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Messaggio da leggereInviato: gio 15 apr 2010, 13:21 
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Non ci sono più gli attentati di una volta
http://www.byoblu.com/post/2010/01/08/N ... volta.aspx
8 gennaio 2010


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Ogni aggressione fisica rappresenta il fallimento della società civile, cioè di quell’insieme di regole e convenzioni che ci siamo dati per uscire dal medioevo della supremazia conquistata a colpi di mazza ferrata. Un attentato alla vita, poi, è il peggior incubo che vi possa capitare: insieme allo stupro, l’assassinio è uno dei retaggi più ignominiosi che ci portiamo dietro dal mondo naturale.

Proprio per questo, poiché evocano in ciascuno di noi il terrore più sacro e profondo - la paura della morte - se fallisce rappresentano una medaglia al valore che viene riconosciuta all’unanimità, seduta stante, da ogni comunità. Metterla in discussione è come mettere in dubbio l’esistenza di Dio, è come profanare i bambini: solleva un’immediata, atavica e talvolta irrazionale onda emotiva che emargina il blasfemo che osa opporvisi, sia pure con argomentate ragioni. Vi è molto di superstizioso in questo: il timore ancestrale di sollevare le ire di una divinità violenta e vendicativa, che divora chi le nega devozione e sacrifici. E’ come quando il prof scorre il registro di classe per scegliere il prossimo studente da interrogare. Si spera sempre che, standosene buoni buoni, nascosti nell’indifferenziata distesa di anonime pettinature, l’attenzione del carnefice passi oltre, alla ricerca di una vittima più esuberante.

Lo sa bene chi parla alla pancia dei suoi elettori, più che alla testa. La retorica del martire evoca la passione, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo e corre oltre, lungo una ragnatela di sensi di colpa che unisce Isacco a Giovanna D’Arco, Giordano Bruno ai martiri di tutte le guerre, di tutte le rivoluzioni, della Santa Inquisizione, della caccia alle streghe e così via. A chi è stato vittima di persecuzione, e ne è uscito miracolosamente illeso, non si può negare nulla: ha superato la prova che ogni uomo deve superare se vuole diventare un guerriero, ha compiuto l’impresa, ha sfidato gli dei e ne è uscito vincitore, si è addentrato nella foresta stregata ed ha saputo uscirne, ancora vivo. Niente può scalfirlo: egli è ormai invulnerabile ed invincibile, è il capo, il re indiscusso, una creatura ibrida, una chimera metà uomo e metà demone.

Egli è… Silvio Berlusconi dopo avere affrontato e vinto Massimo Tartaglia.
Tutto sommato, un buon affare…

Ricevo e pubblico questa ricostruzione blasfema dell’eretico Vito Palumbo, autore del video in testa a questo articolo.



L'attentato più pazzo del mondo
di Vito Palumbo


E’ il 13 Dicembre del 2009. E’ da poco passata la sconquassante onda viola che ha costretto i media di regime a fare gli straordinari per cercare di ridimensionare l’evento. E’ da poco scoppiata la bomba - così definita dal Presidente della Camera Gianfranco Fini - del pentito di mafia Spatuzza, che ha rivelato nuovi particolari sui rapporti tra Dell’Utri, Berlusconi e la mafia. Da non molto si sono consumate la bocciatura del Lodo Alfano, la condanna in primo grado dell’avvocato inglese David Mills, le spaccature interne tra finiani e berlusconiani e una crisi economica sempre più stringente nonostante le ostentate rassicurazioni del Governo e dei media. I sondaggi danno la fiducia nei confronti del Premier e del Governo ai minimi storici da quando si è insediata la nuova legislatura. Questo dunque è il 13 Dicembre di cui stiamo parlando. Un aspetto non di poco conto, nell’intricata trama indiziaria che vogliamo portare dinnanzi alla corte.

In piazza Duomo c’è un comizio. Pochi intimi intonato “meno male che Silvio c’è”. Più lontano, i soliti contestatori recitano il mantra: “fuori la mafia dallo Stato”. Il premier si intrattiene con i fedelissimi, intenti a celebrare la consueta liturgia ove i peccatori sgomitano per toccare le sacre fattezze del verbo di Arcore. L’orgia di fotografie e strette di mano è al suo apice, tutti attendono il “predellino bis” quand’ecco uno psicolabile, tale Massimo Tartaglia, prendere la mira e scagliare un oggetto non identificato sul volto di Silvio Berlusconi.

Il circo mediatico ha inizio. Suoni di fanfare, clown mediatici, abili contorsionisti dell’informazione si esibiscono in voli pindarici tra un capo e l’altro di verità ad personam in costante equilibrio precario. Tv, Giornali, internet… tutti i media impazziscono e trasmettono incessantemente, a ripetizione, le poche immagini che testimoniano l’accaduto. Il PDL cerca fin da subito i cosiddetti mandanti morali. Tartaglia viene subito dimenticato, mentre il clima di odio sale di prepotenza sul banco degli imputati.

Fabrizio Cicchitto, capogruppo PDL nonché tessera n°2232 della P2, stila in un intervento in aula le liste di proscrizione. I mandanti morali sono Di Pietro e l’IDV, Il Fatto Quotidiano, Santoro, lo staff di Annozero e Marco Travaglio, il terrorista mediatico. A spalleggiare Cicchitto arrivano i media, a reti unificate. Bruno Vespa da Porta a Porta - la quarta camera dello Stato - organizza un’intera puntata contro Travaglio e contro gli ispiratori del clima di odio. Rigorosamente senza contraddittorio. Schifani - ex socio della Sicula Brokers, società a partecipazione mafiosa - coglie la palla al balzo e individua un nuovo colpevole: i gruppi di Facebook. Secondo il Presidente del Senato sono peggio dei terroristi negli anni di piombo. Maroni – detto il morsicatore di caviglie - non esita ad annunciare un giro di vite per approntare un decreto legge atto ad imbavagliare la rete. A parte Santoro, che mette sotto inchiesta la scorta del premier, nessuno osa passare in rassegna i fatti.

Nessuno tranne la rete. Quella cricca di simpatici complottisti di youtube. Alcuni canali iniziano a vivisezionare l’accaduto; vanno a caccia di pixel e frame sospetti, inizialmente più simili a storie di fantasmi intorno al fuoco che a teorie che si reggano su elementi solidi. La prima reazione è di scetticismo: sembra di trovarsi di fronte ai teocrati del negazionismo a tutti i costi. Ma poi… poi emergono nuovi particolari, ogni giorno nuove clamorose stranezze. Stanno lì, ti fissano e sembrano prendersi gioco di te, mentre sfidano le più elementari leggi della fisica e della medicina. Più le guardi, e più senti una voce interiore che cerca di farsi strada a spallate tra quegli energumeni del super-io. Così ti fermi e decidi di raccogliere le idee.

Quali sono le immagini che abbiamo a disposizione? In piazza, a riprendere l’evento, ci sono pochissime telecamere accreditate. Un fotografo senza pass viene addirittura scacciato in malo modo. In particolare, una telecamera segue costantemente il premier mentre una seconda, alle sue spalle, riprende la folla: la selva selvaggia - ed aspra e forte - nella quale il temibile bandito Tartaglia se ne sta acquattato, nell’attesa della giusta opportunità. E la scorta? Vigila che tutto proceda senza rischi.
Berlusconi sfodera scintillanti sorrisi, stringe mani, riceve plichi di documenti e firma autografi. Succede tutto in un attimo. Il primo cameramen decide all’improvviso di effettuare un rapidissimo movimento. In gergo si parla di “panoramica a schiaffo”. Caso vuole che proprio in quel momento il Duomo di Milano rovini sul volto del premier. Il momento del lancio viene però immortalato dalla seconda camera, grazie alla quale vediamo Tartaglia che per lunghi, interminabili secondi prende la mira. Poi scaglia l’oggetto.

Agli agenti della scorta basta un attimo per fermare l’uomo. Il premier, dolorante, si porta istintivamente al volto una busta di plastica nera che aveva in mano, mentre viene condotto in auto dove alcuni agenti lo soccorrono. Ma ecco il colpo di scena: Silvio Berlusconi, con il beneplacito della scorta che ignora le più elementari regole del caso, scende nuovamente dall’auto, sale sul predellino e mostra, a favore di telecamera, il volto macinolento per il tempo sufficiente a destare l’orrore e lo sgomento della platea televisiva. Quindi ritorna in auto e riparte a passo d’uomo in direzione dell’ospedale San Raffaele.

Cos’è che non torna? Tralasciamo le teorie meno fondate, quelle del tipo “visionario bolscevico”. Prendiamo in esame solo gli elementi incontrovertibili. Partiamo dal documento ufficiale dell’attentato, ovvero il referto medico letto a reti unificate dal prof. Zangrillo, il medico personale di Berlusconi.

[list][*]trauma contusivo al massiccio facciale;[/*:m][*]frattura del setto nasale;[/*:m][*]lesione interna/esterna al labbro superiore;[/*:m][*]frattura di due denti dell’arcata superiore;[/*:m][*]sutura al labbro inferiore.[/*:m][/list:u]
ncalzato da una giornalista, Zangrillo riferiva inoltre che il premier aveva avuto un sanguinamento molto copioso, nonostante il freddo, tanto da avere addirittura riempito una camicia di sangue.

Già, eppure:

[list][*]la camicia, durante tutto lo svolgersi degli eventi, dall’aggressione fino agli ultimi fotogrammi che inquadrano il premier nell’auto che lascia la piazza, non presenta alcuna macchia di sangue. Né sul colletto, né sui polsini, né in nessun altra parte.
[/*:m][*]Le mani che si è istintivamente portato al viso appaiono perfettamente linde, così come quelle di chi l’ha soccorso.
[/*:m][*]Il volto del premier, subito dopo l’impatto con l’oggetto - mai identificato né mostrato in alcuna trasmissione televisiva - appare perfettamente integro. Non vi si possono notare ferite né tantomeno sversamenti ematici di alcun tipo, e questo fino all’ingresso nell’auto. Dopo l’ingresso in auto il premier mostra una ferita sotto l’occhio sinistro e uno spacco sul labbro superiore estremamente profondi, ma non c’è alcuna fuoriuscita di sangue, tranne gocce sparse ormai coagulate ed evidenti aloni rossi sul viso. Quando l’auto se ne va, le ferite appaiono perfettamente asciutte. Che fine ha fatto il mezzo litro di sangue – così come dichiarato da Zangrillo – che il premier avrebbe riversato sui vestiti?
[/*:m][*]La scorta ha un comportamento quantomeno singolare. Possibile che dei professionisti addestrati a seguire rigidi protocolli potessero consentire al premier di uscire all’auto, ignorando o sottovalutando la possibilità di un secondo attentato? Possibile che il capo scorta non abbia avuto la capacità di imporsi su un uomo che in quel momento era con tutta evidenza da considerarsi sotto shock? Possibile che nessun giornale abbia indagato in questa direzione? Possibile che un Ministro dell’Interno, Maroni, abbia avuto come prima reazione la persecuzione, in un clima da caccia alle streghe, dei social networks e della rete, e non abbia aperto un indagine interna per accertare cosa non ha funzionato nel meccanismo di protezione dell’uomo più importante dello Stato, dopo il Presidente della Repubblica?
[/*:m][*]Dopo i primi video che in rete evidenziano questi particolari, da Google e dai più importanti motori di ricerca spariscono tutte le foto riguardanti l’attentato. Il gigante di Mountain View fa sapere che si tratta solo di un disservizio temporaneo, ma nonostante la rete sia piena di immagini che ritraggono Berlusconi insanguinato, a tutt’oggi le uniche foto che si possono trovare digitando parole come “Berlusconi-Tartaglia”, “Berlusconi-aggressione”, “Berlusconi-duomo” e così via sono quelle che verranno utilizzate per la campagna elettorale delle regionali, che saranno esposte in bella mostra in ogni dove. Nei paesi, nelle città, nelle vie e nelle piazze. Nessuna traccia delle cosiddette ‘foto complottistiche’, zero.

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[/*:m][*]Dopo essere rimasto in ospedale per ben cinque giorni e aver ricevuto una prognosi di venti, il premier viene dimesso. Pochi scatti fotografici immortalano Berlusconi che saluta qualcuno ed entra in auto incerottato. I cerotti, tuttavia, anziché confutare i sospetti, se possibile, li confermano. Il profondo taglio sotto l’occhio è sparito - come si vedrà anche dalle successive foto – così come è sparito il taglio altrettanto profondo sul labbro superiore. E la frattura al setto nasale? Nessun gonfiore visibile e un misero cerotto applicato al naso, tanto che potrebbe essere facilmente scambiato con uno di quelli usati per non russare. Le labbra, suturate internamente ed esternamente, appaiono sgonfie e non medicate.
[/*:m][*]Pochi giorni dopo, Silvio Berlusconi viene avvistato in un centro commerciale alle porte di Arcore - anche qui provate a cercare su Google: nessuna foto, nonostante quelle scattate dai clienti del supermercato circolino molto in rete. I cerotti ora si sono spostati e uno di questi copre la guancia, una parte del viso che non era assolutamente stata toccata dall’incidente. La profonda ferita sotto l’occhio? Miracolo, è sparita.

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[/*:m][*]Due giorni fa l’ultima notizia clamorosa: il premier toglie le bende e Francesco Storace assiste allo sbendaggio. Ecco che cosa dichiara: "ero incuriosito e non nascondo che ho cercato le stimmate del premier ma con mia grande sorpresa non c’era nulla".
A beneficio del San Tommaso che è in voi, oggi un giornale francese ha pubblicato le prime foto di Silvio senza bende, a passeggio per le vie della Costa Azzurra con la figlia Marina, con tanto di giubbotto di Putin – ma non li odia, i comunisti? Offro denaro sonante a chiunque riesca a trovare un solo segno dell'aggressione. [/*:m][/list:u]
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Miracolo per l’unto dal signore o abuso di creduloneria popolare?

Nel frattempo emerge con repentina subitaneità, come un colpo allo stomaco a tradimento, anche una regia nascosta fatta di strani segnali:

[list=1][*]una strana gomitata di Berlusconi all'indietro, (secondo 14''), nella direzione dove probabilmente si trovava La Russa;[/*:m][*]uno strano colpetto che La Russa da sulla schiena ad un uomo della scorta, rivolto verso Tartaglia, esattamente sei secondi dopo (secondo 20'');[/*:m][*]uno strano ma eloquente segnale dell'uomo della scorta, a braccio teso, in concomitanza con il colpetto di La Russa, rivolto a un non meglio precisato interlocutore tra la folla. Che fosse il via libera a Massimo Tartaglia? (secondo 21'')[/*:m][/list:o]


GUARDATE FRA I 14 E I 20 SECONDI: http://www.youtube.com/watch?v=6gGNnl7NbyE

Guardate il video facendo attenzione ai seguenti passaggi:

1. Ai 14 secondi Berlusconi fa il gesto convenuto di inizio messinscena (gomitata all' indietro).
2. Ai 20 secondi La Russa tocca col pugno la guardia del corpo che gli sta davanti.
3. Immediatamente la guardia del corpo alza il braccio e fa il gesto del lancio a Tartaglia o a chi gli sta vicino.
4. Ai secondi 48 l' operatore si "perde" Berlusconi.
5. Subito dopo l' "aggressione".

_________________
Chi conosce gli altri è saggio, chi conosce sé stesso è illuminato.
Chi domina gli altri è forte, chi domina sé stesso è superiore.
Chi sa accontentarsi è ricco, chi agisce fermamente ottiene tutto ciò che vuole.
Chi non dimentica i suoi principi vive a lungo, chi muore senza essere dimenticato vive per sempre.

(Lao Zi, "Tao Te Ching", Capitolo 33, "La virtù del discernimento")


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Messaggio da leggereInviato: ven 16 apr 2010, 20:43 
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Sonia Alfano: l'attentato a Berlusconi è falso
http://www.byoblu.com/post/2010/03/10/S ... falso.aspx
10 marzo 2010


[youtube]<object width="640" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/XV8eBdkh798&hl=it_IT&fs=1&"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/XV8eBdkh798&hl=it_IT&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="640" height="385"></embed></object>[/youtube]


La storia insegna. Lo stesso concetto di apprendimento implica quello di storia. Un aspirante ingegnere impara quello che gli ingegneri del passato hanno scoperto: se fossimo tutti nati ieri, saremmo di nuovo nelle caverne. Per imparare, qualsiasi cosa significhi, non si può fare a meno della storia. Se non la conosci sei preda di chi l'ha studiata. Per questo la Gelmini ci si è impegnata così a fondo. Voleva differenziare bene il popolo dei predatori da quello delle prede.

Benito Mussolini di attentati ne subì molti. Tutti scampati miracolosamente: una volta grazie all'OVRA - la polizia politica segreta il cui compito, tra gli altri, era di vigilare sui giornali antigovernativi e reprimerli; una volta grazie alla scarsa mira di un quindicenne, Anteo Zamboni, linciato sul posto - in previsione di questo, Massimo Tartaglia è stato prontamente cinto e protetto dall'inefficientissima scorta personale del premier -, di cui in seguito non fu mai possibile dimostrare la reale colpevolezza; una volta grazie all'imprecisione di una malata di mente - guarda caso -, tale Violet Gibson, e via dicendo. Era un uomo amato, proprio come Silvio Berlusconi. E proprio come Silvio Berlusconi amava dipingersi come un uomo invincibile, un superuomo. All'indomani dell'attentato della Gibson, e prima di recarsi in Libia - e dagli con queste coincidenze! - disse: "Le pallottole passano e Mussolini resta".

Se le pallottole - e le statuine - passano con risibili conseguenze, gli effetti sulla leadership restano, e si fanno sentire. I lupi sono pochi e le pecore molte, anzi troppe. I lupi fanno paura fino a quando le pecore sono convinte che sia giusto così. Per questo è necessario educare gli agnelli ad una visione del mondo nella quale il lupo è fondamentale. Senza la religione del lupo, le pecore sarebbero leoni, e i lupi sarebbero vegetariani.
All'indomani di ogni attentato, le pecore - che, educate ai dieci comandamenti, aborrono la violenza - si sentono cattive. Tanto cattive. Per farsi perdonare e non andare all'inferno si offrono spontanemente al sacrificio, mentre il buon pastore che tentava di risvegliarle diventa il nemico, il cattivo consigliere, il lucignolo da cui prendere le distanze per non finire a rosolare in un barbecue.

Così, all'indomani degli attentati a Benito Mussolini, nel novembre 1926, nessuno ebbe nulla da obiettare se i passaporti vennero annullati, se vennero comminate sanzioni contro gli espatri clandestini, se vennero soppressi i blog - oops, i giornali - antifascisti, soppressi i partiti e mandati a casa ben 120 parlamentari regolarmente eletti dal popolo. E neppure sembrò poi così strano che il 25 novembre 1926 venisse introdotta la pena di morte. Era giusto: la pecora cattiva sa che il suo destino è nel forno, con le patate.

Allo stesso modo, il 14 dicembre 2009, a nessuno parve strano che l'Italia dovesse gioco-forza censurare la rete, inziando da facebook, proseguendo con il Decreto Romani fino ad arrivare là, dove nessuna società civilizzata si era mai spinta prima.

La storia insegna, è vero. Purché dall'altra parte ci sia qualcuno disposto ad impararla.

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Chi domina gli altri è forte, chi domina sé stesso è superiore.
Chi sa accontentarsi è ricco, chi agisce fermamente ottiene tutto ciò che vuole.
Chi non dimentica i suoi principi vive a lungo, chi muore senza essere dimenticato vive per sempre.

(Lao Zi, "Tao Te Ching", Capitolo 33, "La virtù del discernimento")


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