscriverti all'evento facebook: http://www.facebook.com/event.php?eid=289806039880.

Abbiamo bisogno di te.

Scrivi a: byoblu@byoblu.com, info@enzodifrennablog.it

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Chi conosce gli altri è saggio, chi conosce sé stesso è illuminato.
Chi domina gli altri è forte, chi domina sé stesso è superiore.
Chi sa accontentarsi è ricco, chi agisce fermamente ottiene tutto ciò che vuole.
Chi non dimentica i suoi principi vive a lungo, chi muore senza essere dimenticato vive per sempre.

(Lao Zi, "Tao Te Ching", Capitolo 33, "La virtù del discernimento")


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Messaggio da leggereInviato: mar 23 feb 2010, 23:17 
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Iscritto il: dom 9 nov 2008, 23:20
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Necessaria l'autorizzazione del governo per diffondere immagini sul web
Il Garante controllerà la rete

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=136839
Roma, 16-01-2010


"Il governo si accinge a modificare una parte rilevante della normativa su tv e Internet senza alcun coinvolgimento del Parlamento" : lo dichiara Paolo Gentiloni, responsabile comunicazioni del Partito Democratico. "Questo vero e proprio blitz e' affidato al decreto di recepimento della direttiva UE sul 'product placement', approvato a meta' dicembre e che da oggi e' all'esame della Camera, ma solo per un parere non vincolante", sottolinea Gentiloni.
"Il Parlamento ha potuto conoscere solo in questi giorni e a cose fatte un decreto che configura un clamorosa eccesso di delega", denuncia il responsabile comunicazioni del PD. "Il recepimento della direttiva UE e', infatti, solo un pretesto per accrescere gli affollamenti pubblicitari su Mediaset e diminuirli su SKY, nonche' per cancellare le norme a sostegno della produzione indipendente di fiction e del cinema italiano, introdotte dai governi del centrosinistra nel '98 e nel 2007".
"Altrettanto grave - prosegue Gentiloni - e' il blitz nei confronti di Internet.
Il decreto, infatti, sottopone la trasmissione di immagini sul web (dalle web tv a YouTube) a regole tipiche della televisione e a una preventiva autorizzazione ministeriale, con una incredibile limitazione dell'attuale modalita' di funzionamento della rete". "Da domani (oggi ndr) - conclude l'esponente democratico - daremo battaglia in Parlamento per contrastare questo ennesimo stravolgimento delle regole a vantaggio di una logica aziendale
Articolo 21 scrive che: "Il decreto include la fornitura delle immagini via internet tra le attività che necessitano di un' autorizzazione del Governo, poi estende la rigida disciplina del diritto d'autore ai fornitori di servizi via internet con disposizioni dagli effetti simili a quelli della controversa legge francese (per inciso c'entra qualcosa la causa di Mediaset contro Youtube per i filmati trasmessi su quest'ultima piattaforma?)
Infine estende il diritto di rettifica anche ai TG eventualmente trasmessi sul web anche in questo caso con un intento che ricorda quanto il Governo ha già tentato di fare con riferimento ai Blog, per cui potrebbe essere una disposizione che apre la strada per imbavagliare i contenuti veicolati o su Internet in tutte le loro forme (soprattutto se letta in combinato disposto con la norma sul diritto d'autore)".

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Messaggio da leggereInviato: lun 10 mag 2010, 15:14 
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Iscritto il: ven 21 nov 2008, 10:48
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Leggete qua...

http://zh-cn.facebook.com/note.php?note ... 029&ref=mf
(altro sito http://punto-informatico.it/2543670/PI/ ... trate.aspx)

NESSUN TELEGIORNALE HA AVUTO IL PERMESSO DI DIFFONDERE QUESTA NOTIZIA

Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet"; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera come articolo nr. 60.

Questo senatore NON fa neanche parte della maggioranza al Governo... il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta.

In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..??!) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito.

Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all'ESTERO; basta che il Ministro dell'Interno disponga con proprio decreto l'interruzione dell'attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro.

Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'ODIO (!) fra le classi sociali.
MORALE: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta.

In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.

ITALIA: l'unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.

Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presenterà al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare.

Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, l'Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l'Iran.
Oggi gli UNICI media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati la rivista specializzata "Punto Informatico" e il blog di Grillo.

Fatela girare il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c'è libera informazione e diritto di critica la "democrazia" è un concetto VUOTO.

documentazione diffusa da
Coordinamento degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani
http://www.perlapace.it

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Messaggio da leggereInviato: lun 10 mag 2010, 22:13 
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Iscritto il: lun 23 mar 2009, 18:31
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Località: Torino
Um, ma siam sicuri che non sia una delle vecchie leggi che volevano sempre approvare e continuano a girare?

e poi c'è scritto :
Citazione
Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet


dovrebbe dire quei siti o altro che istigano a rubare, uccidere, fare cose illegali, o fanno di per se cose illegali come fregare la gente...

non mi pare che sia rivolta a censurare la libera opinione :/

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Messaggio da leggereInviato: mar 25 mag 2010, 20:23 
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Località: Torino
BlueOwl per favore leggi bene quello che ho scritto qualche post fa.
Il DDL 733 è passato, ma gli articoli di cui si parla, quelli che avrebbero danneggiato l'informazione, non sono stati approvati.

Ti rimetto il link al post, ma basta che vai su con la rotellina ;) viewtopic.php?p=24046#p24046

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@Edoardo ... ops... colpa mia :)

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cito quello che hanno detto Ficarra e Picone a striscia la notizia: "non è vero che in Italia non c'è libertà di stampa, perchè i giornali possono scrivere quello che vogliono...certo, tranne la verità, ma possono scrivere quello che vogliono" :lol anche se c'è poco da ridere

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Berlusconi denunciato alla Corte europea dei diritti dell’uomo: silenzio dei media italiani
http://www.dirittodicritica.com/2010/04 ... -italiani/
9 aprile 2010



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Nell’ultimo mese, sui quotidiani e in televisione, si è letto e visto di tutto. Molto spazio, come naturale che sia, è stato dedicato alle elezioni regionali. Tra le notizie principali, in mezzo alle solite questioni politiche, ai “coccodrilli” che ricordano persone come Maurizio Mosca e il giudice di “Forum” Santi Licheri, ai tragici anniversari (polemici) di terremoti, si affiancano le particolari eliminazioni dall’ “Isola dei Famosi” o le sfide di “Amici“.
Non solo: è stata incentrata l’attenzione su “casi congelati“, sulla pedofilia e sulla delicata questione dell’aborto. Il filo conduttore dei tre argomenti è la Chiesa. Che, proprio in corrispondenza della Quaresima, ha vissuto davvero un periodo di “passione”. Ancora più recenti sono le rivolte popolari in Kirghizistan e in Thailandia. Mentre, in Italia, qualcuno fa la voce grossa su potenziali censure in seno al principale telegiornale nazionale, con la curiosa rimozione di alcuni tra i più noti anchormen. Malignamente c’è chi osa paragonare le vicissitudini della Repubblica ex URSS e della regione siamese con quelle del Bel Paese.
Ma, si sa, la Penisola è uno Stato civile. Altrimenti non si avrebbe un “legittimo impedimento“, “finalmente” sottoscritto due giorni fa dal Presidente della Repubblica, capace di sospendere per 18 mesi i processi riguardanti i membri dell’intero Esecutivo. Tralasciando le singole e specifiche questioni, si può notare un’informazione allargata e molteplice, sia in pareri che argomenti. I direttori spaziano dal serio al faceto, sforzandosi di integrare cronaca e curiosità locali. Certo, errori e “buchi” sono impossibili da evitare e, per chi è senza peccato, resterebbe da scagliare la proverbiale prima pietra. Difficile che qualcuno lo faccia. Tuttavia, mettere in evidenza opportune “lacune” si può.
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Come detto, nessuno mette in discussione la pubblicazione di una scaletta a discrezione dei responsabili delle testate. Di conseguenza, perché si deve venire a sapere dai blog, notoriamente media indipendenti e non soggetti a restrizioni editoriali, che il Capo del Governo, da quasi un mese a questa parte, è stato denunciato alla Corte Europea dei Diritti Umani? Non si parla di una querela, che deve essere analizzata preliminarmente in Procure, o una mera citazione al fine di ottenere un risarcimento danni riguardante individui circoscritti. La CEDU, ossia la stessa che si è occupata tempo fa della rimozione del crocifisso dalle aule italiane, ha comunque un peso non indifferente in materia legale, occupandosi, guarda caso, di libertà e diritti fondamentali. Quelli a cui il Primo Ministro terrebbe molto.
Paradossalmente, tale violazione riguarderebbe proprio il Cavaliere. Quest’ultimo, secondo la ”Open Society Justice Initiative”, ente affiliato ad un altro personaggio controverso come George Soros, è reo di aver impedito il corretto flusso democratico e pluralista dei mezzi informativi. Una dimostrazione concreta avanzata alla Corte, oltre alla circostanza che vede il principale membro del Governo proprietario di più network, è il conflitto Rete 4 – Europa 7. Per sommi capi, la seconda delle due emittenti ebbe diritto a sostituire il canale Mediaset nei palinsesti. Con l’introduzione della Legge Gasparri del 2003 (facile immaginare chi sedesse a Palazzo Chigi) e nonostante i ricorsi al TAR del Lazio e Consiglio di Stato, nonché i pareri duri e fermi della Corte di Giustizia Europea, la rete ben identificata dai TG di Emilio Fede e dai film di Bud Spencer e Terence Hill rimane tuttora, e contro le originarie decisioni, su quelle frequenze che dovevano essere cedute. Ancora più in breve, Rete 4 sarebbe “abusiva”.
È comprensibile che i giornalisti di un certo livello non vogliano parlare sempre e solo della solita persona. Non si sa mai: qualcuno potrebbe scambiare il diritto di cronaca per persecuzione politica e sociale.

Approfondimento: Legality of Berlusconi’s Television Monopoly Challenged (Open Society Justice Initiative).

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