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 Oggetto del messaggio: Una vita difficile
Messaggio da leggereInviato: mar 18 mag 2010, 19:19 
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Iscritto il: dom 6 dic 2009, 12:05
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Questa che vi vado a raccontare è la storia di un ragazzo sfortunato, la triste storia di Marco nato a Vinci nel 1969 da una famiglia semplice non certo ricca come ce ne sono tante. Marco non è nato sotto una buona stella ha avuto subito problemi di salute ma neanche uno scrittore di libri gialli si poteva immaginare quello a cui il ragazzo si sarebbe trovato ad affrontare. Tutto è cominciato nel '78 quando Nel reparto di pediatria di Siena a Marco è stato diagnosticato un deficit ipofisario da Empty sella, una disfunzione ormonale pressochè totale che inpediva l'accrescimento staturale e la maturazione. In quell'ospedale comincia la sfortuna perchè Marco si trova ad essere curato e seguito da un medico, il dott Berardi, che definirsi gretto è dir poco. Aveva i modi di fare più di un caporale che di un pediatra, non c'era il minimo segno di empatia in lui o di emotività. I ricoveri non erano certo graditi a un bambino di 9 anni che scopre cosa siano iniezioni, flebo ed esami di ogni tipo. Fatta la diagnosi comincia la terapia ormonale sostitutiva con ormone della crescita detto GH. La terapia va avanti per anni e Marco cresce fino ad arrivare ad una altezza normale e all'età di 18 anni gli viene somministrata la terapia degli ormoni androgeni per lo sviluppo sessuale; Testosterone e Gonadotropina. Solo che c'è qualcosa che non va, il dott Berardi si accorge che il fisico del ragazzo non risponde bene alla terapia perchè ha una mutazione genetica, la sindrome di insensibilità agli androgeni detta anche “pseudoermafroditismo”. L'insensibilità è di primo grado e quindi lieve e quindi non comporta l'ambiguità dei genitali ma si da il caso che implichi una “diversità” nell'orientamento sessuale. I medici convocano i genitori per comunicarglielo ed è qui che Marco si trova al primo bivio della sua vita ed è qui che sarà costretto a prendere la strada sbagliata perchè i genitori scioccati dalla notizia decidono d'accordo con il dott Berardi di interrompere la terapia ormonale per tarpare le ali alla sua sessualità che stava per nascere. Castrazione è la parola giusta. “Meglio un figlio castrato che un figlio omosessuale” pensarono i genitori. Marco di questo non sapeva niente, credeva che la terapia fosse finita li non sapeva che quelle iniezioni le avrebbe dovute fare a vita. Se ne accorse di li a poco perchè la libido sparì ma lui di ritornare in quell'ospedale e da quel medico non ne voleva sapere e comunque nessuno gli chiese di ritornarci, ne i medici ne tantomeno i genitori che si chiusero in un silenzio di tomba come se il loro figlio fosse la persona piu sana al mondo. Marco aveva appena cominciato a lavorare nel 1988 in una piccola azienda metalmeccanica dove si trovava bene e si era anche fatto degli amici nel bar sotto casa, stava abbastanza bene e non pensava minimamente alla sua salute anche se era cosciente che prima o poi avrebbe dovuto affrontare i propi demoni e tornare in un ospedale. Il lavoro gli piaceva ma dal 1995 cominciarono a succedere cose strane. Gli amici del bar cominciavano a guardarlo in modo strano e a fare allusioni sulla sua mascolinità, idem sul posto di lavoro. Il paese è piccolo e la gente mormora pensava lui. I suoi “amici” (le virgolette sono d'obbligo) decidono di portarlo perfino a prostitute per vedere di che pasta è fatto ma Marco fallisce miseramente e vorrebbe sprofondare dalla vergogna. Ormai tutti lo additano come gay e Marco si allontana dal gruppo, il tempo lo passa a casa e al lavoro, un lavoro che gli piace, lo gratifica anche se ormai la voce si è sparsa anche sul posto di lavoro. Il datore di lavoro sembra che sappia più cose di quello che dice sul conto del povero Marco perchè ad un certo punto al lavoro comincia il mobbing quello pesante. Dal 1999 Marco entra in un giro di maltrattamenti sia fisici che mentali, soprattutto mentali e che c'è di peggio è che i suoi colleghi si sono tutti coalizzati col capo per rompergli le scatole. Insomma l'operaio Marco Gabbrielli non è gradito nonostante militi in quella officina da molti anni e abbia sempre fatto il suo dovere. Lui sopporta perchè si sente dalla parte della ragione, vorrebbe fargliela pagare ma senza testimoni dalla sua parte la legge non può fare molto e in Italia il mobbing non è neanche reato. Passano degli anni e nel 2006 Marco trova sul web la comunità degli asessuali italiani e si iscrive nel forum pensando di potersi fare degli amici tra persone che come lui non hanno appetiti sessuali. Peter pan è il suo nickname e felice come una pasqua passa le serate a chattare pensando di aver trovato delle anime affini. Senonchè succede qualcosa di strano, sembra che i suoi colleghi siano a conoscenza di tutto quello che Marco scrive sul web e viceversa gli amici “virtuali” sanno quello che Marco fa giornalmente al lavoro. I “messaggi subliminali” fioccano come in una nevicata di gennaio. I colleghi se la ridono sotto i baffi. Il povero malcapitato è disorientato, gli sembra di essere capitato in un film di Hitchcock. Capisce che ha la linea del telefono e addirittura il telefonino sotto controllo. Lo stress e le nottate davanti al pc indeboliscono il fisico di Marco che nel 2007 prende il toro per le corna e si fa ricoverare nel reparto di endocrinologia di Siena dove gli chiedono perchè ha sospeso la terapia ma lui non sa dare una risposta. Riprende la terapia ormonale e gli viene consigliato di fare dei colloqui con la psicologa della ASL. Lui accetta anche se sa di non avere gran bisogno di uno strizzacervelli. La situazione al lavoro ormai è chiara, hanno messo su un complotto per cacciarlo da li e da quello che si legge sul forum si capisce che quelli che Marco pensava di considerare amici sono persone della peggior specie: massoni e satanisti attirati li per succhiare l'energia vitale al povero malcapitato. Il datore di lavoro è ovviamente della stessa razza ed è gia informato da tempo sulla “diversità” del suo dipendente ma per liberarsene ormai non gli è rimasto che dirgli la verità che gli è stata nascosta. Arriva il febbraio del 2008 ed è un collega che da a Marco l'ultima tessera del puzzle, il puzzle della sua vita. Marco da persona acuta quale è l'afferra al volo e in un attimo tutta la vita gli passa davanti. Capisce che è stato “castrato” da dei genitori omofobi e crudeli. Subito da le dimissioni, quelle dimissioni che rimpiange di non averle date prima corre a casa piangendo e punta il dito accusatore verso mamma e babbo rei di avergli tolto la felicità ma loro giurano e spergiurano di non saperne niente. Marco cade in un profondo stato di shoc (complice anche il reparto di endocrinologia di Siena che con una scusa gli toglie la terapia del GH per far si che l'umore cali in quei giorni) e per una settimana quasi non riesce a prendere sonno, i pensieri che si affollano in un vortice di rabbia e voglia di farla finita. La voglia di vivere però prevale e pian piano Marco si riprende, riesce a non cadere in depressione, dice tutto alla psicologa ma sembra piuttosto distaccata e non credergli, non lo aiuta di certo anzi sembra che se lo aspettasse. Passano i giorni e suo cognato (un ricco imprenditore) gli offre un lavoro e considerate anche le insistenze dei genitori lo accetta, servirà anche a svagarmi pensa. Si ricomincia a lavorare e Marco per non pensare ai suoi problemi si iscrive anche a un corso di inglese. Il tempo sembra guarire le sue ferite ma il suo sesto senso gli dice che qualcosa in questa brutta storia non è finito. Al lavoro dopo un po' sembra che alcuni colleghi sappiano quello che Marco fa sul web. Al corso di inglese dopo un po' viene sostituita l'insegnante che comincia a lanciare messaggi subliminali e anche alcuni studenti strizzano l'occhietto a Marco. Paranoia? “No io non sono paranoico” pensa il suddetto ma qui mi vogliono mandare al manicomio, questo complotto deve finire. Al seguente colloquio con la psicologa Marco sbotta; “dovete finirla di perseguitarmi io non ce la faccio più”. La dottoressa prende nota e ovviamente lo accusa di essere paranoico e gli consiglia di vedere uno psichiatra. Nell'estate del 2008 Marco si rivolge a un genetista di Pisa per fare il test che gli confermerà di avere lo pseudoermafroditismo chiamato anche Sindrome di Morris. Il medico appena lo vede gli dice: “tu non hai la Sindrome di Morris” ma Marco insiste per fare il test e viene accontentato. Dopo dei mesi viene richiamato e gli danno il risultato del test: NEGATIVO. I miei nemici sono riusciti ad arrivare anche qui pensa, lui è arcisicuro che quel test è stato falsato perchè qualcuno si è imposto sul medico per far si che la verità non venisse a galla. Arriva Ottobre. Al lavoro a Marco viene messa nella sua bottiglia d'acqua da suo cognato un farmaco per la castrazione chimica. La libido sparisce e Marco realizza quello che il suo sesto senso gli diceva da un pezzo. TI VOGLIONO RICASTRARE. Il poveretto lascia il lavoro senza neanche dare il preavviso ma forse non poteva immaginare quello che gli sarebbe successo dopo. Due giorni dopo sua madre gli mette qualcosa nell'acqua, Marco se ne accorge perchè si sente male. Prende la bottiglia e va alla polizia, li la sua fama l'aveva anticipato perchè i poliziotti lo prendono e lo portano al reparto di psichiatria di Empoli. E' un TSO (trattamento sanitario obbligatorio) che tratterrà Marco in ospedale per 9 giorni perchè accusato di manie di persecuzione e paranoia. Lo mettono sotto narcolettici e antipsicotici. I suoi genitori vanno a trovarlo ma lui gli urla “SIETE DEI MOSTRI PERCHé MI FATE TUTTO QUESTO”. Quando Marco esce non ha più voglia di vivere, medita il suicidio ma non ne ha la forza.

Marco è ancora vivo, ha ripreso ad amare la vita ed è riuscito a svincolarsi dalle grinfie degli psichiatri che speravano cadesse in depressione per così continuare a riempirlo di quei veleni che chiamano psicofarmaci. E' andato a vivere per conto suo e lavora ma non è più quella persona ingenua che era prima, sa che il mondo non è così bello come lo si dipinge e che quello che lo ha coinvolto è un complotto ben organizzato per coprire le malefatte di un medico omofobo, un grosso caso di malasanità. Un complotto ordito con l'aiuto della massoneria e con la condiscendenza di medici endocrinologi, genetisti, psicologi, psichiatri e centinaia di altre persone che sapevano tutta la verità. Come può una singola persona rivolgersi ad un avvocato, ammesso che gli creda, e raccontargli tutto per far causa ad una organizzazione del genere. Quando hai l'intera sanità italiana contro non puoi permetterti di fare la guerra hai mulini a vento.


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