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Messaggio da leggereInviato: mer 14 gen 2009, 9:31 
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Parte in Germania esperimento CCS
http://www.zeroemission.tv/Objects/Pagina.asp?ID=4453 (5 settembre 2008)


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Germania all’avanguardia nella cattura e stoccaggio della CO2. Ieri la Vattenfall ha presentato alla centrale a lignite e a carbone di Schwarze Pumpe, nel distretto di Spremberg in Germania, il primo impianto pilota al mondo da circa 30 MW dove si sperimenterà per la prima volta questa tecnologia (accanto lo schema dell'installazione). Se l’esperimento avrà successo, si passerà entro il 2015 a un impianto dimostrativo più grande, da 250-350 MW per poi applicare intorno al 2020 i risultati alle centrali di normali dimensioni.

Realizzato in circa due anni con investimento pari a circa 50 milioni di euro, funzionerà con la tecnologia Oxyfuel in cui lignite e carbone vengono bruciati con ossigeno puro, CO2 e gas di scarico riciclati. I gas risultanti con un’altissima concentrazione di CO2, saranno trattati per separarla da acqua e sostanze inquinanti dai gas rimanenti.

La CO2 sarà in seguito compressa e ridotta allo stato liquido per essere più facilmente trasportabile e in un secondo momento stoccata sottoterra non appena sarà individuato un sito adatto ad accoglierla. A quel punto il processo si potrà ritenere concluso.

Vattenfall calcola che l’impianto sarà in grado di produrre nove tonnellate all’ora. L’esperimento di Schwarze Pumpe è una tappa importante nella storia dell’umanità. Dal suo successo dipende la possibilità di neutralizzare le emissioni di CO2, ritenute le principali responsabili dell’effetto serra, consentendo all’uomo di continuare a usare fonti fossili come il carbone, presente ancora in grande abbondanza nella pancia della terra.

L’Unione europea promuove simili progetti. La sua intenzione è quella di realizzare 10-12 centrali dimostrative su larga scala entro i prossimi anni anche se per il momento non c’è in vista la realizzazione di altri impianti. Tuttavia, il principale nodo da sciogliere, oltre alla difficoltà di individuare siti adatti allo stoccaggio della CO2, sono gli elevatissimi costi legati a questa tecnologia.

Nella nuova normativa sulle rinnovabili, attualmente in discussione, in cui Bruxelles prevede di renderla obbligatoria per le centrali a carbone del futuro, non sono stati ancora individuate le coperture finanziarie.

Sono allo studio diverse opzioni: far pagare direttamente i cittadini, o costringere gli Stati Membri a sobbarcarsi le spese (ma questi ultimi hanno già fatto sapere che non ci stanno). Oppure attivare un sistema simile al conto energia che premi le industrie per la quantità di CO2 che sono riusciti a sequestrare. Creare un nuovo fondo all’interno dell’Ets, la borsa delle emissioni Ue, che premi le aziende con crediti di emissioni per ogni tonnellata di CO2 sequestrata. Stabilire un limite di CO2 emessa, pari a 350 grammi per kWh generato, il che renderebbe impossibile far funzionare un impianto senza catturare una quantità minima di anidride carbonica. O anche utilizzare parte dei fondi raccolti dall’asta dei crediti di emissione, quando dopo il 2013 non saranno più assegnati gratuitamente alle industrie.

Per quanto riguarda Italia, invece, l’Istituto di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha già individuato circa 200 siti potenziali per lo stoccaggio dell’anidride carbonica.

“La piattaforma europea prevede per l’Italia l’avvio della tecnologia di cattura e stoccaggio della Co2 in due siti: uno da individuare tra la centrale di Civitavecchia, nell’Alto Lazio e Porto Tolle entrambe di Enel. L’altro in Calabria dove però ci sono dei problemi”, ha spiegato all’agenzia stampa il Velino Fedora Quattrocchi, geologa dell’Ingv, che da anni si occupa della questione tanto da essere il referente italiano di progetti internazionali come quello avviato a Weyburn in Canada, uno dei primi a livello mondiale.

In ogni caso, spiega ancora Quattrocchi, “stiamo lavorando per decidere quale dei due Enel sia il più idoneo a ospitare il progetto”.

“Il ritardo rispetto ai tedeschi – ha poi precisato - è giustificato dal fatto che il progetto pilota è molto più grande e il sito che deve contenere l’anidride carbonica è molto più capiente”. Le aziende italiane sono comunque al lavoro. È di qualche mese fa infatti l’accordo di partnership siglato da Eni ed Enel sviluppare uno studio di fattibilità congiunto sulla nuova tecnologia di tagli alle emissioni negli impianti a carbone.



Australia: via alla cattura della CO2
http://www.zeroemission.tv/Objects/Pagina.asp?ID=5054 (18 novembre 2008)


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Via nella centrale a carbone di Biloela (Queensland) in Australia ai lavori per la realizzazione di un impianto per l’azzeramento radicale delle emissioni dei gas di combustione.

Si tratta del Callide Oxyfuel, dal nome della tecnologia utilizzata in cui il carbone viene bruciato in ambiente saturo di ossigeno puro e gas di scarico riciclati, anziché di aria.

In questo modo dalla combustione viene sprigionato un gas con altissima concentrazione di CO2, che può essere catturato facilmente e successivamente stoccato. Se l’esperimento, cui collaborano il governo con finanziamenti, le principali aziende produttrici di energia australiane e l’Australian Coal Association, andrà come previsto, l’impianto sarà in grado di abbattere le emissioni della centrale a carbone del 90 per cento.

C’è grande attesa intorno al progetto da parte delle autorità australiane, ma anche del mondo intero, in quanto il carbone è una materia presente ancora in grande abbondanza sulla terra. Il problema è che dalla sua combustione si sprigionano grandi quantità di anidride carbonica. La soluzione per un suo utilizzo sostenibile potrebbe giungere proprio dalla cattura e stoccaggio della CO2.

A oggi, il carbone fornisce circa l’80 per cento dell’elettricità in Australia, è responsabile del 32 per cento delle sue emissioni di gas serra, ed è anche la maggiore fonte di proventi di export.

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Chi sa accontentarsi è ricco, chi agisce fermamente ottiene tutto ciò che vuole.
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(Lao Zi, "Tao Te Ching", Capitolo 33, "La virtù del discernimento")


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Messaggio da leggereInviato: dom 18 gen 2009, 14:13 
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Casini Berlusconi sul nucleare V2day Beppe Grillo

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Messaggio da leggereInviato: lun 19 gen 2009, 11:15 
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Molte parole, pochi fatti: e i gas serra aumentano
http://city.corriere.it/2008/11/18/milano/i-fatti/molte-parole-pochi-fatti-gas-serra-aumentano-10259486958.shtml (18 novembre 2008)


BONN - Allarme ambiente: secondo il rapporto Onu sui cambiamento climatici, le emissioni inquinanti nei 40 Paesi più industrializzati del mondo sono aumentate del 2,3% tra 2000 e 2006. In realtà, tra 1990 e 2006 le emissioni da “effetto serra” sono scese del 4,7%, ma il risultato è dovuto al tracollo dell’economie in transizione dell’ex blocco sovietico (- 37,67%), dove in quegli anni sono state chiuse moltissime industrie obsolete. Ora, invece, le emissioni di questi Paesi hanno ripreso a crescere (+ 7,4%) mentre quelli industrializzati continuano a far salire le emissioni in modo impressionante. Maglia nera alla Spagna (+50,6%), seguita da Portogallo (+40), Australia (+28,8%), Canada (+21,7%) e Usa (+14,4%).



I nuovi dati raccolti dai satelliti della Nasa
In 5 anni si sono sciolti 2mila milioni di tonnellate di ghiaccio
Il livello dei mari è aumentato di circa mezzo centimetro. La situazione più grave in Groenlandia

http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_dicembre_16/ghiacci_ricerca_nasa_c6f922f0-cb95-11dd-839f-00144f02aabc.shtml (17 dicembre 2008)


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NEW YORK - Dal 2003 si sono sciolti più di duemila milioni di tonnellate di ghiaccio in Groenlandia, Antartide e Alaska. Sono i nuovi dati "fotografati" dai satelliti, che dimostrano la fondatezza dei timori per il surriscaldamento del pianeta, e che saranno presentati dalla Nasa giovedì a San Francisco, in California, alla conferenza dei geofisici americani. Più della meta dei ghiacci terresti che si sono sciolti negli ultimi cinque anni erano in Groenlandia, ha dichiarato il geofisico Scott Luthcke. Lo stesso scienziato fa stime migliori per l'Alaska dove, grazie ad abbondanti nevicate invernali, il livello dei ghiacci è aumentato leggermente.

L'AUMENTO DEL LIVELLO DEL MARE - Secondo un altro scienziato, Jay Zwally, i ghiacci sciolti in Groenlandia fanno aumentare il livello dei mari di circa mezzo millimetro all'anno. Considerando anche l'Antartide e l'Alaska negli ultimi cinque anni il livello dei mari è aumentato a livello globale di circa mezzo centimetro. Altri due studi che saranno presentati alla conferenza di San Francisco dimostrano come il disgelo in Alaska e Siberia causi anche il rilascio nell'atmosfera di metano, il secondo gas serra più potente.
Un professore dell'Università dell'Alaska, Igor Semiletov, stima che rispetto all'inizio degli anni 90 il livello di metano che arriva in superficie nel mare della Siberia orientale e nel mare di Laptev, nell'oceano Artico, è dieci volte più alto. La quantità di metano che rischia di essere rilasciato dal fondo dei mari e dei laghi ghiacciati di quella regione, secondo Semiletov, «dovrebbe allarmare le persone» perché potrebbe far aumentare drammaticamente il surriscaldamento globale.

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Messaggio da leggereInviato: mar 27 gen 2009, 9:54 
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Cile, riscaldamento: arretra il 92% dei ghiacciai
http://www.ansa.it/ambiente/notizie/fdg/200901201757336371/200901201757336371.html (20/01/2009 17:57)


SANTIAGO DEL CILE - Pressati dal riscaldamento del clima, la grande maggioranza dei ghiacciai del Cile sta arretrando: lo rende noto uno studio pubblicato a Santiago. A sciogliersi ogni giorno di piu' e' il 92% dei ghiacciai che si trovano in territorio cileno, mentre il 7% non arretra ne' avanza e solo l'1% sta guadagnando spazio, affermano i risultati del primo catasto nazionale di questo tipo, pubblicato dalla Direzione nazionale delle acque.

La causa principale dello scioglimento e' il riscaldamento globale del clima, ha ricordato il direttore della Direzione delle acque, Rodrigo Weisner. Senza negare l'entita' del fenomeno, Weisner ha precisato che ''la conoscenza del ritmo dello scioglimento permette in teoria poter intervenire per prevenirne le conseguenze''. Lo studio segnala tra l'altro che i ghiacciai Campi di Ghiaccio Nord e Campi di Ghiaccio Sud - che il Cile condivide con l'Argentina - rappresentano la terza riserva d'acqua piu' importante del pianeta.

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Messaggio da leggereInviato: mer 28 gen 2009, 16:00 
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Più di 235000 morti per catastrofi nel 2008
http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/natura/20090122152634809685.html (22/01/2009 15:26)


Anno del devastante ciclone Nargis in Birmania e del violento terremoto del Sichuan in Cina, il 2008 ha registrato un netto aumento del numero di vittime dei disastri naturali. L'anno scorso 235.816 persone sono morte nelle catastrofi, un dato tre volte superiore alla media di 66.812 del periodo 2000-2007, hanno affermato oggi a Ginevra il Segretariato Onu della Strategia Internazionale per la Riduzione dei Disastri (Unisdr) ed il Centro belga per la Ricerca sull'Epidemiologia dei Disastri (Cred). Nel 2008, le 321 catastrofi naturali segnalate hanno inoltre colpito un totale di 211 milioni di persone e provocato costi per 181 miliardi di dollari. La somma e' oltre il doppio della media annuale calcolata per il periodo 2000-2007. L'Asia resta il continente piu' colpito. Nove dei dieci Paesi che hanno registrato il piu' alto numero di decessi causati da distatri l'anno scorso si trovano infatti in Asia, ha sottolineato l'Unisdr ricordando che il ciclone Nargis ha ucciso 138.366 persone e il sisma del Sichuan 87.476. ''Il drammatico aumento delle perdite umane ed economiche causate dai disastri del 2008 e' allarmante. E' triste pensare che queste perdite avrebbero potuto essere sostanazialmente ridotte se gli edifici in Cina, in partiocolare le scuole e gli ospedali, fossero stati costruiti in modo da meglio resistere alle scosse sismiche. Un sistema d'allerta rapido ed una buona preparazione della popolazione avrebbe potuto inoltre salvare molte vite in Birmania'', ha commentato il direttore dell'Unisdr Salvano Briceno. Nel 2008, il numero di disastri (321) e' stato inferiore alla media annuale del periodo 2000-2007 (pari a 398), ed anche il numero di persone colpite risulta inferiore (211 milioni contro una media di 231 milioni). Dal 2000 al 2008, i 3.501 disastri registrati dal Cred hanno causato 770.313 decessi e colpito oltre due miliardi di persone.

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Messaggio da leggereInviato: gio 29 gen 2009, 21:16 
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Clima, meno nebbia tra i motivi del riscaldamento dell'Europa
http://it.notizie.yahoo.com/4/20090119/tso-oitlr-clima-nebbia-89ec962.html (Reuters - Lun 19 Gen - 10.15)


LONDRA (Reuters) - La diminuzione di giorni nebbiosi e con foschia aiuta a spiegare perchè le temperature in Europa sono salite così rapidamente negli ultimi 30 anni, una scoperta che può aiutare a prevedere i cambiamenti climatici del futuro. Cieli più puliti e meno inquinamento atmosferico possono aver contribuito ad una media del 5-10% dell'aumento delle temperature nella regione in questo periodo, afferma Geert Jan van Oldenborgh, ricercatore del Royal Netherlands Meteorological Institute. "Le temperature in Europa sono salite del doppio rispetto a quanto previsto nei decenni passati dai modelli climatici. Meno nebbia significa più sole a livello del suolo e quindi temperature più alte", ha detto Van Oldenborgh, autore dello studio, nel corso di un'intervista telefonica. La Commissione Intergovernativa Onu sui Cambiamenti Climatici, gruppo di centinaia di scienziati, ha previsto un aumento delle temperature in questo secolo tra 1,8 e 4 gradi centigradi. Governi e ricercatori di tutto il mondo stanno sperimentando modi per rallentare l'aumento di temperature che gli esperti sostengono porteranno ondate di calura, siccità, tempeste sempre più violente, estinzione di specie ed innalzamento dei livelli dei mari. In Europa, tuttavia, le temperature sono andate oltre i modelli climatici e Van Oldenborgh e colleghi vogliono capire perchè. Hanno raccolto dati da 342 stazioni meteorologiche ed aeroporti di tutta Europa misurando i livelli di nebbia e foschia dal 1976. Il numero di giorni con visibilità inferiore ai due chilometri sono oggi la metà di 30 anni fa, da 20 a 10, hanno scritto i ricercatori sulla rivista Nature Geoscience. Cambiamenti negli elementi meteorologici ed un miglioramento nelle politiche contro l'inquinamento atmosferico hanno contribuito a rendere il cielo più pulito ma i ricercatori non pensavano che questo potesse avere un grosso impatto in sé, afferma Van Oldenborgh. La tendenza ad un riscaldamento per la diminuzione di nebbia tuttavia in futuro dovrebbe diminuire. "Il clima non è semplice e questo è un nuovo fattore. Non spiega tutto ma spiega molto", ha detto Van Oldenborgh.

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Messaggio da leggereInviato: mar 3 mar 2009, 11:03 
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Antartide più caldo, mezzo grado in 50 anni
Rischio ghiacciai: finora si credeva che il continente si stesse raffreddando. Una nuova ricerca dell'Università di Washington lo smentisce.
http://city.corriere.it/2009/01/23/milano/i-fatti/antartide-piu-calda-mezzo-grado-50-anni-20305928013.shtml (23 gennaio 2009)


NEW YORK - Anche i ghiacci dell’Antartide sono a rischio a causa del surriscaldamento globale. Finora si credeva che il problema riguardasse solo quelli del Polo Nord. Uno studio dell’Università di Washington, pubblicato sull’ultimo numero di Nature, rivela invece che le terre e i mari che circondano il Polo Sud si sono riscaldate a ritmi comparabili con quelli del resto del globo, nonostante il raffreddamento registrato nella parte orientale. Le temperature del continente, infatti, sono salite di circa mezzo grado negli ultimi 50 anni, perché il riscaldamento della parte occidentale ha ampiamente superato il raffreddamento della zona Est. La ricerca è basata sull’analisi dei dati di satelliti e stazioni meteorologiche.

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Messaggio da leggereInviato: mar 10 mar 2009, 12:22 
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Studio Usa: il mondo rischia di rimanere senza acqua
http://www.la7.it/news/dettaglio_news.asp?id_news=85205&cat=cultura (Apcom - Roma 22/01/2009)

Il mondo rischia di rimanere senza acqua. E' l'allarme lanciato dal rapporto annuale del Pacific Institute della Califoria, in cui gli ambientalisti usano per la prima volta l'espressione 'peak water', già utilizzata per il petrolio, a indicare il punto in cui il mondo è chiamato a confrontarsi con i limiti imposti dalla natura a qualcosa considerato finora virtualmente infinito. C'è tanta acqua nel pianeta - sottolinea il direttore dell'Istituto, Peter Gleick - ma stiamo per fare i conti con una crisi per il venir meno di acqua gestita in maniera sostenibile. Gli uomini usano già il 50% di tutti i flussi di acqua accessibili e rinnovabili, e nonostante questo miliardi di persone non hanno ancora accesso ai servizi idrici di base". Gli studiosi temono che l'acqua possa diventare motivo di scontri e di guerra. Dan Smith, Segretario generale dell'organizzazione britannica di peacebuilding Alert, ha dichiarato al Times: "L'acqua è l'elemento essenziale della vita. La sua disponibilità e la sua qualità sono fondamentali per tutte le società, soprattutto per l'agricoltura a la salute. Ci sono luoghi, l'Africa occidentale, il sistema dei fiumi Gange-Brahmaputra in Nepal, il Bangladesh e l'India e il Perù tra 10 anni, dove grandi cambiamenti dei fiumi pongono un alto rischio di conflitti violenti. La buona gestione dell'acqua fa parte dell'azione di peacebuilding". Un geografo dell'Università di Hong Kong, David Zhang, ha analizzato 8.000 conflitti nell'arco di 500 anni ed è giunto alla conclusione che la carenza di acqua abbia avuto un ruolo determinate come catalizzatore, più di quanto supposto finora. "Siamo in stato di allerta - ha detto al quotidiano britannico - perchè questo ci dice che la carenza di risorse è la principale causa di guerra. Gli uomini si scontreranno di certo questa questione". Stando alle stime Onu, oggi più di un terzo della popolazione mondiale non ha accesso all'acqua; entro il 2020 l'uso di acqua dovrebbe aumentare del 40% rispetto ai livelli attuali ed entro il 2025 due persone su tre potrebbero vivere in condizioni di "stress da acqua".
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Il picco dell'acqua
In assenza di un radicale cambiamento di pensiero e di modalità di gestione delle risorse idriche, in futuro il mondo resterà senz’acqua. Mentre in tutto il pianeta si discute del picco petrolifero, il Pacific Institute della California parla, per la prima volta in assoluto, di peak water
http://www.terranauta.it/a749/pianeta_gaia/il_picco_dell_acqua.html (Alessandra Profilio, 3 Febbraio 2009)

La lasciamo scorrere distrattamente dai rubinetti, eppure l’acqua si sta esaurendo. Mentre il mondo discute del picco del petrolio, il Pacific Institute della California, nel volume The World’s Water introduce, per la prima volta nella storia, il concetto di “peak water”.

Il volume 2008-2009 del rapporto biennale evidenzia che l’inquinamento, l’abuso e la cattiva gestione delle risorse idriche minacciano la produttività economica, la salute umana, gli ecosistemi e la sopravvivenza stessa.

Il testo, che peraltro presenta una serie di dati sulla disponibilità di acqua nelle varie parti del mondo, offre, in un capitolo, una valutazione della difficile situazione idrica della Cina, dovuta al suo rapido sviluppo. Non è ancora possibile prevedere se questo Paese arriverà ad una catastrofe ma è necessario comprendere che esiste un limite alla disponibilità di acqua. Alcune zone si stanno già avvicinando ai limiti sostenibili di estrazione e uso delle risorse idriche. Conoscere gli effetti che il superamento di tali limiti comporta per la produzione di alimenti, per il benessere economico e per l’ambiente, può aiutare a sviluppare nuove modalità di gestione e di utilizzo di acqua. Nel testo, quindi, vengono illustrate le strategie, le tecnologie e le modalità che le città possono adottare per soddisfare la crescente domanda di acqua.

Come sottolinea nella prefazione al volume Malin FalkenAnonimo, professore del Stockolm International Water Institute e del Stockolm Resilience Center, in molti paesi la percezione della sicurezza dell’acqua sta iniziando a dissolversi.

Allarmante è il fatto che per la prima volta si parli di “picco dell’acqua”: il mondo ha consumato più della metà dell’acqua disponibile ed il rischio è quello che in futuro scoppino altre guerre per l’approvvigionamento di tale risorsa, come è già avvenuto in passato.

“C’è tanta acqua nel pianeta ma stiamo per fare i conti con una crisi per il venir meno di acqua gestita in maniera sostenibile”, ha dichiarato Peter Gleick, direttore del Pacific Institute.

Crediamo che alcune risorse, quelle di cui usufruiamo quotidianamente e a cui possiamo accedere con estrema facilità, siano infinite. Le consumiamo indiscriminatamente, senza fermarci mai a riflettere, dando per scontato che, così come oggi, anche domani saranno disponibili a noi, ai nostri figli, ai nostri nipoti.

Un giorno però succede qualcosa e ci accorgiamo che la nostra era soltanto una falsa credenza e che anche ciò che consideriamo eterno in realtà ha un limite. È quello che è successo con l’ oro nero ed è lo stesso che sta accadendo adesso con l’oro blu, tesoro ben più prezioso.

L’era dell’accesso facile alle risorse idriche sta per finire e, come è accaduto per il petrolio, siamo giunti adesso al “picco dell’acqua”.

La teoria del picco, proposta nel 1956 dal geofisico Marian King Hubbert, riguarda l’evoluzione temporale della produzione di una qualsiasi risorsa minerale o fonte fossile esauribile o fisicamente limitata: il punto di produzione massima oltre il quale la produzione può soltanto diminuire, viene detto picco di Hubbert. Raggiunto il picco ha inizio il declino, prima lento poi via via sempre più rapido.

Inizialmente nessuno diede credito alla teoria di Hubbert. Negli anni ’70 però cambiò tutto e le due crisi petrolifere che misero in ginocchio l’America (nel 1973 e nel 1979) resero Hubbert uno dei più celebri geofisici del mondo: 48 Stati raggiunsero, effettivamente, il loro picco di produzione.

Il petrolio rappresenta oggi circa il 40% dell’energia primaria ed il 90% di quella utilizzata nei trasporti. Percentuali altissime, non c’è dubbio. Eppure il petrolio non è insostituibile. All’oro nero, in molti campi, potranno subentrare le fonti rinnovabili (come il solare o l’eolico) o sostituti con un maggior impatto ambientale (come il nucleare). Soluzioni migliori o peggiori ma, in ogni caso, esistenti. L'uso di petrolio, inoltre, non è essenziale alla vita umana. Già ridurre sprechi e consumi inutili ci permetterebbe di affrancarci da gran parte dei suoi utilizzi.

Con cosa, invece, sostituiremo l’acqua quando questa finirà o sarà riservata ai ricchi e ai potenti? Come potremmo continuare a vivere senz’acqua?

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Antartide, si stacca iceberg gigante
http://www.wwf.it/client/ricerca.aspx?root=19193&parent=1979&content=1 (18/2/2009)

Un blocco di ghiaccio grande quanto la regione Campania si è staccato dalla banchisa Antartica di Wilkins. La notizia è giunta ieri dal sito del Consiglio Superiore per le Investigazioni Scientifiche di Spagna (CSIC). Si tratta di un segnale chiarissimo di quello che sta avvenendo anche nelle altre aree considerate dagli scienziati dei possibili "punti di non ritorno" (tipping points) come effetti del riscaldamento globale, tra cui l’area artica ricoperta di ghiaccio estivo, al centro di polemiche negazioniste, prontamente sfatate, dello scorso mese.

Il WWF ricorda che questo ultimo imponente distacco segue alcuni precedenti importanti verificatisi negli ultimi anni tra i quali quelli famosi delle piattaforme Larsen A nel 1995, un pezzo della piattaforma di Ross di 11.000 kmq, grande quanto lo stato del Connecticut nel 2000, Larsen B nel 2002 e il ghiacciaio Thwaites (5.500 kmq. una superficie grande quanto la Liguria). Infatti, il problema della perdita di banchisa antartica soprattutto nell’area occidentale (West Antarctic Ice Sheet – WAIS -) è studiato attentamente dagli scienziati ed è noto il suo collasso progressivo e, soprattutto, accelerato rispetto ai livelli precedenti. L’imputato principale è l’incremento delle temperature medie registrato in quell’area, salito a 2.5 gradi centigradi negli ultimi cinquant’anni. Una delle conseguenze dei distacchi di ghiacci continentali è l’innalzamento del livello dei mari, un fenomeno destinato ad accelerare e a mettere a rischio milioni di persone soprattutto nei paesi più poveri e meno attrezzati per difendersi dalle conseguenze dei mutamenti climatici.

Per il WWF è necessario che in questi prossimi mesi la politica non dorma: non occorre aspettare altri segnali per intraprendere azioni concrete nella lotta al riscaldamento globale. Il 2009 è l'Anno del Clima: entro quest’anno i leader mondiali dovranno arrivare a un accordo globale che prosegua e intensifichi le azioni di taglio delle emissioni secondo le indicazioni degli scienziati, con un consistente obiettivo di riduzione entro il 2020 per arrivare a un mondo a carbonio zero per la metà del secolo. Durante l’anno si succederanno incontri e summit, tra cui l’importantissimo G8 in Italia, per culminare nella Conferenza sui Cambiamenti Climatici dell’ONU che si terrà a Copenaghen a dicembre con il nuovo accordo globale. Il riscaldamento globale è la maggiore sfida mai affrontata dall’umanità, i segnali sono minacciosi e preoccupanti: ma se i leader e i Paesi del mondo sapranno affrontarla insieme, potrà essere un opportunità di nuovo benessere e di vera equità.

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Messaggio da leggereInviato: lun 23 mar 2009, 9:50 
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Vertice Berlusconi-Sarkozy, firmato l'accordo sul nucleare
Cooperazione tra Italia e Francia: "Partnership illimitata". Confronto dalla Tav all'Afghanistan

http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/ambiente/nucleare2/berlusconi-sarkozy/berlusconi-sarkozy.html (24 febbraio 2009)


ROMA - Accordo fatto tra Italia e Francia sull'energia nucleare. Il premier Silvio Berlusconi e il capo dell'Eliseo, Nicolas Sarkozy, hanno siglato l'intesa che prevede la cooperazione tra i due Paesi sulla produzione di energia con l'atomo e apre la strada alla costruzione in Italia di quattro centrali di terza generazione. Questo il tema principale del vertice italo-francese di oggi a Villa Madama, Roma. Una giornata di incontri tra i ministri dei due Paesi, dove molti sono stati i temi in discussione, dalla Tav alla crisi finanziaria.

Premier: "Dobbiamo adeguarci". "E' una gioia aver firmato questi accordi sul nucleare", ha esordito il premier durante la conferenza stampa. Per Berlusconi il ritorno al nucleare è imprescindibile: "Dobbiamo adeguarci e svegliarci da questo sonno che stiamo facendo da decenni - ha detto - e affrontare la costruzione di centrali nucleari in Italia con al fianco gli amici francesi, che ci mettono a disposizione il loro know how e grazie al quale risparmieremo anni e soldi". Finora l'ostacolo, secondo il presidente del Consiglio, è stato "il fanatismo ideologico" degli ambientalisti.

Sarkozy: "Partnership illimitata". Il capo dell'Eliseo ha parlato di un accordo "storico" e ha detto che, se l'Italia confermerà il suo ritorno al nucleare (manca ancora l'approvazione del ddl Scajola, ndr), la Francia è disponibile a una "partnership illimitata". "Siamo pronti a dare un aiuto forte per il ritorno di Roma al nucleare", ha aggiunto il presidente francese.

Enel ed Edf. Oltre alla firma del protocollo intergovernativo, sono stati anche sottoscritti da Enel e Edf due "memorandum of understanding" sul nucleare. Documenti firmati dall'amministratore delegato dell'Enel, Fulvio Conti, e dal presidente e direttore generale di Edf, Pierre Gadonneix, che fanno nascere una joint-venture e disegnano un futuro di stretta collaborazione. Tra i vari punti previsti, c'è il rafforzamento della presenza di Enel sul territorio francese: dopo l'ingresso nella centrale di Flamaville, il gruppo italiano entrerà con la stessa quota (il 12,5%) nella nuova centrale di Penly, in Normandia.

Gli altri temi dell'incontro. Stamattina il vertice a Villa Madama si è aperto in un'atmosfera di cordialità. Oltre all'energia, sul tavolo c'erano molti altri argomenti: dai trasporti, con la Tav, al settore militare, con l'Afghanistan e il Libano, all'istruzione e alla crisi finanziaria.

La crisi. Anche la difficile situazione economica è stata al centro della discussione dei due leader. Dopo aver frenato sull'ipotesi di nazionalizzazione delle banche, Berlusconi ha ribadito che il nostro sistema bancario è "solido, siamo un popolo di risparmiatori" e "non è stato inquinato dai titoli tossici". "Italia e Francia vogliono cambiare l'Europa per tutelare i cittadini europei e trarre insegnamenti dalla crisi", ha sostenuto Sarkozy. E poi ha enumerato le sue ricette: "Vogliamo sanzionare i paradisi fiscali, controllare gli hedge-fund e fissare nuove regole per la retribuzione dei banchieri, dei trader e per i bonus".

"Al vertice Ue con una sola voce". Il presidente francese ha rimarcato che gli istituti bancari italiani e francesi "non sono fra quelli che versano nelle maggiori difficoltà in Europa". "E' giusto - ha aggiunto - che Italia e Francia aiutino le politiche industriali, ma io avrei preferito che ci fosse stata una politica coordinata europea per sostenere l'auto". Sarkozy ha assicurato che, al vertice Ue di domenica prossima sulla crisi, "Italia e Francia parleranno con una sola voce per chiedere di prendere decisioni forti".

Truppe congiunte. L'idea è di Sarkozy, ma a riferirla è stato il premier: per garantire la stabilità del Libano saranno presto costituite truppe congiunte franco-italiane. Tra i possibili accordi sulla difesa che l'Italia e la Francia stanno valutando, ci sarebbe un battaglione navale condiviso: "Abbiamo gli stessi obiettivi di politica estera e abbiamo una politica economica comune. Potremmo fare un battaglione navale italo-francese'', avrebbe ipotizzato Sarkozy.

Matteoli: "La Tav già nei prossimi mesi". Al vertice di oggi il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e il suo omologo francese Jean-Louis Borloo hanno sottoscritto alcuni accordi che riguardano la realizzazione della galleria del Tenda, la messa in sicurezza del tunnel del Frèjus, l'incremento dell'autostrada ferroviaria viaggiante (Afa), ma anche la Tav, la linea ferroviaria Torino-Lione. "Con il collega Borloo - ha detto Matteoli - abbiamo condiviso la necessità di rispettare un cronoprogramma che consenta già nei prossimi mesi la definizione del progetto della Torino-Lione, in modo da non ritardare l'attuazione di un'opera essenziale per l'economia dei due Paesi e dell'Europa".



Intesa Berlusconi-Sarkozy, l'Italia riapre al nucleare
Accordo italo-francese per la produzione di elettricità con l'atomo. Il primo impianto entro un decennio. Tra gli obiettivi: esportare energia insieme

http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/ambiente/nucleare2/intesa-italia-francia/intesa-italia-francia.html (24 febbraio 2009)


ROMA - Sarà l'energia nucleare il piatto forte del vertice italo-francese di oggi a Roma. Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi e il presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, e quindici ministri di entrambi i governi firmeranno di una serie di accordi che spaziano dal settore dei trasporti, in particolare la conferma della Torino-Lione, a quello dell'istruzione e militare.

Ma l'evento sarà l'alleanza, guidata dalle due controllate di Stato Enel e Edf, per costruire quatto centrali nucleari in Italia, la prima sarà operativa nel 2020. "L'accordo riguarda tutti gli aspetti del nucleare, dalla collaborazione in sede europea ai temi della sicurezza, dalla cooperazione tecnologica alla formazione dei tecnici, dallo smantellamento degli impianti alla collaborazione industriale in paesi terzi" ha spiegato ieri il ministro per lo Sviluppo Claudio Scajola che ha ricordato anche l'imminente approvazione alla Camera del suo ddl in cui viene istituita l'Agenzia per la sicurezza nucleare. L'ente che opererà sotto la presidenza del Consiglio, si occuperà di regolare il settore e di riportare l'Italia a produrre in proprio energia elettrica grazie all'atomo dopo avervi rinunciato con il referendum del 1987.

Più volte il ministro Scajola ha ricordato la tabella di marcia: individuazione del luogo e posa della prima pietra entro la fine della legislatura e attivazione del primo impianto entro un decennio. All'agenzia in via di costituzione spetteranno tutti i poteri autorizzativi sui progetti, grazie a delle norme presenti nel Ddl che hanno già suscitato critiche perché limitano al minimo le capacità d'intervento degli enti locali nei territori coinvolti.

"Sarà un accordo politico - aggiungono fonti dell'Eliseo - che copre tutta la filiera nucleare. E che, da una parte, aprirà ai grandi players francesi il mercato italiano dell'energia atomica, dall'altra permetterà di esportare congiuntamente tecnologia nucleare verso paesi terzi". Un primo plauso all'alleanza Scajola e il suo omologo Jean Louis Borloo lo hanno ricevuto alla cena del Foro di dialogo Italo francese, associazione di imprenditori di entrambi le nazioni presieduto dal presidente di Generali Antoine Bernheim e dal presidente Ifil John Elkann. Gli imprenditori incontreranno oggi Berlusconi e Sarkozy per discutere dei livelli d'intervento su banche e imprese durante la crisi finanziaria, anche in vista del vertice del G20 che si terrà a Londra all'inizio di aprile. Temi affrontati anche dai ministri economici Giulio Tremonti e Christine Lagarde che rinnoveranno gli impegni, assunti dal G4 di Berlino di domenica, di mettere al bando qualsiasi provvedimento protezionista.

Si riunirà anche il Consiglio di sicurezza e difesa, cui partecipano i ministri degli Esteri e della Difesa con all'ordine del giorno la situazione in Afghanistan, in Medio Oriente e nei Balcani occidentali e dei rapporti con la Russia.

Il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e Borloo discuteranno anche dello stato di avanzamento della linea ferroviaria Torino-Lione anche se in un'intervista a Le Figaro pubblicata oggi Berlusconi ha garantito che la Tav si farà: "Intendiamo accelerare il lavoro per completare il Corridoio 5. L'Alta Velocità era nel nostro programma elettorale, c'è pieno accordo nel governo".



Quattro impianti Enel-Edf, la prima centrale nel 2020
I contenuti del protocollo intergovernativo e dei due memorandum tra aziende. Il capitale aperto ad altri operatori del settore

http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/ambiente/nucleare2/quattro-impianti-2020/quattro-impianti-2020.html (24 febbraio 2009)


ROMA - Quattro centrali. La prima accesa nel 2020 e le altre tre a seguire. Ognuna con una potenza di 1600 megawatt, per un totale di 6400 Mw : vale a dire il 25 per cento dei consumi di energia nel nostro Paese.
La rotta che riporta il nucleare in Italia è tracciata nei tre documenti che verranno siglati oggi durante il vertice italo-francese di Roma: l'accordo intergovernativo predisposto per le firme del premier Silvio Berlusconi e del presidente Nicolas Sarkozy, e i due memorandum of understanding che saranno sottoscritti da Enel e Edf.

E' uno di questi ultimi, in particolare, a sancire la svolta energetica italiana, in attesa naturalmente dell'approvazione definitiva delle regole che dovranno fornire il contesto normativo al ritorno dell'atomo - ovvero il ddl del ministro dello Sviluppo Economico, Scajola, ormai a tre quarti del proprio iter parlamentare - nonché della scelta dei siti che ospiteranno gli impianti. Il documento, infatti, prevede la creazione di una joint-venture tra Enel e Edf per la progettazione e la realizzazione di quattro unità EPR (le centrali nucleari di terza generazione) sul territorio italiano. Enel avrà la maggioranza sia del controllo che dell'esercizio delle centrali, e toccherà sempre al gruppo italiano la fetta più consistente dell'energia ritirata. Paritetica, invece, la parte relativa allo sviluppo della progettazione degli impianti, il primo dei quali dovrebbe accendere le turbine entro il 2020. Enel, peraltro, potrebbe non essere l'unica protagonista italiana dell'operazione: il memorandum prevede che il capitale della joint-venture sia aperto all'ingresso di altri soci (gli operatori del settore - come Edison, Sorgenia, le municipalizzate, E. On Italia - e le cosiddette società energivore, ovvero i siderurgici, il comparto della ceramica o dell'alluminio), con la diluizione proporzionale delle quote in capo al gruppo guidato da Fulvio Conti e all'Edf. Proprio Edf, peraltro, controlla insieme ad A2A (municipalizzate di Milano e Brescia) la Edison.
L'altro memorandum consolida invece la presenza in Francia di Enel: dopo la partecipazione al 12,5% nel progetto del reattore EPR di Flamanville, il gruppo italiano ottiene la medesima quota nella realizzazione del secondo impianto di terza generazione, quello di Penly sempre in Normandia. Un'altra tessera del mosaico che a fine percorso Enel avrà oltralpe: 1.200 Mw di nucleare, 500 Mw di eolico, 800 Mw di carbone pulito, 930 Mw di cicli combinati e la partecipazione all'idroelettrico.

Quanto al protocollo di accordo tra le due cancellerie, quello alla firma di Berlusconi e Sarkozy, presenta aspetti che vanno al di là dei semplici orientamenti. E' il caso del coinvolgimento delle aziende che costruiscono le centrali: il documento prevede infatti lo "sviluppo della cooperazione industriale tra le imprese della filiera nucleare dei due Paesi, in particolare tramite la realizzazione di partenariati strategici industriali (...) tra imprese italiane e francesi competenti per l'ingegneria e la realizzazione di ogni tipo di apparecchiature per le centrali elettronucleari". Il che significa, ad esempio, che una joint-venture come quella tra Enel e Edf potrebbe nascere tra l'Ansaldo e un'analoga impresa francese (Areva): un'apertura, dunque, del mercato francese per la società del gruppo Finmeccanica che oggi produce prevalentemente centrali su licenza Westinghouse-Toshiba.

Tutte le intese che verranno firmate oggi nel settore dell'energia sembrano all'insegna della reciprocità. Almeno nelle intenzioni. Il protocollo fissa la "volontà di eliminare gli ostacoli che possono limitare la cooperazione bilaterale nel campo industriale e commerciale, e di favorire l'apertura reale e reciproca così come il buon funzionamento del mercato dell'energia, nel rispetto del diritto comunitario e delle legislazioni nazionali".

Infine, il decommissioning e le centrali di quarta generazione: nel primo caso il protocollo prevede "la cooperazione tecnica e industriale per lo smantellamento degli impianti, al momento opportuno, nei due Paesi"; nel secondo, "partenariati in materia di ricerca e di sviluppo tecnologico, in particolare tra gli organismi pubblici Enea e il suo omologo francese Cea, compresi i progetti definiti come reattori di quarta generazione e i reattori di ricerca".

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Messaggio da leggereInviato: ven 8 mag 2009, 15:55 
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Balle nucleari
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Messaggio da leggereInviato: sab 18 lug 2009, 13:12 
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Energia, alternative possibili

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"Non è vero che tutto va peggio". Rubrica di informazione, condotta da Michele Dotti in collaborazione con Flatmind video productions.

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Messaggio da leggereInviato: gio 23 lug 2009, 21:46 
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Intervista shock a Beppe Grillo mai andata in onda

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Energie alternative e nuove tecnologie

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 Oggetto del messaggio: Pentagono: il nemico sarà il clima
Messaggio da leggereInviato: dom 9 ago 2009, 21:24 
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Il Pentagono scatena la wargames contro il clima, nemico del futuro
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/ambiente/grubrica.asp?ID_blog=51&ID_articolo=1099&ID_sezione=109&sezione=News
Dalle aree a rischio climatico le vere minacce alla sicurezza mondiale
9/8/2009


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Wargames, ma non più contro gli alieni, i russi o i nordcoreani. La vera minaccia del futuro, quella contro la quale armarsi davvero, è costituita dai cambiamenti climatici. Oggi ne ha preso atto anche il Pentagono. Nei prossimi decenni - scrive il New York Times in apertura dell’edizione di oggi - i cambiamenti climatici globali porranno sfide strategiche molto gravi agli Stati Uniti, alimentando la prospettiva di un intervento militare per far fronte alla violenza degli uragani, alla siccità, alle migrazioni di massa e alle pandemie, avvertono gli esperti del Pentagono, la Difesa americana.

Queste crisi di origine ambientale potrebbero far crollare governi, alimentare movimenti terroristici e destabilizzare intere regioni, in particolare nell’Africa sub-sahariana, nel Medio oriente e nel sud est asiatico, Simulazioni recenti dell’intelligence hanno concluso che nel giro di 20-30 anni, queste regioni dovranno combattere contro carenza di cibo, acqua e alluvioni catastrofiche derivanti dai cambiamenti climatici e dall’innalzamento delle temperature. E la risposta non potrà essere solo di carattere umanitario, ma necessariamente anche militare.

Un’esercitazione «virtuale» ha preso in ipotesi un uragano seguito da inondazioni nel Bangladesh: centinaia di migliaia di sfollati si riverserebbero sulla vicina India, innescando conflitti religiosi, diffondendo malattie contagiose, mettendo a dura prova le già deboli infrastrutture. «Diventerebbe tutto molto grave e molto in fretta», spiega Amanda Dory, vice segretario della Difesa per le strategie, che lavora in un gruppo incaricato dal Pentagono di inserire i cambiamenti climatici nella pianificazione sulla sicurezza nazionale.

Le variazioni climatiche hanno anche conseguenze concrete sulle infrastrutture militari degli Stati Uniti, poiché molte installazioni si trovano in zone vulnerabili da un punto di vista climatico, come in Florida o nell’Oceano indiano - che serve da base per tutto il Medio oriente. Per non parlare dell’oceano artico, naturale barriera di ghiaccio con la Russia, che ormai non esiste più. A febbraio il Pentagono inserirà una sezione «clima» nella Quadriennal Defense Review (il piano quadriennale per le strategie di difesa).



Invece di mandare i militari, perchè non riducono l'inquinamento -.-'


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Messaggio da leggereInviato: mer 12 ago 2009, 14:45 
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Iscritto il: dom 9 nov 2008, 23:20
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IL SUPERMERCATO PIU' ECOLOGICO DEL PIANETA - REPORT GOOD NEWS - 26/4/09
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Il 2 dicembre 2008 e' stato inaugurato in Germania il supermercato piu' ecologico del pianeta. Siamo a Muelheim an der Ruhr, sede del gruppo Tengelmann. Parte da qui la rivoluzione verde della grande distribuzione, con un supermercato dotato di 1140 metri quadri di pannelli solari, un efficiente sistema di illuminazione basato su regolatori dinamici e LED, un sistema di refrigerazione a impatto zero basato sull'utilizzo della CO2. E poi ancora una strategia di riduzione del packaging e l'utilizzo di trasporti a basso impatto ambientale.
La GOODNEWS s'intitola ''LO DICE ANCHE LA NONNA'' di Giuliano Marrucci.

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Messaggio da leggereInviato: ven 14 ago 2009, 15:58 
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Ghiaccio Antartide a - 16 metri anno
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2009-08-14_114395292.html
Tra 100 anni scomparira' ma scioglimento era previsto tra 600


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ROMA, 14 AGO - Uno dei piu' grandi ghiacciai dell'Antartide si sta sciogliendo a una velocita' quattro volte maggiore di 10 anni fa, rivela uno studio Gb. Il ghiacciaio di Pine Island, nell'Antartide occidentale, si assottiglia di 16 metri l'anno. Dal 1994 il ghiaccio si e' abbassato di circa 90 metri e se i calcoli basati sulla velocita' di scioglimento negli ultimi 15 anni avevano suggerito che sarebbe durato 600 anni, secondo i nuovi dati, il ghiacciaio tra 100 anni non ci sara' piu'.


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Messaggio da leggereInviato: ven 14 ago 2009, 19:36 
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Chissà che non sia vera la storia raccontata da Giovanna (intervistata a Mistero), ovvero che gli alieni prelevano il ghiaccio dai poli... :rolleyes

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13/09/2009


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Messaggio da leggereInviato: mar 18 ago 2009, 17:16 
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Creato liquido cattura- emissioni
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2009-08-18_118407955.html
L''acchiappa- inquinamento' e' stato inventato da ricercatori USA
18/08/2009


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ROMA, 18 AGO - Ricercatori Usa hanno inventato l''acchiappa-inquinamento', un liquido riciclabile che assorbe CO2, biossido di zolfo e altri gas nocivi. Potra' essere usato per ridurre le emissioni delle centrali elettriche e delle industrie. L'ingrediente 'segreto' e' una sostanza organica, la monoetanolamina che, in combinazione con acqua, cattura gia' a temperatura ambiente il doppio dei gas nocivi e con minor dispendio energetico e li rilascia per permetterne lo smaltimento nei modi consoni.



Dai, almeno una buona notizia ;P


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Messaggio da leggereInviato: sab 29 ago 2009, 10:24 
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Alberi artificiali per salvare l'ambiente
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_agosto_27/alberi_artificiali_anidride_carbonica_0d994fd8-92ff-11de-9adc-00144f02aabc.shtml
Potrebbero catturare CO2 con un'efficienza altissima , dando tempo agli scienziati per trovare soluzioni definitive al problema delle emissioni
Emanuele di Pasqua, 27/08/09



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MILANO – Geo-ingegneria come soluzione indispensabile ai problemi del riscaldamento atmosferico: è quello che sostengono i ricercatori dell'Institution of Mechanical Engineers nel report Geo-Engineering, in cui si trova un'idea decisamente originale che potrebbe essere realizzata entro vent'anni.

ALBERI ANTI-CO2 – Si tratta di un folto esercito di 100 mila alberi artificiali che, grazie a un filtro, sarebbero in grado di trattenere le emissioni di anidride carbonica (responsabili come è noto del surriscaldamento del pianeta) con un'efficienza elevatissima. Come spiega Tim Fox, a capo del team di ricerca, gli alberi sarebbero già in fase avanzata di progettazione: sono grandi come container da trasporto, ciascuno potrebbe assorbire circa una tonnellata di CO2 quotidiana e, prodotti in serie, costerebbero circa 20 mila dollari l'uno.

OBIETTIVI PRINCIPALI – Gli alberi che catturano CO2 sono solo una parte delle iniziative presentate dagli scienziati dell'Institution of Mechanical Engineers. Le finalità perseguite per salvare la Terra dall'effetto serra sono infatti essenzialmente due: raffreddare il pianeta e ridurre le emissioni, e su questi fronti esistono anche altri progetti in fase di sviluppo. Uno prevede l'adozione di contenitori di alghe capaci di ridurre l'anidride carbonica durante la fotosintesi, un altro l'installazione di specchi sui tetti degli edifici in modo da respingere il calore.


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Messaggio da leggereInviato: mer 2 set 2009, 13:02 
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Grillo168 - Terra Reloaded

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Chi conosce gli altri è saggio, chi conosce sé stesso è illuminato.
Chi domina gli altri è forte, chi domina sé stesso è superiore.
Chi sa accontentarsi è ricco, chi agisce fermamente ottiene tutto ciò che vuole.
Chi non dimentica i suoi principi vive a lungo, chi muore senza essere dimenticato vive per sempre.

(Lao Zi, "Tao Te Ching", Capitolo 33, "La virtù del discernimento")


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