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Messaggio da leggereInviato: mar 14 lug 2009, 13:08 
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Tratto da: http://www.informazione.it/z/572ECF85-ED8C-46E3-861D-3204A0DCB55B/DIRE-PAROLACCE-AIUTA-A-SOPPORTARE-IL-DOLORE (sito: ANSA.IT)

DIRE PAROLACCE AIUTA A SOPPORTARE IL DOLORE

ROMA - Vi siete schiacciati il dito nella porta e vi è scappato qualche impropero poco carino? Forse il 'francesismo' è giustificato, infatti le imprecazioni aiutano a ridurre il dolore. Lo dimostra uno studio condotto alla Keele University e pubblicato sulla rivista Neuroreport.

L'equipe di psicologi guidata da Richard Stephens ha chiesto ad un gruppo di volontari di tenere il più possibile la mano in un secchio di acqua ghiacciata, e di proferire in piena libertà imprecazioni durante questa prova del freddo che può essere piuttosto dolorosa. In un secondo tempo gli psicologi hanno detto loro di pronunciare parole neutre ripetendo la prova.

E' emerso che la mano è tenuta nel ghiaccio più a lungo mentre si lanciano improperi e imprecazioni, segno che la soglia di tolleranza del dolore è aumentata, cioé che gli improperi aumentano la resistenza ad esso. E' possibile che le parolacce inneschino reazioni fisiche oltre che emotive, aiutando a sopportare il dolore. Ciò potrebbe spiegare, ha concluso Stephens, perché dire parolacce e imprecazioni è una pratica universalmente diffusa e vecchia di secoli e secoli.




Tratto da: http://www.informazione.it/z/83C832C3-F02D-4943-AF05-4098922BFFFC/Cervello-dire-parolacce-per-sentire-meno-dolore
CERVELLO, DIRE PAROLACCE PER SENTIRE MENO DOLORE

ROMA (13 luglio) - Dire una parolaccia quando ci si fa male, non vuole dire essere maleducati ma può essere uno stratagemma messo in atto dal cervello per sopportare meglio il dolore. Le imprecazioni aiutano a ridurre il male.

Lo dimostra uno studio condotto alla Keele University e pubblicato sulla rivista Neuroreport. L'equipe di psicologi guidata da Richard Stephens ha chiesto ad un gruppo di volontari di tenere il più possibile la mano in un secchio di acqua ghiacciata, e di proferire in piena libertà imprecazioni durante questa prova del freddo che può essere piuttosto dolorosa. In un secondo tempo gli psicologi hanno detto loro di pronunciare parole neutre ripetendo la prova.

È emerso che la mano è tenuta nel ghiaccio più a lungo mentre si lanciano improperi e imprecazioni, segno che la soglia di tolleranza del dolore è aumentata, cioè che gli improperi aumentano la resistenza ad esso. È possibile che le parolacce inneschino reazioni fisiche oltre che emotive, aiutando a sopportare il dolore. Ciò potrebbe spiegare, ha concluso Stephens, perchè dire parolacce e imprecazioni è una pratica universalmente diffusa e vecchia di secoli e secoli.





E' un articolo abbastanza diffuso, ma queste due fonti sono le più autorevoli.
Finalmente i miei genitori dovranno stare zitti quando dico parolacce quando mi faccio male.
Anche se son convinto che dominare il dolore, quindi stare zitti e resistere, è meglio, dimostra molto il DTS




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13/09/2009


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Messaggio da leggereInviato: mar 14 lug 2009, 13:29 
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Aspettavo da molto tempo proprio una ricerca scientifica del genere per comunicare il mio parere.

Prendiamo le 3 modalità in cui esistiamo nell'ologramma: fisica, energetica e psichica. Se ricerchiamo e sperimentiamo adeguatamente, troviamo questi 3 livelli in ogni fenomeno che ci riguarda.
E così anche per il dolore.
Nel momento in cui avviene un trauma, c'è la necessità di espellere ciò che è provocato dal trauma e che permette alle conseguenze del trauma stesso di esistere dentro di noi. Nel caso di un trauma fisico come quello analizzato in questa ricerca sul dolore, abbiamo infatti queste 3 azioni parallele:

  1. Il corpo fisico espelle, tramite le cellule, le energie dense attivate per tamponare il danno, e lo fa sotto forma di calore; dato che non ce la fa, si formano i segni fisici del trauma, che in questo caso può essere un arrossamento o una screpolatura o un'ustione da freddo o altro.
  2. Il sistema energetico sottile, sempre tramite le cellule che sono in grado di compiere una trasmutazione di energia da densa a sottile e viceversa, fa sì che parte dell'energia densa in uscita sia trasmutata in energia sottile ed espulsa attraverso le strutture sottili deputate anche a tale funzione; quando c'è un'ottima situazione energovibrazionale, infatti, specie se indotta ad hoc con trasmutatori appositi, questo sistema diventa pulito e attivo al punto tale che riesce ad espellere parte della conseguenza del trauma fisico trasmutato, e quindi ad alleviare il dolore e addirittura anche a prevenire la formazione di alterazioni sul corpo.
  3. La psiche, avvalendosi di tutte le sue parti e di un'infinità di sistemi, può operare il processo contrario alla psicosomatizzazione, ovvero non più dalla psiche al corpo, ma dal corpo alla psiche, con un fenomeno che potrei definire "somapsichicizzazione": l'energia densa, ma anche quella sottile, può essere espulsa mediante espressione psichica della stessa, attraverso la comunicazione, come radianza ancor prima che come risonanza (la risonanza è la conseguenza che tale effetto può generare).

Ecco quindi che è perfettamente possibile, logico e valido che la psiche sia d'aiuto nella riduzione dello stress, del dolore e di tanto altro, come dimostrato da tantissime applicazioni basate sulla conoscenza di essa. E con la scoperta di tale fenomeno nelle energie sottili, siamo in grado di definire ancor meglio questa possibilità.




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Chi sa accontentarsi è ricco, chi agisce fermamente ottiene tutto ciò che vuole.
Chi non dimentica i suoi principi vive a lungo, chi muore senza essere dimenticato vive per sempre.

(Lao Zi, "Tao Te Ching", Capitolo 33, "La virtù del discernimento")
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Messaggio da leggereInviato: mar 14 lug 2009, 13:42 
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Sai che a questo non avevo pensato?
Comunque non solo si può resistere a un dolore fisico con le parolacce (ricordo che da due anni, circa, suggerisco, a chi ha dolori, di sfidare il dolore, perché a me giovava, visto che aumentava l'aggressività! Senza nemmeno conoscere sta ricerca), ma anche a un dolore psichico. E quindi pure energetico.
Per la penultima, magari qualcuno ha un dolore psichico (morte di un familiare, depressione, apatia) e penso che sfidando, aumentare l'aggressività, oppure imprecare, aiuta ad alleviarlo.
A livello energetico invece? Mah... probabile che con un comando si possono sciogliere legami, ma non con le parolacce (anzi, aumentano)




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Messaggio da leggereInviato: mar 14 lug 2009, 13:52 
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Sefanor ha scritto:
Anche se son convinto che dominare il dolore, quindi stare zitti e resistere, è meglio, dimostra molto il DTS

Attenzione: "dominare il dolore" non significa necessariamente "stare zitti e resistere". Tutt'altro: include anche la trasmutazione di esso in energia utilizzabile per cose più produttive. Come sempre, a livello fisico, energetico e psichico.
Quindi, "trattenere" o "sfidare" senza essere in grado di trasmutare, si traduce in un lento e inconsapevole accumulo di energia entropica e distruttiva: e l'aggressività prodotta non sarà costruttiva ma una conseguenza di tale accumulo, cioè uno sfogo, che porta ad un'azione non lucida.
Ben altra cosa sono invece la chiarezza della direzione (Ajna), il coraggio (Cardiaco Posteriore) e la fermezza, che si attivano e si migliorano con un'energia decisamente più adatta di quella del dolore represso.




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