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 Oggetto del messaggio: Storia di una ex-suora
Messaggio da leggereInviato: mer 4 ago 2010, 0:57 
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Storia di una ex-suora





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Chi conosce gli altri è saggio, chi conosce sé stesso è illuminato.
Chi domina gli altri è forte, chi domina sé stesso è superiore.
Chi sa accontentarsi è ricco, chi agisce fermamente ottiene tutto ciò che vuole.
Chi non dimentica i suoi principi vive a lungo, chi muore senza essere dimenticato vive per sempre.

(Lao Zi, "Tao Te Ching", Capitolo 33, "La virtù del discernimento")
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 Oggetto del messaggio: Re: Storia di una ex-suora
Messaggio da leggereInviato: gio 31 mar 2011, 2:58 
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Iscritto il: gio 31 mar 2011, 0:42
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Bellissimo, quasi commovente davvero!
Sentire una Ex suora parlare in questo modo, con questa passione, fervore, ma senza un cenno di ira, di nevrosi è davvero confortante!
E' piu illuminante sentire una persona parlare, assorbendo ciò che vuole esprimere, che non il significato delle parole stesse.

Però ho dei dubbi, non ci potrebbe comunque essere qualcuno vicino a Gesu?...
Questo qualcuno potrebbe comunque aiutare essendo piu "vicino" a noi ?...

Ciò che la suora dice è vero, la santificazione di ogni giorno, per ogni santo, con tanto di santini e rosari elettronici è qualcosa che ti porta fuori dal senso profondo, e ti porta nel rituale! Il rituale è scarno, schelettrico, immutabile e non prevede che ci sia nemmeno emozione! Basta che il rituale sia portato a compimento. E noi essendo nella creazione è impossibile vedere la ricerca come forme fisse, ma come un continuo e attento modo di vivere dentro alla vita stessa.

Un'altra cosa che la sua dice di vero è che Gesu è l'unica verità fra le tante possibile ed in equilibrio!
Perche è stato l'unico a non rivelare verità alcuna, ciò che gesu dice è ciò che nessuno è in grado di rivelare, perche è ciò che è evidente, ed è. Tutto ciò che ruota attorno a quella necessaria figura, sono solo vere frottole, anch'esse necessarie, ma non per Dio.

Perche se qualcuno sbagliò, poi si rese conto, si trovo comunque nel peccato e ad esso non vuole rinunciare, Chi sbagliò non è a diretto contatto con Dio, perciò fra tutta la conoscenza che può aver acquisito, ha lo stesso dubbio di un nostro cristiano: "Ci salverebbe Dio se chiedessi scusa?". Non c'è cosa piu sbagliata... Perché Dio non può andare contro se stesso! Ma a favore di se e di ciò che promuove. L'amore di Dio non è ne la vita ne la morte, ma la possibilità. Neanche il caso, ma potrebbe esserlo, non farebbe alcuna differenza, un caso volontario è una possibilità indeterminata che si rende determinata! Esattamente come una possibilità. La possibilità, non è il caso, ma un caso che si vuole vada cosi!..Perche cosi è il verso giusto..
Ma non solo, l'amore di Dio è la possibilità anche di essere lui stesso, che unito ad un'altro fa un'altro pezzo. Tutti i pezzi manifestano l'amore di Dio nel tempo, non un singolo, non un gruppo, ma tutti. Ma in ogni gruppo e in ogni singolo, c'è quella diversità che li rende completi, in singolo, nel gruppo, nel globale. L'amore di Dio è l'unità e la diversità, insieme, perche andrebbero divisi concettualemnte?!... No... Chi li divide va contro se stesso, vuole camminare solo con se stesso e vuole solo qualcosa. L'unità infatti non è voluta, ma autodeterminata nella relazione. Anche la diversità funziona cosi, due cose sono diverse se considerate da ogni punto di vista, ma se uno le guarda dall'esterno cosa cambia se per essere in armonia suono un tamburo o un flauto?... Allora l'amore di Dio è ugualianza e diversità insieme. Due cose sono uguali e diverse sempre. Questo è per Dio... Per noi?................................

Non c'è alcun bisogno di un' autority che mi dica:"Guarda che per essere unito devi fare questo e quello, per essere diverso devi fare quest'altro, per essere uguale anche questo". Ognuno è uguale, unito e diverso a suo modo e piacimento. Nessuno ha bisogno di niente se il bisogno è li. Chi avrebbe bisogno di mangiare se mangiare non fosse un bisogno?...Mangiare è una necessità, ma dove stà il limite!? quando ho fame?...no... Perche posso controllare la mia fame. Quando?...Quando voglio mangiare. Sono io che determino quando voglio mangiare, nessuno mi deve dire cosa è meglio per me. Io determino lo stato del mio essere, non è il mio essere che determina il mio stato. Cosa mi hanno dato un cervello, polmoni, cuore a fare se non ho alcuna coscienza di essi. Sono inutili? No, sono necessari per la manifestazione del progetto nel tempo. Perche non sono cosciente di questi?... Perche non sei il tuo cuore, ma anche il tuo cuore, adesso! Cosa sono?... Direi che il silenzio dopo la domanda è già esaustivo. Ricerca il significato di quel silenzio e di quella pausa dopo ogni domanda alla quale non vi è risposta alcuna e potrai riconoscerti per ciò che sei e cosa sei veramente. Non vi è risposta che alcuno può dare, se non per via indiretta a quella domanda. Ma di sicuro l'unica cosa che puoi essere fra tante, è tutto e niente insieme nello stesso momento ne uno ne l'altro ma entrambi e nessuno. ;)





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 Oggetto del messaggio: Re: Storia di una ex-suora
Messaggio da leggereInviato: dom 3 lug 2011, 23:58 
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Iscritto il: mar 5 apr 2011, 11:30
Messaggi: 8
a me non piace!
E' una estremista bigotta vincolata da una rigida interpretazione della parola.
Lodevole l'iniziativa di abbandonare le icone e i simulacri ma per il resto...
rendetevi conto che è una donna priva di coscienza. appare come dotata di sola "mente".
Facciamole leggere le nuove traduzioni interlineari della bibbia e precisamente del codice masoretico di Leningrado ad opera di Mauro Biglino e vediamo come reagisce la ex-suora!

le persone così, mi spaventano.





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 Oggetto del messaggio: Re: Storia di una ex-suora
Messaggio da leggereInviato: lun 4 lug 2011, 10:02 
Bennac, hai ragione quando dici che lei dovrebbe leggere le nuove traduzioni della bibbia e sono convinta che se le leggesse probabilmente compirebbe un ulteriore passo avanti nella sua evoluzione. Di questa ex suora invece io ammiro la capacità che ha avuto di rimettere in discussione il credo cattolico in cui era cresciuta. Ha abbandonato inutili rituali e credenze che sono come dice lei "incrostazioni" determinate dalla storia che la chiesa non è in grado di eliminare. A me è piaciuta l'apertura mentale, la determinazione che avuto (anche se solo parzialmente) nel cambiare la sua mappa del territorio. Magari prima o poi continuerà a spogliarsi anche dell'idea di un cristo come tramite e capirà finalmente che non servono tramiti, ma solo autonomia da qualunque credenza fatta dagli uomini. In fondo basta solo guardare dentro di sè per conoscere le risposte e penso che l'ex suora abbia compiuto proprio questo primo passo, può darsi che il suo cammino continui verso una totale liberazione da certi limiti...ciao!





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 Oggetto del messaggio: Re: Storia di una ex-suora
Messaggio da leggereInviato: lun 4 lug 2011, 14:15 
alroc68 ha scritto:
Magari prima o poi continuerà a spogliarsi anche dell'idea di un cristo come tramite e capirà finalmente che non servono tramiti, ma solo autonomia da qualunque credenza fatta dagli uomini. In fondo basta solo guardare dentro di sè per conoscere le risposte e penso che l'ex suora abbia compiuto proprio questo primo passo, può darsi che il suo cammino continui verso una totale liberazione da certi limiti...


Dipende tutto dai punti di vista. A me più che liberazione da certi limiti, sembra invece un modo differente di approcciare il mistico.
La suora abbandona il cattolicesimo a favore dello studio biblico, su questo trovo che Benacc ha pienamente ragione... si è spostata semplicemente la presunta origine della verità dal sistema cattolico romano ad uno più vicino alla matrice ebraica.

I tramiti alla fine ci saranno sempre, proprio perché sono mezzi per arrivare a...
Difatti quando dici "basta solo guardare dentro di sé", sfrutti un tramite differente ovvero l'idea che hai di quel "Sé interiore", spostando il paradigma da essoterico (verso l'esterno) a esoterico (verso l'interno).

Cycle ha scritto:
Il rituale è scarno, schelettrico, immutabile e non prevede che ci sia nemmeno emozione! Basta che il rituale sia portato a compimento.


Bella generalizzazione.
Quando dici "scarno, scheletrico" fai capire che non hai tanta consapevolezza del concetto di Simbolo.
Per quanto riguarda l'emozione, pensa un pò che in realtà il rituale fa perno proprio su quella :)





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 Oggetto del messaggio: Re: Storia di una ex-suora
Messaggio da leggereInviato: mar 5 lug 2011, 17:45 
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Iscritto il: mar 5 apr 2011, 11:30
Messaggi: 8
solo chi ha molta coscienza ha accesso alle verità universali, le sente dentro. Chi è dotato di "anima" ha un mondo interiore che è più vasto del mondo esteriore in cui vive e sente il contatto diretto con quella "grande anima" di cui è solo un riflesso.
tutti gli altri sentono di avere bisogno di qualcosa a cui aggrapparsi, in cui credere, di cui far parte.

tornando a Noi e alla nostra ex-suora, ho paura che sia solo un filmato-propaganda voluto da Testimoni di Geova che fanno della diffusione del loro credo una vera missione nella vita. internet è per loro un mezzo molto valido.

P.S. è bello confrontarsi e sentire le opinioni altui. ciao





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 Oggetto del messaggio: Re: Storia di una ex-suora
Messaggio da leggereInviato: mar 5 lug 2011, 21:47 
Cita:
Chi è dotato di "anima" ha un mondo interiore che è più vasto del mondo esteriore in cui vive e sente il contatto diretto con quella "grande anima" di cui è solo un riflesso.


Sì, Bennac, è proprio questo quello che intendevo :DD . Invece, non ho capito molto bene il post di Anonimo. Scusa Anonimo, so che tu hai una preperazione davvero incredibile su molti argomenti e i tuoi post sono davvero illuminanti, ma potresti per favore spendere due parole per spiegarmi più approfonditamente questo?

Cita:
I tramiti alla fine ci saranno sempre, proprio perché sono mezzi per arrivare a...
Difatti quando dici "basta solo guardare dentro di sé", sfrutti un tramite differente ovvero l'idea che hai di quel "Sé interiore", spostando il paradigma da essoterico (verso l'esterno) a esoterico (verso l'interno).


Il mio tramite sarebbe il Sè interiore, cioè quell'elemento che mi serve per arrivare alla mia spiritualità? Io credevo che mi bastasse sentire la connessione con l'energia vitale che permea l'universo, non c'è codificazione in questo passaggio perché lo sento in una dimensione non cognitiva, ma emozionale.

Grazie! :DD





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 Oggetto del messaggio: Re: Storia di una ex-suora
Messaggio da leggereInviato: mer 6 lug 2011, 15:26 
Alroc68, ce le spendo sì due parole, con voi è davvero piacevole discutere :)

Mi rendo conto che si sta per toccare un territorio minato, dove le parole difficilmente e a stento riescono ad esprimere ciò che si prova e si sente.
Per "tramite" intendo quel mezzo astratto, ideale, che ci permette di fare esperienza verso una direzione ben precisa. A livello spirituale si può parlare di idee e concetti, mentre a livello fisico ci sono i cosiddetti sensi. E' come dire che nell'ideale, è la stessa idea a fungere come vero e proprio senso (del un corpo sottile).
Meno se ne sente la codifica, l'interpretazione/associazione postuma, più secondo me ci si avvicina al "segnale grezzo" del senso. Così non si percepirà alcuna codifica nel provare ad esempio emozioni, sensazioni e sentimenti, come anche le fulminate indotte da idee astratte (i cosiddetti colpi di genio ed esperienze mistiche).

Ma ciò non vuol necessariamente dire che non esiste alcuna codifica, piuttosto rappresenta il limite ultimo a cui l'uomo arriva nel percepire.
Il fatto che riusciamo a provare un set ben definito di emozioni, è una prova che vi siano solo queste nell'infinito mare esistenziale? O forse rappresenta il nostro di universo, quello microcosmico umano, quantizzato in queste particolari emozioni/frequenze che molti definiscono Archetipi?
E cos'è l'archetipo, se non la prima codifica più astratta che trasporta l'impercepibile dal percepibile?

Riflettici un attimo... pensa ad Anima come una parte di te, come un elemento sensoriale vero e proprio. Attraverso di Anima riusciamo a percepire una vastità di informazioni molto differenti da quelle usuali, e ciò viene fatto coincidere con un'ulteriore grado di coscienza.
Giustissimo, poiché nei fatti accade proprio questo.
Le cose però cambiano nel momento in cui ci si rende conto che l'Anima stessa è un archetipo (nei mazzi di tarocchi, ad esempio, la 22a lama, "il Mondo", rappresenta figurativamente e in essenza proprio l'anima mundi, il principio vitale che unisce tutte le cose; Jung faceva invece coincidere l'anima all'archetipo della Grande Madre).

Per intenderci: quando percepisci grazie ad Anima, percepisci archetipi per mezzo di un particolare archetipo. Ed è una verità (una forma di coscienza).
Quando percepisci grazie a Spirito, fai lo stesso per mezzo dell'archetipo di spirito. Ed è un'altra verità (un ulteriore forma di coscienza).
Quando percepisci grazie alla Triade, fai lo stesso per mezzo dell'unione di quattro archetipi: Fuoco, Aria, Acqua, Terra. Ed è un'ulteriore verità.
Questa ad esempio è la verità che la suora ha scelto: la papessa (noti qualche somiglianza simbolica? :) )

In definitiva: quante strade portano al Signore?





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 Oggetto del messaggio: Re: Storia di una ex-suora
Messaggio da leggereInviato: mer 6 lug 2011, 16:22 
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Iscritto il: lun 7 feb 2011, 18:14
Messaggi: 19
Molto interessante il fatto che l'idea costituisce un "senso" spirituale. Può valere anche per i sentimenti e le emozioni?
Questo stesso discorso ha secondo me una grande potenza intrinseca, è una idea esso stesso.
Una domanda su una cosa che non ho capito dal tuo post: tu dici quindi che meno se ne sente la codifica, più la percezione sarà limpida? Ma questo non è possibile in assoluto perché si percepisce un archetipo sempre tramite un altro archetipo?

Volevo inoltre dire qualcosa a proposito dell'approccio esoterico di cui state parlando:
Cita:
solo chi ha molta coscienza ha accesso alle verità universali, le sente dentro. Chi è dotato di "anima" ha un mondo interiore che è più vasto del mondo esteriore in cui vive e sente il contatto diretto con quella "grande anima" di cui è solo un riflesso.
tutti gli altri sentono di avere bisogno di qualcosa a cui aggrapparsi, in cui credere, di cui far parte.


Questa è certamente una profonda riflessione: le verità sono dentro di noi; però sono sepolte a profondità abissali. Non è certo scontato averne subito accesso, né per la suora, né per chi "sente" il contatto diretto con la "grande anima", né per altri. Non si può certo dire che sono lì a portata di mano, e ragionando a questo modo si va incontro a errori di valutazione: con la ex suora qui, anima o no, ci si deve comunque complimentare per la sua determinazione. Magari non si può parlare proprio di apertura mentale, perchè si è spostata da un dogma a un altro, forse prima o poi tutti ci libereremo dai vari dogmi, anche chi pensa di non averne.





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 Oggetto del messaggio: Re: Storia di una ex-suora
Messaggio da leggereInviato: mer 6 lug 2011, 22:26 
Cita:
Il fatto che riusciamo a provare un set ben definito di emozioni, è una prova che vi siano solo queste nell'infinito mare esistenziale? O forse rappresenta il nostro di universo, quello microcosmico umano, quantizzato in queste particolari emozioni/frequenze che molti definiscono Archetipi?


Grazie, Anonimo, qui c'è il senso che volevi trasmettermi è l'ho afferrato al volo. Da tempo ormai sono consapevole del fatto che essere immersi nell'ologramma ci rende pieni di limiti, credevo di averne superati parecchi, ma quest'ultimo è davvero impossibile da oltrepassare, mi sa che dovrei smettere di essere un corpo per poter arrivare lì, ma per quello c'è tempo. :woot ciao e grazie ancora.





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 Oggetto del messaggio: Re: Storia di una ex-suora
Messaggio da leggereInviato: gio 7 lug 2011, 14:25 
Faust ha scritto:
Molto interessante il fatto che l'idea costituisce un "senso" spirituale. Può valere anche per i sentimenti e le emozioni?
Questo stesso discorso ha secondo me una grande potenza intrinseca, è una idea esso stesso.
Una domanda su una cosa che non ho capito dal tuo post: tu dici quindi che meno se ne sente la codifica, più la percezione sarà limpida? Ma questo non è possibile in assoluto perché si percepisce un archetipo sempre tramite un altro archetipo?

Secondo me vale per qualsiasi livello di percezione, nessuno escluso. Pensa ad esempio all'amore, quanti fiumi di parole sono stati scritti per descriverlo, per analizzarlo, ma anche per rievocarlo per mezzo di racconti, storie ed anche poesie che sfuggono alla razionalità. Pensa alla musica romantica, alle arti figurate... Tutto ciò ruota attorno alla stessa idea di Amore, che cambia forma ed espressioni nelle epoche ma rimane viva ed immutata in essenza nel tempo.
Nel momento in cui osserviamo qualsiasi cosa (che è percezione), a livello spirituale ne otteniamo sempre un'idea, che in astratto è un archetipo.
Sinceramente non mi interessa sapere se l'archetipo viene prima della percezione fisica del senso, se si sviluppa dopo o addirittura durante; mi basta invece sapere che, come per la vista il limite estremo sarà l'occhio, che ne è l'apparato percettivo (il segnale "grezzo", "limpido"), allo stesso modo a livello spirituale, ideale, otterrò come limite massimo l'archetipo.

Faust ha scritto:
con la ex suora qui, anima o no, ci si deve comunque complimentare per la sua determinazione. Magari non si può parlare proprio di apertura mentale, perchè si è spostata da un dogma a un altro, forse prima o poi tutti ci libereremo dai vari dogmi, anche chi pensa di non averne.

Per me il dogma, inteso come massima manifestazione di credenza e fede, ha una funzione importantissima: il riferimento.
Ricordo che da bambino, i giochi migliori e più ricchi di emozioni, erano proprio quelli dove la potenza di finzione tendeva quasi a coincidere con la realtà. Così le guardie e i ladri diventavano effettivi, reali ma soprattutto certi; il dogma stava lì.
Discorso differente invece si potrebbe fare dal punto di vista della consapevolezza: rendersi conto dell'esistenza costante dei dogma, saperli riconoscere ed accettarli quando ci fanno comodo, per poi imparare a cambiarli a favore della crescita personale.
Su questo la suora ha portato a casa sicuramente un bel punteggio, cioé ha ottenuto un cambiamento a suo favore ed è ciò che realmente conta.

alroc68 ha scritto:
Da tempo ormai sono consapevole del fatto che essere immersi nell'ologramma ci rende pieni di limiti, credevo di averne superati parecchi, ma quest'ultimo è davvero impossibile da oltrepassare, mi sa che dovrei smettere di essere un corpo per poter arrivare lì, ma per quello c'è tempo.

Per quello c'è tempo, saggia decisione :)
Da ciò che ho imparato a mie spese è che i limiti sono tali nella misura e il modo in cui li percepiamo. Con il grande limite di avere soltanto dieci segni, cioé la notazione decimale, l'uomo è riuscito a contare tendendo all'infinito. Non fissarti sul dito, guarda dove punta.





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 Oggetto del messaggio: Re: Storia di una ex-suora
Messaggio da leggereInviato: gio 7 lug 2011, 15:29 
Cita:
Non fissarti sul dito, guarda dove punta.


E' che proprio ancora non riesco a vedere dove punta...ma chissà, forse un giorno... asd

Comunque, grazie!!!!!! :DD





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 Oggetto del messaggio: Re: Storia di una ex-suora
Messaggio da leggereInviato: gio 7 lug 2011, 17:43 
Alroc, ti lascio ugualmente un indizio che a me è stato molto utile.

Nel primo capitolo di "Altre inquisizioni" Borges racconta la parabola dell’imperatore cinese Shih Huang Ti.
Egli, volendo diventare il Primo Imperatore (cioè proprio il primo dal punto di vista ontologico), ritenne di dover annullare tutto ciò che era stato prima di lui, la memoria degli altri imperatori, la storia precedente, la stessa percezione di un prima, e per fare questo ordinò che fossero bruciati tutti i libri. A chi si ribellò Huang Ti impose un marchio a fuoco sulla fronte e una particolare condanna ai lavori forzati: la costruzione della muraglia cinese. Ora, mentre qualsiasi storico considera la muraglia cinese un titanico baluardo difensivo, Borges no, Borges è uno scrittore e non può fare a meno di immaginare che anche la muraglia cinese sia in realtà qualcosa di diverso e più profondo: una metafora.
“Forse Shih Huang Ti” scrive, “condannò coloro che adoravano il passato a un’opera vasta come il passato, e altrettanto vana. Forse Shih Huang Ti circondò della muraglia l’impero perché sapeva che questo era effimero”.
E non contento, conclude la sua parabola entrando nel pensiero dell’imperatore, facendogli dire qualcosa che molto probabilmente il misero non si sarebbe mai nemmeno sognato: “un giorno ci sarà un uomo che senta come me, e costui distruggerà la mia muraglia, come io ho distrutto i libri, cancellerà la mia memoria e sarà la mia ombra e il mio specchio e non lo saprà”.





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 Oggetto del messaggio: Re: Storia di una ex-suora
Messaggio da leggereInviato: gio 7 lug 2011, 22:26 
Cita:
cancellerà la mia memoria e sarà la mia ombra e il mio specchio e non lo saprà”.


Apparentemente procediamo verso una maggiore consapevolezza, ma delle volte dovremmo chiederci se invece non stiamo viaggiando storicamente all'indietro verso un progressivo allontanamento da ciò che dovremmo essere. Cerchiamo di comunicare attraverso uno strumento imperfetto che è il linguaggio, ma le difficoltà che incontriamo sono enormi, perché non sempre si potrà spiegare fedelmente il proprio pensiero nè si potrà capire fino in fondo quello altrui. Quello che mi hai detto, Anonimo, lo interpreto come l'esatta dimostrazione che per quanto ci sforziamo di cambiare facendo tabula rasa di tutto, non facciamo altro che compiere un'azione già fatta. Siamo convinti di sapere tutto adesso, ma siamo ancora come dei gattini ciechi appena nati.





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 Oggetto del messaggio: Re: Storia di una ex-suora
Messaggio da leggereInviato: ven 8 lug 2011, 9:08 
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Iscritto il: mar 21 giu 2011, 11:28
Messaggi: 797
alroc68 ha scritto:
Apparentemente procediamo verso una maggiore consapevolezza, ma delle volte dovremmo chiederci se invece non stiamo viaggiando storicamente all'indietro verso un progressivo allontanamento da ciò che dovremmo essere. Cerchiamo di comunicare attraverso uno strumento imperfetto che è il linguaggio, ma le difficoltà che incontriamo sono enormi, perché non sempre si potrà spiegare fedelmente il proprio pensiero nè si potrà capire fino in fondo quello altrui. Quello che mi hai detto, Anonimo, lo interpreto come l'esatta dimostrazione che per quanto ci sforziamo di cambiare facendo tabula rasa di tutto, non facciamo altro che compiere un'azione già fatta. Siamo convinti di sapere tutto adesso, ma siamo ancora come dei gattini ciechi appena nati.


ma secondo me si procede comunque verso una maggiore consapevolezza in ogni caso. anche se questa fosse contaminata da qualcosa strada facendo fintanto che c'è la ricerca di consapevolezza, un qualcosa lo si carpisce sempre e forse lo status di gattino cieco appena nato è quello ideale per apprendere meglio le cose. basterebbe rendersi conto che anche quando si pensa di sapere tutto in realtà si sa solo una infinitesima parte del tutto e solo nell'insieme delle cose concesse di sapere tramite gli strumenti che si hanno a disposizione.

tornando all'esempio della suora, nella sua presa di coscienza lei è passata dallo stato di persona indottrinata allo stato di persona che usa la propria testa per pensare. quindi dal surrogato alla normalità. non ha scoperto niente, ma secondo il clichè che ognuno si è costruito attorno alla persona di chiesa che deve essere dogmatica e cieca alle aperture, ci sembra quasi una persona illuminata... alla fine anche lei come tutti noi è come la rana nel fondo del pozzo che non ha mai visto il mare.




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 Oggetto del messaggio: Re: Storia di una ex-suora
Messaggio da leggereInviato: ven 8 lug 2011, 9:33 
Cita:
tornando all'esempio della suora, nella sua presa di coscienza lei è passata dallo stato di persona indottrinata allo stato di persona che usa la propria testa per pensare. quindi dal surrogato alla normalità. non ha scoperto niente, ma secondo il clichè che ognuno si è costruito attorno alla persona di chiesa che deve essere dogmatica e cieca alle aperture, ci sembra quasi una persona illuminata... alla fine anche lei come tutti noi è come la rana nel fondo del pozzo che non ha mai visto il mare.


Sì, in effetti è vero la suora sembra illuminata perché ha fatto un piccolo ragionamento e da lì ha saputo cambiare prospettiva. Resta il fatto che ci sarebbero per lei altri passi da compiere, magari noi li vediamo e vorremmo che lei li scoprisse, ma i nostri passi avanti, quali sono? Probabilmente ne abbiamo da fare anche noi, solo che ci manca la prospettiva, come dice Anonimo, non riusciamo a vedere dove punta il dito. asd





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