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Messaggio da leggereInviato: gio 6 dic 2007, 2:22 
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Riporto qui alcuni stralci (in parte accorciati) da wikipedia sul grande genio artistico di J.Beuys un mito conosciuto pochissimo ai giorni nostri, vero profeta dell'Arte contemporanea mondiale.
Dite la vostra! Poi posterò anche un bel po' di sue opere, ce ne sono alcune veramente stupende.

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L'uomo

Nasce a Krefeld nel 1921, ma diceva essere nato a Kleve.
In gioventù frequenta la Hindenburg-Oberschule di Kleve e aderisce al nazismo entrando nella Hitler-Jugend (Gioventù hitleriana).
Lo scoppio della seconda guerra mondiale lo vede arruolarsi nell'aviazione, in un primo momento come operatore radio e successivamente come aviatore.
Nel 1943, in seguito all'abbattimento del suo aereo in Crimea, viene salvato dall'intervento di un gruppo di nomadi tartari che, trovatolo moribondo, lo curano facendo ricorso alle antiche pratiche della loro medicina. Tale esperienza è stata determinante per il percorso creativo dell'artista, segnato dalla ricerca di un'armonia superiore tra uomo e natura che spingerà molti critici ad attribuirgli l'appellativo di "sciamano" dell'arte.
Nel 1944 è fatto prigioniero dagli inglesi nelle mani dei quali rimarrà fino alla fine del conflitto. Le vicende legate alla guerra segneranno profondamente la vita dell'artista che nella seconda metà degli anni '50 cade in una profonda crisi interiore che supererà grazie all'aiuto degli amici Hans e Franz van der Grinten. In questo contesto il progetto del monumento commemorativo dei caduti in guerra a Brüderich assume una funzione quasi catartica.
Nel 1959 sposa Eva Wurmbach.
Nel 1961 ottiene la cattedra di scultura monumentale alla Kunstakademie di Düsseldorf che aveva frequentato come studente subito dopo la guerra seguendo i corsi di Josef Enseling ed Ewald Mataré.
Insieme a George Maciunas e Nam June Paik partecipa a Copenhagen, Londra e Wiesbaden ai primi eventi legati al gruppo "Fluxus", un gruppo di artisti europei e americani uniti dal desiderio di ricreare il senso dell’arte in rapporto alla sua fruizione sociale. Nel 1963 organizza presso la Kunstakademie di Düsseldorf il Festum Fluxorum Fluxus.
Negli anni '60 Beuys si dedica alla creazione di oggetti-sculture-installazioni, derivanti da operazioni artistiche finalizzate alla sollecitazione di una coscienza critica nel pubblico.

Nel 1964 inaugura la lunga serie delle "Azioni": Der Chef, Das Schweigen Marcel Duchamps wird überwertet; ... und in uns ... unter uns ... landunter e Wie man einem toten Hasen Bilder erklärt (1965); Eurasia e ... mit Braunkreuz (1966); Manresa, Hauptstrom, Der Stahltisch/Handaktion, Iphigenie/Titus Andronicus (1969); I like America and America likes me (1974).

Beuys diviene amico ed estimatore di Andy Warhol che può essere considerato, in un certo senso, la sua antitesi ideologica ma anche l'artista che, insieme a lui, compendia le linee fondamentali dell'arte visiva del secondo dopoguerra.
Sensibile da sempre alle tematiche ecologiste, Beuys ha dato un contributo essenziale alla fondazione del movimento dei Verdi in Germania. Nel 1982, invitato a partecipare alla settima edizione della grande esposizione "documenta" che si svolge ogni cinque anni nella cittadina tedesca di Kassel, egli ha espresso tale sensibilità con una delle sue opere più suggestive: "7000 querce". Non si tratta di una scultura tradizionale ma di un grande triangolo posto davanti al Museo Federiciano e composto da 7000 pietre di basalto, ognuna delle quali "adottabile" da un potenziale acquirente. Il ricavato della vendita di ogni pietra è servito nel corso degli anni a piantare una quercia. L'operazione, terminata ufficialmente nel 1987, un anno dopo la morte dell'artista, deve in realtà essere ancora ultimata, dal momento che occorreranno circa trecento anni prima che le 7000 querce diventino il grande bosco immaginato da Joseph Beuys il quale, però, oltrepassando addirittura i limiti temporali della sua stessa esistenza, è riuscito a trasformare un’azione ordinaria e spesso banalizzata come quella di piantare alberi in un grande rito collettivo capace di evocare i significati più profondi del rapporto fra l’uomo e la natura.


La Poetica

Joseph Beuys, è uno degli artisti più importanti del XX secolo, è anche un artista la cui complessità lo rende "sconcertante" per i neofiti.
È indubbio che, al margine delle sue dichiarazioni e del valore estetico di tutta la sua opera, questo posto vacante ermetico, di un simbolismo complesso è incomprensibile per un pubblico non iniziato.
Joseph Beuys, nonostante le sue scontate differenze formali, possiede inevitabili connessioni con Duchamp.
Beuys è nuovo ed assoluto rinnovatore del concetto di Arte, dotato di una personalità travolgente, uomo energetico e multidisciplinare, appartiene ad un'altra epoca, ma i suoi sforzi si inclinano verso il tentativo di cambiare la società, cercando di andare molto più in là del mondo dell'Arte.
Le opere di entrambi sembrano incitarci alla riflessione sulla nostra condizione e sulla repressione che ci vede sottomessi socialmente, negando la nostra natura.
Gli artisti sembrano volere che liberiamo l'animale nascosto dentro di noi, benché servendo valori molto differenti.
Duchamp cercava una liberazione della sessualità, dell'istinto soffocato, del nostro Io sessualmente opposto, la sua opera era un cantico alla libertà e la riflessione individuale.
La sua forma di presentare, magistrale ed ineguagliabile, tiene come riferimento sempre enigma e mistero.
Anche Beuys sembra volere che comunichiamo con nostro Io animale, dimenticato in questi tempi di razionalismo eccessivo, guarendoci e curando l'umanità.

Cripticismo in questo caso lontano dal glamour, ipersensibile, doloroso e traumatico.
Beuys non parla tanto attraverso la sua opera plastica e l'intuito quanto attraverso le sue azioni; dirige i suoi lavori verso qualunque mezzo capita nelle sue mani.
Grande oratore, performer di massimo livello, ma al di là della mera realizzazione, quello che conta sono i rituali.
Scultore, musicista occasionale e grande disegnatore, per lui qualunque forma è adeguata, perché la cosa importante non è il mezzo, bensì il messaggio trasmesso.
In qualunque forma scelta, dimostra una capacità artistica che supera la maestria.
Beuys è un genio.
Nonostante le sue azioni, le sue dichiarazioni e le sue opere strapiene di un già troppo analizzato simbolismo è stranamente ermetico con riferimenti al cristianesimo, alla seconda guerra mondiale e soprattutto, il mondo animale e la natura.
I nostri schemi artificiosi di funzionamento si sgretolano, quando affrontiamo la piena libertà, quanto indifesi ci sentiamo davanti ad un ambiente naturale e ostile... ma così deve essere.
Perché la natura, con quella forma avversa e crudele, è una parte integrante del nostro essere. Sentimenti in apparenza negativi, la morte e l'orrore, quel dolore interno esteriorizzato, sono parti fondamentali di noi, dell'Io umano.
Cerchiamo di nasconderli per la nostra integrazione nel modello attuale di società, assoluta negazione del nostro essere, malata repressione che solo conduce verso una forzata irrealtà.
L'eccessivo impiego del lato razionale della mente, caratteristica esclusiva dell'essere umano, ci fa credere che l'intelligenza umana consiste nel "essere razionale", facendo dimenticare la nostra origine animale, cercando di cambiare la nostra natura, causandoci una profonda insoddisfazione perché... cerchiamo di essere qualcosa che non siamo.
Beuys, come guida, cerca di conciliarci con la nostra parte animale, adottando la posizione di maestro, di profeta che tenta di liberarci dall’attuale tendenza materialista, cieca nella sua superficialità, per tornare ad un uomo nuovamente essere umano.
Ma fuori delle dichiarazioni verbali è nella sua opera plastica che raggiunge il grado massimo di comunicazione.
Con il mezzi di comunicazione artistica è per Beuys molto facile prendersi gioco di quella "intelligenza razionale".
Poche volte ho trovato nella mia vita un'opera di tanta forza, trascendente e geniale nella sua forma, riattivatrice di emozioni e riflessioni nel suo stato più puro.
Poco importano i suoi simboli, i riferimenti che ci sono nascosti dentro, le sue opere battono e respirano.
Puoi notare le sue palpitazioni, il suo alito.
C’è dentro una pienezza di senso e una realtà piena.
La possibilità che il mondo, la società, l'essere umano, cambi.
Di correggere la strada presa.
Sfortunatamente, molti anni dopo la sua morte, la strada scelta fatta non ha deviato...
Ma nell'opera di questo artista continua a vivere la speranza.
Quest'artista germanico (1921-1986) è stato quindi uno dei rappresentanti più rappresentativi delle correnti concettuali nell’arte della seconda metà del Novecento.
La sua è un’arte che corre lungo percorsi ancora inesplorati, fondendo in modo complessivo la sua esistenza tramite, il suo essere uomo d’arte.
Si comprende quindi come, per capire l’arte di Beuys, si deve obbligatoriamente iniziare dalla sua biografia.
Partecipò all’offensiva nazista contro i russi, ma il suo aereo precipitò oltre le linee nemiche.
Beuys riuscì a salvarsi perché fu trovato, moribondo e semi-congelato, da un gruppo di tartari nomadi, che lo curò avvolgendolo in grasso e pelli di feltro.
Riuscito a sopravvivere, finì in un campo di prigionia inglese.
Da quest'esperienza evidentemente trasse motivi d'ispirazione che lo avrebbero accompagnato lungo tutta la sua attività artistica, occupazione condotta lungo un misterioso filo di rinascita spirituale.
Questo sentimento d'ecologismo molto spiritualizzato ha portato gran parte della critica a definire Beuys lo "sciamano dell’arte".
Negli anni Sessanta divenne uno dei membri più attivi del gruppo "Fluxus", compagine artistica sia americana sia europea, che riunì molteplici artisti accomunati dalla volontà di ricreare non il linguaggio artistico ma il senso dell’arte riguardo all'utilizzo sociale della stessa.
Per capire lo spirito sostanziale di codesto gruppo vale la pena citare anche una frase di Beuys, divenuta celebre: "Ogni uomo è un’artista".
È un modo per riaffermare il concetto di “arte totale”, riportando l’esperienza estetica (ma più che "estetica" l’esperienza va definita di "ricerca di valori e di significati") al vissuto quotidiano, da cui nessuno è escluso.
L’opera di Beuys, fatta soprattutto d'azioni concettuali e di happening, lo resero famoso soprattutto negli Stati Uniti, dove trovò tra l’altro l’amicizia e la stima d'Andy Warhol.
Il confronto tra i due è una chiave di lettura importante per capire la base ideologica che attraversa l’arte del secondo dopoguerra, per meglio capire le differenze che, in codesto periodo, intercorrono tra l'arte americana e quell'europea.
Proprio dalla proposta di diffondere la sensibilità ecologica tra la gente nacque una delle sue opere più interessanti: “7000 querce”.
Attraverso quest'operazione, iniziata nel 1982 e protrattasi fin dopo la sua morte, egli ci ha consegnato un qualcosa, che forse è difficile capire nel campo dell’arte, ma che sicuramente ha grandissimo fascino nella possibilità che offre di ripensare il ruolo sociale dell’uomo d’arte.
Joseph Beuys è stato dunque uno dei più rilevanti artisti tedeschi del dopoguerra. Numerose performance, installazioni ed esposizioni, ma soprattutto la partecipazione a varie edizioni di "Documenta" hanno reso famoso quest'uomo d’arte di forte impegno politico.
Beuys ha ampliato, tramite un forte spirito di provocazione, il concetto convenzionale arte, attribuendo il valore d'opera artistica al pensare creativo e all’agire sociale, in corrispondenza alla sua idea di "Soziale Plastik".
Beuys non si può in ogni caso definire semplicemente un artista germanico, senza altri aggettivi.
Era piuttosto un vero e proprio uomo di spettacolo, pronto ad intavolare dibattiti infiniti (pure “spiegare i quadri ad una lepre morta”, così recita il titolo di una celebre performance), fare dimostrazioni surreali, con scrittura e pensieri da flusso continuo alla lavagna, trasfigurare un luogo tramite la sua sola presenza.
Joseph Beuys, docente a Düsseldorf, non fu mai un "professore": la pratica accademica tradizionale era qualcosa a lui sconosciuto. Al suo posto, c'erano vive dimostrazioni, happening, letture e conferenze dove l'arte rappresentava il sogno della nascita della democrazia diretta e partecipata.
Quando però quel sogno s'infrangeva sulla brutalità del reale, allora Beuys diveniva malinconico e le sue installazioni desolate. Come Show Your Wound (1974-76), con due tavoli da obitorio abbandonati.
Tedesco, Beuys rifletteva sulle responsabilità dell'Olocausto ma spingeva a guardare oltre, a risolvere i conflitti attraverso un'allerta della coscienza che non doveva mai abbassare la sua soglia d'attenzione.
Joseph Beuys era molto convinto che, grazie all'Arte, potesse nascere una società migliore, a tal punto da dichiarare che "era semplicemente impossibile per gli esseri umani portare la loro forza creativa nel mondo in qualunque altro modo che con l'azione."
Questa convinzione ha indotto Beuys ad estendere i limiti canonici dell'espressione artistica fino ad includervi l'azione umana (Aktionen) e gli ambienti scultorei in grande scala (Installationen) per esplorare rilevanti temi sociali.
Beuys incoraggiava il pubblico a vivere nelle proprie vite quotidiane i suoi messaggi politici e sociali, e questo rappresenta la rottura della barriera che separa l'arte dal modo di vivere, ottenuta attraverso la messa in scena del quotidiano.
Un posto particolare nella sua produzione spetta poi a materiali ed oggetti implicati nelle sue "Aktionen": prodotti poveri tipo feltro, grasso, legno, acciaio, piombo, juta, e cose d’uso comune, ad esempio torce elettriche, slitte, telefoni, bidoni, motori...
Sono solo apparentemente inerti, ma intimamente dotati di una personale energia e di un profondo valore simbolico ed autobiografico, che l'uomo d’arte ha il compito di far emerger attraverso nuove relazioni o loro modificazioni.
L’ambito in cui questi materiali e oggetti trovano la loro sistemazione ideale è l’installazione, in pratica nella ricreazione d'ambienti che fungono da scenario per alcune delle sue Aktionen.
Artista-sciamano, utopista messianico, lontano da ogni poetica estetizzante, Joseph Beuys ha fatto della propria attività artistica, azioni, installazioni, un impegno morale, didattico e politico.
Al punto che la sua stessa figura è divenuta un'icona del Novecento.
Esperienze e mitologie personali sono sempre la linfa delle sue opere: nessuna differenza tra arte e vita, ciò che conta è la palingenesi, il potenziale d'energia per trasformare il pianeta.
Un pezzo di grasso dentro una vecchia tinozza da bagno per neonati incerottata è allo stesso tempo la rievocazione di un'esperienza vissuta, una condensazione simbolica, l'esemplificazione dei principi della termodinamica: "L'opera ha una chiave autobiografica", dichiara Beuys.
Non interessa a Beuys l'appagamento dell'occhio, la gabbia della dimensione estetica, egli ha sempre teso a scardinarla e rifiutare ogni separatezza.
L'opera è dispiegamento della forza intuitiva contro il pensare astratto, unilaterale, che viviseziona per capire, ed è strumento di predicazione attiva: nel suo sistema integrale arte e scienza sociale coincidono, e arte vuol dire dar forma all'utopia.
Una delle installazioni più famose di Beuys, creata per la Documenta di Kassel del 1977, è la colossale Pompa di miele, che faceva circolare per l'intero gran museo, dalle cantine al tetto, il fluido dorato dentro tubi di plastica trasparente: Il dolce circuito, come immagine di un possibile sistema di circolazione nell'organismo sociale, realizzando concretamente una metafora dell'antroposofo Rudolf Steiner, esemplifica la sua concezione totalizzante dell'arte.
Nella geografia visionaria dell'artista il luogo dell'utopia emerge da remote ere geologiche, è un continente, Eurasia, territorio della totalità non lacerata, dove natura e animo, ragione e desiderio, corpo e anima non vivono d'insanabile opposizione.
Beuys ha desiderio d'assoluto.
Beuys lavora perché sia possibile volgere le spalle al prometeismo, al dominio dispotico sulla natura e, invece, integrarsi nelle forze animali e vegetali, e ritrovare il linguaggio perduto.
Egli ha detto: "L'arte ripresenta il problema della creatività totale...La rivoluzione può nascere solo dalla libertà dell'uomo".




La rivoluzione siamo noi

La rivoluzione è dentro di noi. Nelle nostre idee risiede l’unica rivoluzione possibile.
Slogan di Beuys è: siamo noi la rivoluzione.
Solo nel nostro comportamento e nella comprensione vi è evoluzione. Beuys con la sua parola scolpiva e con il suo fare insegnava.
Non esiste utopia per il maestro tedesco, perché Beuys esercitava quella famosa utopia concreta comprensibile e accettata solo da chi sente la necessità di rievocare un diverso modo del sentire, del percepire, del conoscere, dell’agire.
La scultura sociale di Beuys è intesa come un processo permanente di continuo divenire dei legami politici, economici, ecologici, storici e culturali che determinano l’apparato sociale.
Solo attraverso la scultura sociale è possibile scardinare il miserabile sistema in cui l’uomo contemporaneo è incappato. Uomini liberi di differenti razze, origini, religioni, diversi ceti sociali, culturali ed economici possono collaborare insieme.


Ogni Uomo è un Artista

Con questo slogan, che spesso viene male interpretato, Beuys non vuole affermare che ogni uomo è un pittore. il riferimento è alla qualità di cui ogni persona può avvalersi nell’esercizio di una professione o mestiere, qualunque esso sia.
Beuys esprimeva questo concetto nel totale rispetto della creatività umana e nelle attività fondate; in tutto questo ritroviamo la concretizzazione delle sue idee.
L’atto della creatività come manifestazione di volontà d'essere uomini inventivi: vivere creativamente la vita, l’universo in un’antropologia dell'inventiva.
Dentro di noi risiede la facoltà di plasmare il sociale, non di pensarlo come materia inerte, ma di volerlo come insieme delle energie intellettive dell’uomo.
I seguenti punti sulla creatività rappresentano fondamentalmente l’approccio dell’artista con i problemi sociali dell’uomo, con i rapporti nel campo economico e educativo.
1. Il concetto di creatività è strettamente innestato nella natura di tutti gli uomini: da esso non può essere disgiunta in alcun modo una profonda connotazione di libertà.
2. Il concetto di libertà ha due aspetti: il primo riguarda l’individuo, che è libero di fare ciò che vuole; il secondo, che è il più importante, ha a che fare con il rapporto interpersonale, il che significa mettere a disposizione degli altri i frutti che il nostro libero agire ha dato.
3. La comunicazione è intesa come il valore fondamentale di qualsiasi rapporto sociale e riguarda tutti i campi di creatività. Questo per Beuys rappresenta più di una semplice possibilità “Abbiamo il dovere di mostrare quel che abbiamo prodotto con la nostra libertà”.
4. La creatività si articola in ogni individuo su tre livelli principali: pensiero, sentimento e volontà. Il richiamo alla Teoria della scultura è evidente; possiamo pertanto affermare che la creatività costituisce il compimento di tale teoria.
5. La creatività non è un privilegio esclusivo dell’uomo. In un'altra situazione, anche un albero può avere delle energie nel campo del pensiero, del sentimento e della volontà.
6. Critica contro il materialismo, figlio dello sviluppo unilaterale dei poteri del pensiero. Esso disconosce gli altri vitali aspetti della creatività umana e naturale.
7. si pone la necessità di porre rimedio a tutto questo, cercando una strada alternativa sia al capitalismo sia al consumismo. Si pone la necessità, quindi, di elaborare dei modelli reali, che propongono un ordinamento sociale in cui le facoltà umane vengano realizzate nella loro completezza.


Scultura Sociale

Beuys condivise con Fluxus l’idea dell’arte come strumento di coscienza, quindi: l’arte è dappertutto ed è per tutti.
In questo senso Beuys, ponendo al centro della sua ricerca artistica l’uomo e la sua energia creativa, si è occupato di politica, d'economia, d'agricoltura, d'ecologia e di tutti quei problemi che coinvolgono quotidianamente l’individuo.


Da notare che Beuys era un pilota della Luftwaffe all'inizio... e guardate alla fine cosa è diventato!
TUTTI POSSIAMO SUPERARCI E TRASFORMARCI NEL MEGLIO.
Ci vuole il coraggio di farlo... e la tenacia di arrivare fino in fondo. Beuys ce l'ha fatta! ;)







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Messaggio da leggereInviato: sab 8 dic 2007, 16:07 
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Veramente una bella persona, sicuramente aveva anima e lo dimostra il suo interesse per la creatività. Lampante la somiglianza con duchamp, entrambi volevano risvegliare il Dio che c' è in noi (notare come ho scritto dio in lettera maiuscola, di solito non lo faccio, ma in questo caso ci sta tutto :D ).
L' unica macchia è l' arruolamento coi nazisti, ma l' ha capito presto ed ha avuto tempo di cambiare e decisamente in meglio :lol:
Ogni uomo è un artista, mmm io credo che solo un 20, 25% lo sia :P

edit: guardandolo bene.............ha il naso un po' stortignaccolo :lol:




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Messaggio da leggereInviato: sab 8 dic 2007, 16:20 
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CITAZIONE (..::venom::.. @ 8/1/2008, 15:07)
(omissis)
Ogni uomo è un artista, mmm io credo che solo un 20, 25% lo sia :P

Ecco...invece io la penso come lui...secondo me non esiste sta stupida percentuale del 25 % di sole anime...
chiunque può avere l'anima secondo me...si perchè ho sentito di persone che dicono "secondo me dopo la vita non c'è niente"...bé ecco secondo me non hanno anima (è una loro scelta ovviamente!)...ma quelli che pensano di andare al paradiso o di reincarnarsi di nuovo secondo me la possiedono...basta credere in lei e chiunque può averla...ovviamente non ho mai letto Malanga (giusto due o tre capitoli, ma non riesco a capirlo perfettamente :blink: ) però secondo me è così ;)
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Messaggio da leggereInviato: sab 8 dic 2007, 17:14 
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Ed io rispetto cio che pensi :)
Comunque sia leggere malanga non può che aiutarti ad avere un' opinione tua. leggi Alien Cicatrix, puoi scaricare il pdf gratuitamente. Te lo consiglio, è un lavoro preciso e, sicuramente, lui è più affidabile di uno del cipap o del cun (è stato al cun, ma poi ha levato le tende, si era accorto del marciume abbondante che c' era in quei centri).




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Messaggio da leggereInviato: sab 8 dic 2007, 21:27 
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Fa piacere che abbiate apprezzato questo grande poeta... riguardo ad Alien Cicatrix 1 e 2 li piazzerò in mediateca quanto prima. Sono due ottimi libri e, lo ripeto anche qui, dopo essermi fatto infamare su Secondsight, Malanga NON dice affatto ciò che dice Molotov.
Molotov sè fatto il suo riassuntino a modo suo (coi visitors crudeli e conquistatori come in un videogioco) e l'ha spacciato per buono. Malanga invece è un uomo molto saggio e non si limita a simili apparenze e soprattutto non si permette mai di dare giudizi... Di Malanga posterò anche alcuni interessanti articoli sulla Gnosi e su Gesù (che per lui esiste).





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Messaggio da leggereInviato: lun 21 gen 2008, 14:28 
Non voglio offendere nessuno e rispetto le vostre idee.o almeno ci provo... ;-)
Ma io credo che al di là di quel che dice o non dice Beuys le idee sono le nostre.sempre..Conoscere altri pensieri ci deve solo stimolare...per ottenere il nostro...nel bene o nel male che sia. Non deve mai essere fonte di emulazione o ancor peggio adorazione.
Per quanto riguarda l'arte,io credo sia la la forme di essere che più si avvicina all'assoluto...e a Dio. In una forma quasi del tutto inconsapevole, ma l'arte è l'unica conoscenza ed emozione umana capace di toccare la perfezione.
Ed è per questo che è rara.per pochi. Ed è ovvio che un uomo come Beuys dava il giusto e meritato valore al concetto di artista. Quindi la sua frase va capita..interpretata per estrapolarne l'essenza ben più profonda di un altresì banale significato che gli viene dato.
Io dico sempre invece che tutto è arte. ma ben pochi sono gli artisti capaci di riconoscerla.
Un saluto a tutto il forum.





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Messaggio da leggereInviato: lun 21 gen 2008, 14:35 
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Mi trovi perfettamente daccordo, caro Cinematik... semo pure coetanei :D he he...
un saluto anche a te, benvenuto!





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Messaggio da leggereInviato: lun 21 gen 2008, 16:09 
Grazie...è ovvio...tra vecchi ci si intende... ;-)





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Messaggio da leggereInviato: lun 18 feb 2008, 23:47 
Bravo jena a far conoscere il grandissimo Beuys, è veramente una pietra miliare dell'arte e della vita.
(Più persone se ne avvicinano e più son contento)
Un posto particolare nella sua produzione spetta a materiali ed oggetti implicati nelle sue "Aktionen": materiali poveri come feltro, grasso, legno, acciaio, piombo, juta, e oggetti d’uso comune, come torce elettriche, slitte, telefoni, bidoni, motori... Sono solo apparentemente inerti e banali, ma intimamente dotati di una personale energia e di un profondo valore simbolico ed autobiografico, che l'artista ha il compito di far emerger attraverso nuove relazioni o loro modificazioni. L’ambito in cui questi materiali e oggetti trovano la loro collocazione ideale è l’installazione, cioè nella ricreazione di ambienti che fungono da scenario per alcune delle sue Aktionen. Dall'inizio degli anni settanta Beuys ha realizzato, in scala sempre più grande, installazioni le cui dimensioni sono giunte fino a riempire ampie stanze, o “ambienti”, e “The Pack”, in esposizione alla Tate (che ho visto dal vivo e vi assicuro, è stata una delle più grosse emozioni di fronte ad un'opera d'arte), ne è un esempio autorevole: un furgone Volkswagen da cui escono fuori 24 slitte, ciascuna con un rotolo di feltro, del grasso e una torcia elettrica. Un opera che analizza il concetto della sopravvivenza umana di fronte ad un guasto tecnologico: il grasso animale, il feltro e la cera, secondo l’artista tedesco sono di importanza fondamentale nella lotta dell’uomo per sopravvivere.





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Messaggio da leggereInviato: mar 19 feb 2008, 10:58 
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Grande giovanni! Diciamo pure che... Ci si capisce! ;)





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