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 Oggetto del messaggio: In arrivo la molecola anti-ictus
Messaggio da leggereInviato: mar 1 set 2009, 9:03 
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In arrivo la molecola anti-ictus
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=1407&ID_sezione=243&sezione=
Può salvare 9.000 vite all'anno
31/08/09



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BARCELLONA
Venticinque ictus evitati ogni giorno in Italia. Uno ogni ora. Un risultato che da solo vale a salvare 9.000 vite all’anno. È lo straordinario risultato di dabigatran etexilato, un nuovo rivoluzionario anticoagulante orale, presentato stamattina in sessione plenaria al Congresso Europeo di Cardiologia (ESC) di Barcellona, con circa 30.000 esperti presenti. La molecola è destinata a cambiare radicalmente la terapia nei pazienti con fibrillazione atriale.

Un problema che colpisce 500.000 persone in Italia, con 60.000 nuovi casi all’anno e può portare all’ictus: 30.000 i casi ogni anno nel nostro Paese. Lo studio RE-LY, il più ampio mai condotto sulle conseguenze di questa malattia, ha coinvolto 18.113 pazienti in 44 paesi, Italia compresa, comparando la nuova molecola con quella attualmente utilizzata e ottenendo una riduzione significativa di stroke e embolismo sistemico del 34% in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare.

«Dopo 50 anni finalmente una vera innovazione - afferma il prof. Roberto Ferrari, presidente dell’ESC -, un’arma efficace per prevenire l’ictus, che in Italia rappresenta la terza causa di morte, responsabile del 10%-12% del totale dei decessi, e la principale causa d’invalidità. Oggi sì è segnato un punto importante nella lotta alle malattie cardiovascolari». Chi soffre di fibrillazione atriale è esposto ad un maggior rischio di formazione di coaguli, che moltiplicano di 7 volte la probabilità di ictus, particolarmente aggressivi e disabilitanti in questi casi: la metà di chi viene colpito muore entro il primo anno. Nonostante questi numeri, ben la metà dei pazienti con fibrillazione atriale oggi non riceve la terapia anticoagulante in uso perché troppo complessa da gestire.

«Dabigatran etexilato è risultato più efficace e sicuro rispetto alla cura attuale. Ciò comporterà un miglioramento della qualità di vita di questi pazienti - commenta il prof. Giuseppe Di Pasquale, presidente della Federazione Italiana di Cardiologia (FIC) e coordinatore italiano dello studio -. Oggi infatti i malati sono costretti a recarsi periodicamente presso i centri di riferimento per monitorare e tarare i dosaggi e gli effetti collaterali del farmaco attualmente utilizzato sono particolarmente pesanti. Con questa nuova opzione, una semplice capsula da assumere due volte al giorno a dosaggio fisso, confidiamo di riuscire a recuperare anche le persone ora non trattate».

Dopo la presentazione ufficiale al Congresso, il più importante appuntamento per i cardiologi di tutto il continente, i risultati dello studio vengono inoltre pubblicati sul prestigioso New England Journal of Medicine. Al più presto sarà presentata la richiesta alle Agenzie regolatorie: «Ci auguriamo - sottolinea Ferrari - che dabigratan etexilato possa essere disponibile nel 2010». La fibrillazione rappresenta il più comune disturbo del ritmo cardiaco e causa un battito irregolare, con un ristagno di sangue. Il rischio aumenta con l’età e grosso modo raddoppia ogni 10 anni: si stima che un quarto dei quarantenni di oggi ne soffriranno in futuro. Del mezzo milione di colpiti la gran parte sono anziani. Oggi la terapia per la prevenzione dell’ictus in questi pazienti prevede di utilizzare gli antagonisti della vitamina K, efficaci, ma complessi da somministrare. Perché agiscano correttamente è necessario infatti che il valore della coagulazione si mantenga entro limiti molto stretti: se si scende troppo il paziente è a rischio di trombi, se il valore è troppo alto di emorragie.

«Solo il 60% resta all’interno dei parametri discoagulazione corretti - aggiunge il prof. Di Pasquale . Senza contare poi le interazioni di questi farmaci con numerosi cibi, con altri medicinali e i problemi logistici di recarsi al centro in occasione dei controlli per la »messa a punto« della terapia. Soprattutto se si pensa che si tratta in gran parte di persone anziane. Tutti i precedenti tentativi di individuare nuove terapie erano naufragati perché meno efficaci, o per la frequenza di emorragie o tossicità epatiche».


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