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 Oggetto del messaggio: Scoperte e notizie sul big bang
Messaggio da leggereInviato: mar 2 set 2008, 16:31 
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E' italiana la smentita del big bangDisinformazione - 31 Agosto 2006L'articolo che falsifica uno dei pilastri portanti della celebre teoria ha come prima firma Pasquale Galianni e può essere visto a questo indirizzo.Di seguito la traduzione di Stefano Pravato dell'articolo che spiega in cosa consiste la scoperta di Galianni e dei suoi colleghi.Foto: Jane C. Charlton (Penn State) et al., HST, ESA, NASAL'immagine che non svaniràSolo in rarissime occasioni una singola immagine ha cambiato la direzione di una disciplina scientifica. Ma nel caso della galassia NGC 7319 e del quasar "in posizione errata" che ha davanti, il significato è ineludibile.Il primo ottobre 2004 la nostra Picture of the Day includeva una fotografia ad alta risoluzione della vicina galassia NGC 7319, ottenuta dall'Hubble Telescope. Di fronte al denso nucleo galattico si vede un quasar. L'ideologia prevalente non permette che un quasar occupi quella posizione e la sua presenza minaccia di sbriciolare una delle idee maggiormente care dell'astronomia istituzionale: il big bang.La giustificazione del big bang si appoggia sostanzialmente su un'interpretazione di un fenomeno ben noto detto “redshift”. Il termine si riferisce allo spostamento verso il rosso nello spettro della radiazione proveniente dalle lontane galassie.Molti anni fa, gli astronomi decisero che gli oggetti con quel redshift dovevano essere in allontanamento dall'osservatore, allungando in tal modo le proprie onde luminose. Questa “interpretazione Doppler” del redshift permise agli astronomi, basandosi sulle misure del redshift, di calcolare sia le velocità che le distanze degli oggetti. Da questi calcoli, alcune conclusioni discendono in maniera inevitabile. Se tutti gli oggetti con redshift si stanno allontanando, l'universo deve essere in espansione. Se l'universo si sta espandendo, l'espansione deve aver avuto un punto di partenza – un'esplosione inimmaginabile che ha prodotto un universo di galassie in allontanamento in ogni direzione dall'osservatore.Il “Key Project” (progetto chiave) dello Hubble Space Telescope ha datato questo evento: 13,7 miliardi di anni fa. L'universo così concepito, non è sempre stato così vecchio e grande. Un balzo improvviso alla sua dimensione ufficiale è avvenuto con la scoperta dei quasar, oggetti dotati del più grande redshift tra tutti quelli presenti in cielo. Si tratta di oggetti con spostamenti verso il rosso talmente grandi che la scala di misura degli astronomi li pone all'esterno dei confini stabiliti in precedenza. E per essere così distanti, devono essere molto più luminosi di qualsiasi oggetto finora noto.Queste conclusioni, per stessa ammissione degli astronomi, sono inevitabili. E sono divenute la base della moderna cosmologia – la cosiddetta “Regina delle Scienze”.Ci sono stati, comunque, dei dissidenti. L'astronomo Halton Arp, principale autorità in tema di galassie peculiari, mostrò prove che i quasar non sono oggetti straordinariamente brillanti posti ai limiti dell'universo. Sono invece fisicamente ed energeticamente connessi con le galassie a loro prossime. Arp affermò che l'universo non si sta espandendo e che non c'è mai stato nessun big bang. A causa del suo dissenso, ha perso il tempo al telescopio a lui riservato e, per continuare il suo lavoro, ha dovuto trasferirsi in Germania.Mentre via, via, stiamo accumulando una visione ancora migliore dello spazio remoto, le prove contro il big bang continuano ad accumularsi. Quando si dispongono le galassie lontane in base alle loro distanze determinate col redshift, esse appaiono disporsi in linee dirette verso la Terra – le cosiddette “Dita di Dio”.Galassie con redshift molto differenti ma per altri versi con forme similari aumentarono enormemente di dimensione al crescere del redshift. E si scoprì che quasi ogni galassia attiva possedeva in prossimità un numero di quasar superiore alla media.Quindi arrivò la fotografia con l'Hubble (vedi sopra), presa il 3 ottobre 2003. L 'immagine mostrava una galassia (NGC 7319) nota per le sue dense nuvole che nascondono tutti gli oggetti al di là del suo nucleo. Di fronte al nucleo galattico c'è un quasar fortemente spostato verso il rosso. In effetti, stante le assunzioni predominanti, il redshift del quasar lo avrebbe posto 90 volte più distante da noi rispetto alla galassia retrostante.Inoltre, come notato nella nostra precedente Picture of the Day, Arp e i suoi colleghi mostrarono che il quasar sta interagendo energeticamente con il materiale davanti alla galassia. La ricerca di Arp et al. che annunciava la scoperta può essere vista a: http://arxiv.org/abs/astro-ph/0409215Pertanto le congetture standard sul redshift non funzionano: il redshift del quasar non può essere effetto di una “velocità di allontanamento” o di una “espansione dell'universo” - si tratta solo di una intrinseca e tuttora inspiegata qualità del quasar.Ci si sarebbe aspettato che nella comunità astronomica le campane d'allarme si mettessero a suonare, infatti gran parte delle fondamenta si basano sulla presunta credibilità del suo punto di partenza teorico. Ma le reazioni sono andate dal nonchalance alla completa smentita. Le maggiori istituzioni scientifiche ci rassicurano che nella cosmologia moderna va tutto bene. Una pubblicazione scientifica dietro l'altra continua a trattare il big bang come se fosse un fatto acquisito.Le relazioni pubbliche, nella comunità scientifica, non funzionano sempre in questo modo. Un quarto di secolo fa, quando l'astronomo più famoso d'America, Carl Sagan, pubblicò il suo libro, Cosmos, egli si espresse così sulla questione del redshift:“Un irritante sospetto circola comunque tra alcuni astronomi, che non tutto fili liscio nella deduzione, tramite effetto Doppler del redshift delle galassie, che l'universo sia in espansione. L'astronomo Halton Arp ha individuato casi enigmatici e preoccupanti in cui una galassia e un quasar, o una coppia di galassie, pur essendo in apparente collegamento fisico esibiscono redshift molto diversi...”Questo riconoscimento di Sagan mostra un candore che si ritrova raramente negli odierni trattati di astronomia. Continua Sagan, “Se Arp ha ragione, i meccanismi esotici proposti per spiegare la sorgente energetica dei quasar lontani – reazioni a catena di supernova, buchi neri supermassivi e simili – risulterebbero non necessari. I quasar non hanno bisogno di essere molto distanti. Ma qualche altro meccanismo esotico dovrà essere trovato per spiegarne il redshift. In ogni caso, qualcosa di molto strano sta succedendo nelle profondità spaziali.”E' sorprendente constatare che, durante il quarto di secolo che ha seguito le parole di Sagan, in astronomia è andata progressivamente consolidandosi un'interpretazione ideologica, nonostante una crescente mole di dati avversi.Le critiche indicano gli stanziamenti dei fondi di ricerca come causa principale. Recentemente, dozzine di scienziati, inclusi Halton Arp, Eric J. Lerner e Michael Ibison hanno firmato una lettera aperta alla comunità scientifica, argomentando che il dominio della teoria del big bang “si basa più sulle decisioni di ripartizione dei fondi che sul metodo scientifico.” Hanno scritto: “Oggi, praticamente tutte le risorse finanziarie e sperimentali in cosmologia sono dedicate a studi che si basano sul big bang. I fondi vengono solo da poche fonti e i comitati di peer-review che li controllano sono tutti in mano a sostenitori del big bang. Come risultato, il dominio del big bang in questo campo è divenuto auto sostenentesi, indipendentemente dalla validità scientifica della teoria.”“Il sostenere solo i progetti rientranti nell'ambito del big bang compromette un elemento fondamentale del metodo scientifico – il continuo test della teoria tramite l'osservazione. Una tale restrizione rende impossibili la ricerca e la libera discussione...”Questa immagine di un quasar ad alto redshift davanti ad una galassia opaca con basso redshift segna un punto di svolta per l'astronomia moderna. Se prevarrà l'ideologia, l'astronomia, come scienza, morirà; se i finanziamenti e le riviste si apriranno ai test empirici e alla messa in discussione dei postulati, morirà il big bang. Nel frattempo, la scienza deve aspettare ai bordi fino alla fine del gioco dei poteri politici.




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Messaggio da leggereInviato: mar 2 set 2008, 19:57 
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non penso che questo neghi il big bang, semplicemente cambia la natura delle quasar; come sempre una cosa non esclude l'altra :) ci possono essere molteplici ragioni che spiegano il "falso redshift" delle quasar, molte delle quali plausibili altrettanto del big bang.





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Messaggio da leggereInviato: mar 2 set 2008, 21:18 
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Iscritto il: dom 9 nov 2008, 23:20
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Questa era la risposta equilibrata che volevo sentire :)
Però comunque il big bang, alla luce di queste cose, penso che andrebbe rivisto per essere eventualmente riconfermato o meno.




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Messaggio da leggereInviato: ven 16 gen 2009, 16:22 
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Iscritto il: sab 13 dic 2008, 15:41
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A cosa puo' essere dovuto il redshift delle quasar se non dal loro allontanamento? Forse non c'è nessun redshift, semplicemente emettono luce rossa...




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Messaggio da leggereInviato: dom 18 gen 2009, 14:33 
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Iscritto il: gio 20 nov 2008, 13:06
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dubito fortemente che emettano luce in quella frequenza, Demo... che c'è di strano nel redshift in fondo?





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 Oggetto del messaggio: L'onda gravitazionale del Big Bang
Messaggio da leggereInviato: gio 20 ago 2009, 12:27 
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'TUONO' BIG BANG PIU' DEBOLE DEL PREVISTO
http://ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_1646066393.html



Immagine
ROMA - Il "tuono" del Big Bang da cui è nato l'universo è più debole del previsto. Lo dimostra senza ombra di dubbio il silenzio trovato, a sorpresa, dalla super antenna estesa dagli Stati Uniti all'Europa, il più potente strumento oggi esistente per catturare le onde gravitazionali, vera e propria eco del Big Bang. Il risultato, pubblicato su Nature, si basa sui dati raccolti dal 2005 al 2007 dalla grandissima rete di antenne formata da quattro interferometri, uno dei quali si trova in Toscana.

La rete è nata dalla collaborazione internazionale Ligo-Virgo, alla quale l'Italia partecipa con l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e con l'interferometro Virgo, che si trova a Cascina (Pisa) ed è stato realizzato in collaborazione con la Francia. Gli altri tre interferometri fanno parte del programma americano Ligo (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory): due di essi si trovano negli Usa, a Hanford (Stato di Washington) e Livingston (Louisiana), e il terzo in Germania, ad Hannover. Insieme, le quattro antenne diventano un gigantesco e potentissimo rivelatore di onde gravitazionali dal valore complessivo di circa 400 milioni di euro e al quale lavorano circa 800 ricercatori.

Da anni questa potentissima antenna è in ascolto delle onde gravitazionali. Come le increspature che si formano gettando un sasso in uno stagno, le onde gravitazionali possono essere pensate come increspature dello spazio-tempo che hanno altezze diverse e si propagano in direzioni differenti. Le onde gravitazionali, la cui eco è chiamata "rumore di fondo stocastico" sono generate, oltre che dal Big Bang, ogni volta che nell'universo avviene una potente esplosione, come quella delle stelle giunte alla fine della loro vita (supernovae), lo scontro tra buchi neri o la collisione fra stelle di neutroni. Sono state previste da Albert Einstein nel 1916 e sono l'unico segnale capace di spingersi più indietro nel tempo, fino all'epoca del Big Bang e perfino al pre-Big Bang. L'altro segnale utile per ricostruire le origini dell'universo, la radiazione cosmica di fondo, riesce infatti a spingersi fino ad osservare il baby-universo, 380.000 anni dopo il Big Bang. Nei dati raccolti dall'antenna Ligo-Virgo "non c'é stata la rivelazione di un segnale fino al limite che abbiamo raggiunto con i nostri strumenti: questa è un'indicazione molto importante perché abbiamo posto un limite all'intensità e sappiamo che il tuono che ha dato origine all'universo è in realtà più basso rispetto a quello previsto finora", ha detto il coordinatore di Virgo, Francesco Fidecaro, dell'università di Pisa e dell'Infn. "Combinando simultaneamente i dati provenienti dagli interferometri Ligo e Virgo - prosegue Fidecaro - potremo arrivare a conoscere sulle onde gravitazionali informazioni che nessun altro strumento può dare. Questa è una grande promessa per il futuro". La scommessa, conclude, "é spingere l'esplorazione molto più indietro nel tempo fino a cogliere il rumore primordiale".



Ascoltato il 1/o boato del Big Bang
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2009-08-19_119405911.html
Catturato da collaborazione internazionale comprendente l'Italia



Immagine


ROMA, 20 AGO - E' stato ascoltato il primo boato del Big Bang, ossia del momento in cui all'improvviso l'Universo ha cominciato a espandersi. Sono state catturate per la prima volta sotto forma di onde gravitazionali grazie a un'antenna 'grande come mezzo pianeta' e a una forte collaborazione internazionale Ligo-Virgo, nella quale l'Italia con l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) ha un ruolo importante. La scoperta e' pubblicata su Nature.





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