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 Oggetto del messaggio: Emozioni nello sport
Messaggio da leggereInviato: mar 16 feb 2010, 12:22 
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Iscritto il: mer 19 nov 2008, 21:34
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Fonte=http://www.repubblica.it/scienze/2010/02/16/news/aritmie_e_fibrillazioni_ecco_come_lo_sport_ci_emoziona-2314826/
Aritmie e fibrillazioni
Ecco come lo sport ci emoziona
Un gruppo di ricercatori americani ha effettuato la risonanza magnetica ai tifosi di un partita di basket. Risultato:l'euforia delle azioni più belle del match si imprime in modo indelebile nella mente. Dall'amigdala all'ippocampo lo choc positivo è fortissimo.

di ELENA DUSI
SOTTO molti punti di vista, il tifoso è un caso clinico. I primi a chinarsi su di lui sono stati i cardiologi. Scariche di adrenalina, accelerazione dei battiti, costrizione dei vasi sanguigni e aumento della pressione arteriosa sono i sintomi di una partita combattuta. Ma ora il "malato di sport" è finito anche nelle mani dei neurologi. Con uno studio che applica la risonanza magnetica funzionale a un gruppo di tifosi di basket americani, i ricercatori della Duke University hanno cercato di capire cosa scatta nel cervello quando la squadra del cuore entra in campo. Il risultato della ricerca pubblicata sul Journal of neuroscience è che nessun Einstein al lavoro ha il cervello tanto impegnato quanto un tifoso durante un match combattuto e che i gol segnati si ricordano molto meglio di quelli subiti. Fortunatamente per molti campioni, un'azione spettacolare si imprimerà nell'albo d'oro della nostra memoria molto più di una papera.

Come sia venuto in mente a un'équipe di seri professori americani di reclutare per i loro studi una dozzina di tifosi sfegatati è facile da spiegare. "Non esistono emozioni, fra quelle eticamente lecite e riproducibili in laboratorio, tanto intense quanto quelle di un match combattuto" spiega David Rubin, professore di neuroscienze alla Duke University, uno degli autori dello studio.

I primi ad accorgersi delle ripercussioni del calcio sulla salute furono i ricercatori svizzeri, che nel 2003 rilevarono un picco di attacchi di cuore in coincidenza con i campionati del mondo del 2002 in Corea e Giappone. Le persone corse al pronto soccorso con un infarto nel periodo delle partite erano state il 60% in più della norma. I medici Usa ebbero la riprova nel 2008 durante le finali del Super Bowl con un aumento di aritmie, fibrillazioni, arresti cardiaci e pacemaker entrati in funzione, tanto da divulgare un vademecum per tifosi fra cui spiccavano i consigli di non bere e fumare, dormire molto la notte precedente e cercare di non arrabbiarsi con gli arbitri.

Ora i ricercatori della Duke hanno scelto di dedicarsi al basket, raggruppando una ventina di giovani e sottoponendoli al "test del tifoso". I vincitori avevano risposto correttamente a una batteria di domande su formazioni, classifiche, altezza dei giocatori, statistiche e altri dati fra quelli che nella cultura dei veri patiti non mancano mai. Neanche la scelta della partita è stata affidata al caso: una finale dei campionati universitari fra le nemiche acerrime della Duke university e della North Carolina university, finita 90 a 86 ai tempi supplementari. Il match ideale per mandare fuori giri cuore e cervello.

Il giorno dopo la partita è iniziato lo studio del cervello. All'interno della risonanza magnetica, ai giovani tifosi era stata riproposta un'azione di una decina di secondi, che si interrompeva al momento dello scoccare del tiro. I ragazzi dovevano dire se la palla era finita nel canestro o no, e i ricordi più accurati erano quelli riferiti alle azioni in cui la squadra del cuore aveva segnato il punto. Unica eccezione, le sei ragazze che avevano superato il test del super-tifoso ma il giorno dopo non ricordavano nulla o quasi dell'esito dei tiri.
Ma a colpire di più i ricercatori di fronte allo schermo della risonanza magnetica è stato il caleidoscopio delle aree del cervello messe in moto in contemporanea dal match: l'amigdala che governa le emozioni, l'ippocampo che è la casa della memoria e la corteccia prefrontale che fa scattare l'empatia nei confronti dei giocatori in campo. Poche fra le attività umane, sembrerebbe, fanno fumare tanto la testa quanto tifare per la propria squadra del cuore.
(16 febbraio 2010)






Confermo.
Le situazioni però cambiano a seconda anche dell'importanza dell'evento e dalla quantità delle persone presenti e nel calcio quest'ultima cosa è palese soprattutto perchè è lo sport di squadra più seguito(ma non per questo il più praticato od amato)al mondo.
Eventi come mondiali dove "finalmente",aggiungo io,tale sport prevede un obbligo di vittoria,scatena nella massa una reazione a catena di emozioni senza pari.
Spesso capita che dopo 90 minuti,o 120,di azioni senza risultato ed ormai in pieno recupero,venga realizzata una rete che può dare la vittoria tanto sperata,esattamente così come accadde in Germania-Italia semifinale del mondiale 2006.

Nel basket questa cosa è meno evidente perchè è la regola...in 40 minuti EFFETTIVI di gioco,il ribaltamento di risultato è all'ordine del giorno e di emozioni ce ne sono assai di più,anche se "diluite" rispetto al calcio(anche qui conta l'importanza dell'evento in corso).

Cito una partita in particolare che m'ha permesso di comprendere meglio la situazione.
MensSana Siena - Virtus Roma ,semifinale Gara3 PlayOff scudetto campionato 2006-2007,Siena 5 giugno 2007.
In quest'occasione si affrontarono Siena,vincitrice della stagione regolare,e Roma,decisamente la squadra più forte del campionato.
Quando nel basket alla fine del 40minuti regolamentari si giunge al pareggio,si và ad oltranza coi tempi supplementari,di durata 5 minuti cadauno,fino a che non si giunge ad un risultato di vittoria per una delle due squadre.
In occasione di questa partita,in un palazzetto da circa 7000posti ma con oltre 9000 presenze,è stata giocata una partita tirata fino al 3° supplementare,facendola entrare nella storia della pallacanestro.

Ho visto svenimenti e persone che temevano realmente di dover andare all'ospedale col rischio di un ulteriore by-pass,ma anche in chi non ha avuto mai problemi del genere,l'emozione,anzi,le emozioni,sono state talmente grandi da preoccupare realmente la persona.
Alla fine di una gara del genere,la delusione del perdente è talmente grande che per le ore successive vivrà in uno stato di quasi totale annichilimento psicofisico(quasi catatonico),salvo aver un buona capacità di recupero ed aver accettato sportivamente la sconfitta...cosa simile accade al vincente in cui però il tasso di endorfine(testato)è assai più alto e persiste per più giorni consecutivi.

Di quella partita le persone tendono a ricordare assai di più le azioni significative favorevoli,anche se minori rispetto a quelle sfavorevoli...ne ho avuto conferma parlandone spesso con ed in vari periodi con chi vado a vedere le partite casalinghe o di campionato o di eurolega(ex coppa campioni)...se nella partita appena vista,un giocatore ha fatto un'azione clamorosa,immediatamente allo spettatore viene in mente un'azione significativa che quello stesso fece quasi 3 anni fa,ricordandosene all'improvviso o perchè ha rivisto nel frattempo decine di volte la gara o perchè seppure abbia deciso di non vederla più col rischio di altre emozioni(anche se si sà del risultato finale,queste cose rimangono come se la partita fosse in corso in quei momenti),tale emozione stampata nei ricordi,riaffiora all'improvviso.

_________________
L'ACQUA CHETA ROVINA I PONTI... OCCHIO A CHI VUOL ERIGERE CASTELLI DI CARTA.


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